vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


martedì, 30 maggio 2006
 

La partenza dell’inglesino.

L’inglesino è partito e siamo di nuove sole come un aratro in mezzo alla maggese. Nonostante tutto, la permanenza dell’inglesino è stata una piacevole parentesi alla nostre giornate sonnolenti e affannate.

Ricorderemo del suo soggiorno soprattutto:

scatola indiana con tafano morto annesso;

sua contegno iniziale;

senso di frustrazione in villa, in locale Cafè Cafè, accanto al fiume e nel suo appartamento prima fase;

mangiate fameliche di pasta ai carciofi, all’amatriciana e carbonara, il tutto spazzolate da quantità industriali di pecorino;

la giacca di sabato sera indossata dall’inglesino che lo faceva tanto Hugh Grant e che ha aizzato le nostre ovaie;

parole di affetto sussurrate all’orecchio in mezzo alla strada;

approccio vestito, in suo appartamento, II fase.

In merito a quest’ultimo e forse più interessante punto, possiamo dire che le cose sono andate più o meno così (NdO: comunichiamo a chi crede che in più in là troverà rivelati particolari scabrosi alla Melissa P. che sta perdendo il suo tempo e può già da ora interrompere la lettura).

Interno, suo appartamento, noi e lui da soli:

Inglesino: cosa possiamo fare?

Noi: !

Inglesino: idea, ti leggo alcune pagine del libro di S. (N.d.O: sua amica), dimmi se ti piace.

Noi: !

Inglesino: (dopo essere andato avanti con la lettura di alcune righe) promettimi una cosa…

Noi: ?

Inglesino: devi andà alla presentazione del libro di S. così mi potrai raccontare come è andata.

Noi: ?!

Inglesino: (riprende la lettura).

Noi: senti, perché non scendiamo giù in cortile ..che stare qui con te… io su una brandina e tu su un’altra , come dire, mi manca l’aria…

Inglesino: si hai ragione, c’è cattivo clima…. come si dice umidità?

Noi: !!!!! annamo va!

Una volta scesi e seduti su scalette cortile:

Inglesino: continuo a leggere?

Noi:  ho un’idea migliore…. (con balzo felino, afferriamo il suo viso e iniziamo a pomiciarcelo tutto).

Inglesino: si, senz’altro altro è meglio.

Noi: (Signore grazie, gliel’abbiamo fatta).

Inglesino: andiamo su? (con sguardo sornione).

Noi: no, adesso siamo scesi e adesso i rape you here! (ti stupro qui).


Inglesino: ma dai, mi vergogno, andiamo su.


Noi:no.

Inglesino: si.

Noi: vabbè ma solo per un attimo (neanche finiamo di dirlo che già abbiamo fatto le scale quattro a quattro).

Una volta in appartamento:

Noi: fra quanto arriva Elaine?

L .chiamo (telefonata) …tra venti minuti, cazzo!

Noi: cazzo!

Inglesino: guardiamo dalla finestra.

Noi: si vabbè, mi metto in vedetta!

Inglesino: che vol dì vedetta?

Noi: te lo spiego un’altra volta.

Dopo due cadute da brandina e un’assalto alla diligenza:

Noi: Suonano alla porta.

Inglesino: è Elaine.

Elaine: ciao.

Noi: stiamo leggendo il libro di S. (excusatio non petita, accusatio manifesta).

Elaine: come è ?

Noi: bè...si poteva impegnare di più, comunque carino…

Inglesino: (con aria compiaciuta)….meravigliooooso.

 

 

 

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giovedì, 25 maggio 2006
 

Dialoghi surreali tra noi e il Lemure

Noi: quando avrò casa, l’arrederò come una zitellina, con centrini con su sopra pastorelli e damine. Tu verrai a trovarmi, ti farò sedere su una poltroncina in velluto amaranto e con le pattine ai piedi, ti verserò il tè e ti offrirò le paste alla crema di limone.

Lemure: si dai, verrò con un maglione a collo alto da esistenzialista, mi accenderò la pipa e discuteremo di film e libri.

Noi: ma invece di raccontarci queste minchiate, perché una volta a casa mia, non passare il tempo a leccarmi dalla testa ai piedi, mentre sono seduta sulla poltroncina, inguainata solo di un paio di sandali neri tacco 10 cm?

Lemure: si dai, anche questa è una bella idea .

NdO: naturalmente le ultime due battute sono frutto della nostra immaginazione inserite postume per arricchire il triste dialogo realmente intercorso tra noi e il Lemure L

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martedì, 23 maggio 2006
 

Ossimoro sull’orlo di una crisi di nervi.

In questo periodo stiamo tollerando di tutto: dalle interazioni con il Lemure sempre più surreali alla suscettibilità di Sancho Pansa che gli rode così tanto il culo che è capace di attaccarci il telefono in faccia solo dal tono con cui gli auguriamo il buongiorno, per poi richiamarlo e con santa pazienza farci la pace, dimenticandoci cosa sia la dignità e l’intelligenza (neanche con un fidanzato ci siamo mai ridotte così), per non parlare poi di certe amiche incarognite e fastidiose più di Platinette a Buona Domenica. Ma l’ultimo fatto che ha davvero sconquassato il nostro già precario sistema nervoso è la venuta dell’inglesino.

Si, perché sta’ visita era salutata da noi come un balsamo alle nostre miserie quotidiane, ci eravamo già premunite di cesti con petali di rosa da spargere al suo arrivo in aeroporto, avevamo dilapidato un patrimonio nell’acquisto di vesti e accessori atti ad sollazzarlo, ci eravamo chiuse in una doccia solare, nonostante la claustrofobia, per eliminare il colorito da cirrosi epatica e avevamo esposto le nostre chiappe al ludibrio di un muratore entrato in cabina per caso… ma tutto ciò si è rivelato sciaguratamente inutile…. un’altra amara disillusione ci stava per cadere tra capo e collo.

E già, perché l’inglesino è sbarcato nella nostra terra con la chiarissima intenzione di non provarci neanche un po’, proclamandosi eterno e fraterno amico e scendendo da quell’aereo con la cortese freddezza di un diplomatico in visita ad una terra straniera.

C’è da dire che ce l’aspettavamo, vuoi per il nostro pessimismo cosmico, vuoi perché l’inglesino pur essendo sotto i trenta ed inglese, sempre maschio è, vuoi perché già dal suo Paese dava le prime avvisaglie di coglionaggine.

Nonostante ciò e nonostante che quando l’abbiamo visto ci ha imbarazzato il fatto che dimostrasse la metà dei nostri anni, è vero che il suo temperamento da lord inglese ha avuto nei confronti della nostra autostima lo stesso impatto della bomba atomica su Hiroshima. Già perché a questo punto abbiamo messo in discussione la nostra capacità di sedurre la benchè minima creatura di sesso maschile abitante sulla faccia della terra.

Basti citare una sola scena per tutti, noi con l’inglesino sdraiate sul prato di una suggestiva villa della città, con sottofondo uccellini e cicale, e lui che ronfa e noi che ci giriamo da una parte ad un’altra, giustamente innervosite, a sistemarci le vesti e che, una volta ridestatosi, ci dice con aria sorniona (immaginatevi un forte accento anglosassone con calata romanesca) : "non va bene che te stai sempre a sistemà le tette, me potrebbero venì strani pensieri"rigirandosi poi dall’altra parte.

Premesso che non vorremmo apparire ripetitive sull’argomento tette o peggio ancora sembrare affette da delirio mono maniacale, ma fatto sta che l'esclamazione dell’inglesino ci ha fatto veramente girare i coglioni ma invece di dirgli " statte buono ricchiò" (con la stessa enfasi della Loren in "Ieri oggi e domani") e piantarlo in asso, abbiamo deciso di prenderla con ironia. Infatti, appoggiandoci sul gomito e con aria pensosa gli abbiamo chiesto "ma te e il Lemure vi conoscete?"

A quel punto, alla sua domanda di chi fosse il Lemure, abbiamo raccontato le nostre recenti vicissitudini sentimentali e se da una parte ci ha rassicurato sulle nostre tette, dall’altra anche lui ha esposto seri dubbi sulla mascolinità del soggetto in questione, anche se proprio in quel momento, come dire, non era la persona più adatta a coglionare il Lemure.

Dopodiché è seguita la confessione dell’inglesino in merito alla recente frequentazione di una ragazza con la quale non si è ancora fatto avanti, nonostante sia passato più di un mese. Udito ciò, ci siamo sentite in dovere di cazziarlo, consigliandogli di provarci il prima possibile e citandogli l’esempio negativo del povero Lemure ridotto oramai a spauracchio di tutto quello che un uomo non deve fare mai.

A questo dialogo di un estremo cinismo, è seguita una malinconia che dai tempi dei cine forum su Charlie Chaplin non avevamo più provato.

La giornata si è conclusa con noi sempre più confuse e disilluse che, barcollanti sui nostri sandaletti, facevamo ritorno a casa con uno scrigno etnico proveniente dall’India, portatoci in dono dall’inglesino, contenente ancora le ceneri degli incensi di un tempio induista e il cadavere rinsecchito di un tafano morto, con il dilemma se tale scatola avesse potuto trasmetterci qualche morbo pestilenziale (…e qui andrebbe a cecio un riferimento poetico al tafano morto, da assurgere quale infelice simbolo del perduto amore per l’inglesino, ma evitiamo in quanto potremmo essere tacciate di estrema stucchevolezza).

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venerdì, 19 maggio 2006
 

Il Lemure, il teatro e le nostre tette.

Premesso che non c’è stato nessun esito sessual-sentimentale alla serata con il Lemure (nonostante il titolo possa trarre in inganno), abbiamo ritenuto di fare omaggio alle nostre tette perché sono state le protagoniste indiscusse della serata di ieri, oserei dire che meritano il premio quali miglior attrici protagoniste, ci mancava poco che salissero sul palco del teatro…

E si, perché ieri ci siamo presentate a teatro con un top-camicetta di velo rosa dalla scollatura tanto profonda che a confronto la Ventura è un’educanda e il cui costo avrebbe potuto mettere in paro il pil di un paese in via di sviluppo….interessante sottolineare che il budget messo a disposizione da noi medesime per la serata con il Lemure è il doppio di quello speso per un week end a Londra con volo low cost (non scherziamo)….

Da menzionare a parte la scollatura, look simil Cucinotta passando per Penelope Cruz, e precisamente: capello lungo corvino (precisiamo un corvino non volgare e neanche stopposo), abbronzatura che ci levava quell’aria vagamente leopardiana, orecchino etnico simil lampapario, tacco 8 centimetri e pantalone di lino questo piuttosto insignificante ma finalizzato a sdrammatizzare l’effetto zoccola in trasferta.

Ma arriviamo al Lemure, questi oltre ad essere arrivato con mezz’ora di ritardo, presentava un’aria stordita più del solito.. ma stranamente una volta viste noi e le tette ci è sembrato come riemergere da quel magma di sciroccamento a cui lui solitamente si abbandona, altro non fosse per gli smanettamenti vari che eravamo costrette a operare sulle nostre tette ogni due minuti (alzarle, abbassarle, coprirle, spostarle, ecc) in quanto una volta sedute la camicetta si era completamente aperta e in definitiva si stava a teatro con solo il reggiseno. Questo ha fatto si , che noi ci scusassimo con lui per la scollatura (a volte siamo assolutamente svitate) e del fatto che al momento dell’acquisto proprio non ci eravamo rese conto di come fosse scostumato tale indumento (laide!). A questa richiesta di perdono, il Lemure più sciolto del solito ci ha rassicurato sul fatto che non era per niente infastidito anzi ci ha confidato che era da un bel pezzo che non era felice e soddisfatto come in quel momento…per la cronaca le tette hanno ringraziato e fatto una ola.

A questo punto, sono susseguiti dialoghi surreali, del tipo il Lemure che sostiene con serietà " ogni tanto sono affetto da vuoti spazio temporali" oppure " una volta sono andato al cinema da solo a vedere il postino di Troisi e ho tanto pianto" e noi disorientate " hai pianto per il film o perchè eri solo? " e lui: "no, no per il film , davvero una cosa straziante.." e a quel punto con un certo disagio ci è sembrato che gli si inumidissero gli occhi. Tali sue esternazioni ci hanno confermato una cosa che sospettavamo già da tempo, ossia che nonostante il Lemure sia un bel ragazzo acculturato e ben vestito e si accompagni obiettivamente a dei gran fustacci che non lo danno neanche loro, non sia per niente il prototipo di figo irraggiungibile e superiore che all’inizio ci sembrava e che tutti le sue affermazioni stranite non sono dovuta al fatto che ci fa (come la mangiauomini sostiene) ma derivano dal fatto che ci è proprio, nel senso che è davvero sciroccato e stordone come sembra e che non è una posa ma la realtà….. e poi la voce da orso yoghi che si ritrova non depone certo a suo favore…Detto questo dobbiamo ammettere che, seppure ogni tanto ci fa cadere le braccia, ci piace ancora e forse anche di più.

Ma arriviamo al momento tanto atteso ossia, una volta usciti dal teatro, riuscire a convincerlo con la forza del pensiero a farci riaccompagnare a casa…e già perché la cosa non era così facile come si era prospettata all’inizio, perché nonostante lui avesse fatto la battuta di riaccompagnarci con il motorino (vedi post precedente), poi la cosa era decaduta e si era fatta terribilmente vaga forse anche a causa nostra che avevamo tirato troppo la corda dicendo di voler ritornare co’ sto cazzo di 85 ( tra l’altro, incominciamo a pensare che se gli uomini non sono più galanti la colpa è pure la nostra). Pertanto,  le cose si stavano mettendo al peggio e la tensione cresceva (piuttosto che vivere tali momenti imbarazzanti e di pura ipocrisia tipici delle prime uscite con un ragazzo, in cui per tirartela fai credere che prendere un autobus a mezzanotte o farsi scortare comodamente fino a casa sia per te la stessa cosa, preferiremmo senz’altro essere sottoposte ad un interrogatorio snervante da parte della CIA) dicevamo mentre tutti e due tentennavamo, le nostre tette ancora una volta ci sono venute in aiuto, infatti alla domanda del Lemure "ma sei sicura di voler prendere l’autobus" noi con una certa arguzia " in effetti con ste’ tette belle in vista, mi potrebbero violentare, vabbè dai accompagnami…." Neanche finiamo di dire questo che già preleviamo dalla nostra borsa tutto il necessario per andare in motorino con quell’aria vaga da "ma guarda che ho trovato in borsa un giacca impermeabile e un foulard …. "

Da menzionare noi, il motorino, la città illuminata, l’odore dell’estate ormai arrivata, tanto che per un attimo ci siamo sentite Audrey Hepburn...se si esclude che Audrey non andava in giro certo con due tette così imbarazzanti. Arrivati al portone, chiacchiere sconclusionate tanto per allontanare il momento del saluto e promesse di rivederci presto…

Che dire, visto l’enorme investimento monetario e psicologico per la serata, per trarne un profitto, ci avrebbe come minimo dovuto saltare addosso…ma in fondo siamo contro le regole spietate del capitalismo, per certi versi siamo delle keiynesiane, incentivare la spesa per stimolare la domanda.

 

 

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giovedì, 18 maggio 2006
 

Dialoghi squallidi tra zitellone metropolitane.

Mangiauomini: che ne dici di M.?

Noi: no, per carità ha le mani troppo piccole, mi pare focomelico.

Mangiauomini: e di A.?

Noi: allora insisti, ha le braccine corte.

Mangiauomini: si, però ce l’ha enorme…

Noi: e tu che ne sai?

Mangiauomini: occhio professionale…

Noi: stavo pensando a Mat., in fondo non è poi tanto male..

Mangiauomini: ma che stai a scherzà? me pare un sorcio.

Noi: si vabbè pare un po’ polacchetto, però quando penso a lui mi vengono in mente quelle due belle poltroncine color carta da zucchero che tiene a casa sua, devi riconoscergli un buon gusto nell’arredare….

Mangiauomini: ma te devi scopà lui o le poltrone?

 

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martedì, 16 maggio 2006
 

I Lemuri vanno sempre in coppia..

Domenica pomeriggio, caldo umido che imperla la fronte e stomaco provato da abbuffata, noi sul letto abbandonate in uno stato catatonico, in preda all’indecisione più totale con il seguente dilemma "mando sms a Lemure per mostra"?

Tutto questo sbattimento è da imputare ad un sms del Lemure di una settimana prima che recitava in tal maniera "Vista la mostra di tal dei tali?" con il suo solito stile vago che costringe la controparte a sbilanciarsi, addossandogli la responsabilità di fissare un appuntamento con il rischio di prendersi anche un rifiuto come già capitato.

Pertanto, trascorsi momenti inenarrabili di tormento e affanno, ci viene un’idea malsana che, nella nostra logica folle, salva capra e cavoli. Infatti, assolutamente certe di una sua risposta negativa gli inviamo tale messaggio " oggi sono in centro per aperitivo con amici, si potrebbe andare prima a vedere mostra", si noti il tono impersonale usato per evitare di far fuggire la preda (ricordiamo che trattasi di Lemure, animaletto alquanto schivo e ritroso)

Con tale messaggio così ci eravamo messe al riparo da rifiuti che avrebbero annientato la nostra già fragile autostima, dandogli ad intendere che, per prima cosa, avevamo già un appuntamento e, secondo, che era quasi un’elargizione da parte nostra recarci alla mostra per via che ci si era trovati a passare di lì per caso….tutto questo, però, senza calcolare la possibilità di una sua risposta positiva… e infatti neanche passano due minuti che leggiamo con orrore il seguente messaggio :"ottima idea, alle 17 lì davanti".

A quel punto da stato comatoso, balziamo con un contraccolpo dal letto come fosse intervenuto Clooney con il suo defribillatore…cacchio sta' possibilità non l’avevamo per niente preventivata.

Da lì a seguire scene di panico…prima di tutto il finto aperitivo, a quell’ora dove potevo reperire le comparse della sceneggiata e poi l’abbigliamento, la manicure, il baffo.

Incominciamo ad urlare per tutta casa, inviare sms a tutta la rubrica telefonica, pescando gente di tutti i tipi e di tutte le razze, con nostra madre, consapevole del grado di ritrosia del Lemure, che ci raccomanda: "non andarci con le tette di fuori o se no si spaventa", nostra sorella collegata al sito della Michelin per calcolare il percorso più breve per arrivare in tempo all’appuntamento e nostro padre che sconsolato rimurgina su come gli uomini non siano più quelli di una volta…

Dopo solo 40 minuti di restauro, usciamo trafelate ed ecco che nel momento in cui dovremmo essere soddisfatte, si fa avanti il sentimento del senhnsucht , quella sorta di inquietudine che ogni qualvolta che stiamo per arrivare all’obiettivo, ci spinge a protenderci sempre al di là del luogo e del momento presenti.. insomma un po’ come il senso di panico che prende gli sposi il giorno prima del matrimonio e infatti i nostri pensieri sono di tal genere "perché sto facendo tutto questo, neanche mi piace, anzi credo di detestarlo"

Ma tali sentimenti sono destinati a mutare repentinamente perché come arriviamo all’appuntamento, ci troviamo di fronte ad una scena incredibile … il Lemure I accompagnato dal Lemure II (il suo inseparabile amico più scopaiolo del Lemure I ma comunque ritroso come lui).

A quel punto, vogliamo darci una revolverata, umiliate dal fatto di aver pensato di essere sole con lui, capiamo che il Lemure è lo stronzo per antonomasia, ci mettiamo il sorriso di circostanza e affondiamo nella depressione più totale peggio di quella dell’artista della mostra e dello stato d’animo che si evince dai suoi ritratti.

Finito di vedere la mostra, ci rechiamo all’appuntamento, per fortuna la sorte ci assiste e ci ritroviamo con circa una decina di gente che ha risposto al nostro invito. Nonostante il primo colpo d’occhio di mal assortimento, ci rendiamo conto che l’incontro sta funzionando, l’amica suora con l’amico frate (cacchio perché non ci avevamo pensato prima, potrebbe essere una bella coppia), l’amico sorcio con il Lemure II a parlare di arte, la ragazzina inglese e il fidanzato con l’amica giapponese, il Lemure I intento a declamare le virtù di Torino ad una coppia di fidanzati marchigiani, e poi la mangiauomini a debita distanza dal Lemure II con cui ha avuto una storia di letto che, con la sua proverbiale discrezione, non perde tempo ad urlarci nell’orecchio se ce l’eravamo fatto …che volere di più dalla vita, noi a goderci la scena, più elettriche e irrequiete di una nota presentatrice dopo una pista di cocaina.

A fine serata, quando oramai le scommesse di tutti erano di 10:1 che il Lemure  potesse minimamente filarmi, ecco udire delle parole pronunciate dallo stesso verso di noi che hanno improvvisamente spazzato via la depressione in cui eravamo cadute (c’è da dire però che nessuno delle comparse presenti, interrogate dopo l’accaduto, ha confermato quelle parole tant’è che abbiamo seri dubbi di averle realmente udite), comunque riportiamo il dialogo surreale tra noi e il Lemure a stralci, così come ce le ricordiamo, lui: " andiamo a teatro…voglio venirti a prendere a casa, ci tengo…no.. dai insisto… mettiti pesante… si va in motorino" e noi altrettanto " no…si teatro, si… ma prendo 85…. no insisto…. sono un donnino indipendente….siamo in centro dove la metti la macchina?… semmai il ritorno… vabbè mi vestirò pesante"

Ora conoscendo il soggetto non sappiamo se abbiamo preso un appuntamento vero e a dirla tutta ci siamo stufate di muoverci paurose e circospette intorno a sti’ uomini come il geologo Tozzi che con la picozza si aggira con aria guardinga intorno ad un vulcano o ad un animaletto della foresta amazzonica nell’intento di documentarlo.

Non vogliamo uomini da documentario ma vogliamo uomini veri, cacchio.

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giovedì, 11 maggio 2006
 

Come quando è meglio rimanere in porto.

Tempo fa incontrammo il nostro ex grande amore sulla chat di messenger e gli ponemmo tale gratuita e inutile domanda : "lei (n.d.r. la ragazza) è la donna della tua vita? " …

Perché lo facemmo? Ancora ce lo chiediamo, probabilmente per auto infliggerci l’ultimo colpo di grazia.

E infatti, a conferma della legge di Murphy, l’ex grande amore, prendendosi un certo tempo da suspense (tutti conoscono messenger e quel cazzo di pupazzetto che si visualizza che sta scrivendo ma non appaiono immediatamente le parole), rispose: "si, è proprio la donna della mia vita, sono felice".

A questo punto, da squallidone quali siamo, invece di rinfacciargli: "porco cacchio, ero una donnino tutta casa e chiesa e ora che mi hai lasciato vago da un letto ad un altro e tu che eri il bohème dei due, ti sei accasato, ma vaffangù!", gli scrivemmo: "sono felice della tua felicità, te lo meriti", mentre meditavamo di farla finita ingerendo inchiostro per timbri Pelikan….

Cosa può capitarvi dopo un atto insulso di tal genere e, soprattutto, se all’epoca si è sprovviste di amiche femmine con cui passare il tempo a piangere, ingurgitando baci perugina intinti nella Nutella e fare makumbe?

Può capitarvi di rivolgersi a quel paio di amici maschi che non ti danno soddisfazione neanche se gliela chiedi in ginocchio e che, al massimo, ti dicono "che te frega, voi veni a vede Master e Commander?". E noi che abbiamo sempre detestato film americani di tal genere, con maschi che masticano tabacco e puzzano di sudore che mentre fanno scempio dei loro avversari meditano con l’amico filosofo sul perché dell’esistenza, non solo abbiamo accettato l’invito al cinema ma eravamo cosi volenterose di cancellare l’accaduto che ci siamo terribilmente appassionate a questa massa di zotici che solcavano gli oceani senza mai farsi una doccia e abbiamo più volte rotto gli zebedei ai nostri accompagnatori precisando, con fare saccente, dove fosse la poppa e la prua e cose del genere vista la provenienza marinara della nostra famiglia.

Tutto sommato in quell’occasione rivalutammo la compagnia da vuoto pneumatico che solo certi amici maschi possono garantire.

A volte, per preservare la propria salute mentale, è meglio staccare la spina del cervello e rimanere nel porto quando le acque sono agitate che non solcare l’oscuro e insondabile mare della propria sfiga, facendosi galvanizzare da femmine urlanti e inviperite contro gli uomini e le loro madri.

 

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mercoledì, 10 maggio 2006
 

A proposito di Oroscopi...

Riportiamo fedelmente ciò che ci consiglia l'oroscopo:

(…) Oggi dovreste stare attenti a qualche parente che sta compiendo alle vostre spalle azioni che potrebbero mettere in crisi la serenità familiare (...) potrebbe danneggiarvi, provvedete a bloccarlo prima che sia troppo tardi. (…)

Che vuol dire che dobbiamo presentarci a casa con un’accetta e, con il ghigno alla Shining, fare una strage familiare?

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Le onde del destino

Oggi non abbiamo le capacità fisiche e mentali di andare avanti con la sola forza del libero arbitrio.

Oggi ci sentiamo prede del destino come tragiche eroine euripidee.

Oggi ci collegheremo ad oroscopi.com e capiremo il da farsi.

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lunedì, 08 maggio 2006
 

Il ritorno di Carminiello

Un pò di anni fa ci capitò una cosa piuttosto strana, a pensarci bene non tanta strana, ma tenuto conto della piattezza della nostra vita, a noi è apparsa alquanto singolare.

In effetti, la comparsa dopo tanti anni del primo amore perduto accade più nei film e nella vita celebrale di ciascuno che non nella vita reale, specie se il primo amore si è conosciuto al mare ed era marinaio di leva con funzioni da bagnino, proveniva dal sud, aveva gli ormoni a mille e studiava da tenore (è strano pensare ad un tenore che fa il bagnino e con un fisico da modello ma questo è quello che ci capitò e poi precisiamo che i tenori sono diversi dai baritoni).

Poi come da manuale, finita l’estate, la storia cessò o meglio Carminiello scomparve nel nulla senza nessuna spiegazione (a quel tempo pensavamo che gli uomini fossero in grado di fornire spiegazioni). Noi però, più fuori di un terrazzino, non solo non lo cercammo mai per quella timidezza mista all’orgoglio, tipico di una certa età, ma per circa 5 anni (forse anche di più ma è meglio non sottolinearlo troppo) rimanemmo ancorate all’idea di "ammmore" che lui aveva rappresentato per noi.

Così nella nostra testa, subito dopo la sua dipartita, apparve un altarino con l’immagine di lui, bello come un Apollo, abbronzato, con il capello bruciato dal sole, col costume da bagnino, che ci guardava con aria trasognata e che al rallentatore ci faceva un cenno di saluto con la manina. Inutile dire che quasi ogni mattina, davanti a quell’altarino, ci davamo da fare più di laboriosi giapponesini scintoisti davanti al ritratto dei loro defunti.

Poi però tali anni, inutili e insignificanti (come la Carlucci in Parlamento), passati nel ricordo di Carminiello, ebbero fine quando incontrammo il chitarrista siculo. Riponemmo così tale altarino in un angolo polveroso della mente, per poi rispolverarlo un po’ di tempo dopo per porci stavolta il ritratto del chitarrista che fin quasi all’anno scorso ci salutava con la manina.

Detto questo, ritorniamo a quell’evento singolare: era il 2002, era passato già un anno dalla terza e ultima separazione del chitarrista siculo mentre stava arrivando al capolinea una nostra disimpegnata storiella della serie "te la faccio annusare ma non te la do" con un idiota di americano, quando ci arrivò una telefonata. All’altro capo del telefono udimmo una voce marcatamente napoletana tant’è che per un momento ci sembrò di avere a che fare con la buon’anima di Massimo Troisi…trascorsi qualche istante, si accese una luce nel nostro cervello, era lui, era Carminiello che ci cercava dopo niente meno che nove anni (sottolineiamo nove anni effettivi senza mai sentirci o aver mai avuto notizia di lui) …ci disse che si era trasferito temporaneamente nella nostra città per eventi che poi ci avrebbe spiegato e che non conosceva nessuno ecc.. insomma voleva incontrarci, noi accettammo non fosse altro per constatar come era diventato .. sebbene fosse passata tanta acqua sopra i ponti, fummo felici di quella chiamata, naturalmente omettemmo di aver passato almeno metà di quegli anni a pensarlo.

Ci demmo appuntamento in centro.. andammo all’incontro con una certa trepidazione del tipo: "lui sarà ancora come lo ricordo, bello come un Apollo, gli potrei ancora piacere? si vabbè ma non si ritorna mai indietro e poi c’è il chitarrista che potrebbe tornare da un momento all’altro (n.d.r. beata coglionaggine!)" e menate del genere …con tali pensieri arrivammo, eravamo in anticipo sull’appuntamento e ci guardavamo incuriosite intorno, ci chiedevamo se i segni del tempo lo avessero cambiato e se noi l’avremmo riconosciuto, mentre speravamo che ogni figo che passava fosse lui…ad un certo punto ci sentimmo chiamare, era Carminiello….ci girammo e…..delusione più totale. Non solo il tempo gli era passato sopra, come un trattore su una maggese, ma si era divertito a passargli sopra più volte, davanti a noi, non c’era più il Carminiello di una volta ma c’era…Gigi D’Alessio, uguale e tale, con la stessa attaccatura dei capelli. Dove era andato a finire il bagnino col fisico tirato che si gettava in piscina con tuffo carpiato con lo stesso slancio elegante di un delfino nell’oceano? dove era finito l’abbronzatura mediterranea? e soprattutto dove erano finiti tutti i suoi capelli biondo bruciato dal sole? ora erano lì tristi ridotti a pelo di fica, per di più di un castano mesto…nonostante questo deludente colpo d’occhio, ci dicemmo che era sempre bello incontrare una persona a cui si era voluto bene e con la quale si era percorso un tratto di strada insieme e che sarebbe potuta nascere una bella amicizia…ma mai speranza fu più vana.

Neanche a dirlo dalle uscite che ne seguirono, quattro o cinque in tutto, si rivelò non solo un’altra persona da quella che ricordavamo (lo stesso accento strettissimo sentito al telefono ci doveva dare un’idea della metamorfosi, all’epoca parlava in italiano, almeno così ci sembrava) e non solo non era più lui, ma incominciò a mostrare chiari segni di squilibrio mentale tali da sembrarci socialmente pericoloso.

Davanti a noi non c’era più il cavaliere senza macchia ma un essere intristito e incattivito dalla vita …potremmo sembrarvi spietate ma basti questo a darvi un’idea …in uno di quelle tristi uscite e precisamente nel bel mezzo di un concerto da camera di suoi amici tenori e soprani, noi gli chiedemmo "come vanno gli studi lirici?" lui ci rispose seccamente "nu schifu, aggio na’ denuncia penale sopra o capo….durante un esame aggio corcato e mazzate il maestro" …il cuor nostro urlò "azzo!". Insomma aveva picchiato il maestro perché reo di aver falsificato gli esami a suo danno e per questo motivo aveva cambiato città per darsi una calmata perché se lo avesse rivisto lo avrebbe ammazzato con le "mmani soie". Noi cercammo di spiegare che la falsificazione non poteva giustificare un atto di violenza e che "corcare di botte" il proprio professore non era cosa utile da farsi (ancora però non lavoravamo con Sancho Pansa..vabbè questa è un’altra storia)…ma niente, lui mostrando fiero il pugno continuava a dire (anche con certo sguardo pallato) che era orgogliosissimo di avergli spaccato la mandibola…questa cosa ci inquietò non poco e poi perdonateci ma quella parlata mista tra Torre del Greco e Torre Annunziata, non deponeva certo a suo favore…

Pertanto, dopo 5 uscite e una pomiciata (perdonateci, ma gli ormoni di Carminiello erano gli unici rimasti gli stessi), lo salutammo promettendogli (in un momento in cui i nostri ormoni erano disorientati) una visita a casa sua di tipo godereccio, ma a quell’appuntamento non ci presentammo mai (poteva sembrare una piccola vendetta nei suoi confronti che ci aveva abbandonato tanto anni prima senza spiegazione ma non lo voleva essere per via della nostra completa indifferenza nei suoi confronti) così di nuovo perdemmo i contatti (venimmo a sapere qualche mese dopo che aveva preferito alla vita della caotica città, la vita dei luoghi d’origine)

Questa storia ci servì a capire due cose: primo che quando la vendetta ti viene servita fredda, voglia di vendicarsi non c’è ne più (ma questa forse è la migliore vendetta) e soprattutto che è meglio evitare di disseppellire cadaveri di amori perduti…. temiamo che, per la proprietà transitiva,  nel 2010 il chitarrista siculo farà la sua comparsa con scoppola e lupara esordendo" mizzica come ti facesti bedda…" .

Pertanto, riteniamo che è senz’altro preferibile ad una terribile disillusione, la salvaguardia di un passato sospeso e magico proprio perché ormai lontano da noi …il ricordo, come l’immagine sfocata di una vecchia cartolina, di un ragazzo bello e biondo con gli occhi fessurati dal sole che ci saluta, con dietro il mare.

postato da ossimoro73 | 08:28 | commenti (20)