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mercoledì, 28 giugno 2006
La capitolazione del Lemure
Dopo l’allestimento di numerose strategie di guerra e tecniche di manipolazione della coscienza, notti insonni, incubi ossessionanti ove la memoria del passato ritornava quale monito atto a scoraggiare ogni minima volontà di azione, ansie incontenibili…insomma dopo tutto questo, decidemmo nei giorni scorsi di portare l’assalto al fortino o meglio di saltare addosso al Lemure. Ma iniziamo dal principio, e precisamente dalla sera del fatidico appuntamento in cui demmo scacco alla rinomata ritrosia del Lemure.
I preparativi e il dispiegamento delle forze ebbero inizio fin dalle prime ore del mattino, infatti uscimmo fuori al balcone ad annusare la temperatura, onde comprendere quali armi fossero le più adatte da schierare.Faceva già un gran caldo, un vento di scirocco proveniva dal continente africano, e la sabbia del deserto ci costringeva a socchiudere gli occhi, in quel mentre capimmo che senz’altro potevamo optare per armi improprie quali scollatura mega vertiginosa e tacco micidiale. Ci rifocillammo e passammo il pomeriggio a preparare l'equipaggiamento e passare in rassegna la strategia di attacco.
Il nemico arrivò inaspettatemente puntuale, con i nostri potenti mezzi ottici (un paio occhiali vecchi, miopia 9,50/10) lo intravedemmo dal nostro balcone profilarsi all’orizzonte . Lo stratagemma con cui lo avevamo attirato fin sotto le fila nemica era il pretesto di un ‘innocua cena cinese. L'ora era arrivata , finimmo di approvvigionarci e inforcammo un paio di lenti a contatto. Impiegammo un po’ di tempo prima di scendere, per prenderci il tempio necessario per mettere a punto l’attacco finale e comprendere i punti deboli del nemico che nell’ordine erano i seguenti:
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stanchezza da giornata lavorativa conclusasi poco prima;
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allergia manifesta del Lemure alla cucina cinese;
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depressione da sindrome da vagina privo rivelata da alcuni suoi sconsiderati monologhi.
Tali erano gli elementi che ci facevano confidare in un fiaccamento della sua volontà e in una resa quasi immediata.
Ci avvicinammo e già la vista del nostro sventato abbigliamento sembrò farlo vacillare e arretrare nelle linee amiche; dovevamo andare con calma non potevamo indurlo ad una completa disfatta… il nemico ci serviva vivo e non morto.Pertanto, demmo l'illusione di una calma apparente, lo ascoltammo, evitando di utilizzare la nostra favella quale micidiale arma mitragliatrice, al fine appunto di evitare il precoce arretramento del nemico.
Il momento fatale stava per giungere, facemmo credere al nemico di avere la situazione sotto controllo, ridemmo alle sue battute, ci facemmo circuire e circondare ma ormai era nelle nostre mani, stavamo aspettando un passo falso che non tardò ad arrivare… il Lemure era ignaro che oramai era caduto prigioniero della tela tessutagli intorno. Infatti non appena tirò fuori un pacco sospetto (no, non era dddroga ma un regalo per noi) prendemmo l’occasione al balzo, lo accerchiammo, gli saltammo addosso come i Romani fecero a loro tempo con le Sabine, lo cingemmo e ce lo pomiciammo tutto.
Col senno di poi, dobbiamo ammettere che la caduta del Lemure tra le nostra braccia fu più facile del previsto, e questo ci tolse assai di quel vigore bellico con cui ci eravamo condotte nel campo di battaglia.
L’unica cosa che ci fa tremare ancora i polsi è che siamo coscienti di aver vinto una battaglia ma non ancora le guerra, perché il Lemure è arretrato fino al Peloponneso (non scherziamo, è uno dei pochi esseri viventi che conosciamo che invece di recarsi in vacanza presso qualche isola greca, se ne va nell’entroterra, vabbè sorvoliamo).
Ma lo attendiamo con la stessa ostinazione autistica di Bush con Saddam Hussein… lo scoveremo, dovessimo andare fino in Peloponneso, come fecero gli Ateniesi con gli Spartani.
martedì, 20 giugno 2006
Le conseguenze dell’amore
E’ da circa una settimana che in noi si sta facendo avanti un pensiero inquietante che ci turba non poco, che non ci fa dormire la notte e che rende il nostro sguardo, durante le riunioni di lavoro, inebetito ancora più del solito …è il pensiero che al Lemure noi piacciamo davvero…gesù! Sta cosa non l’avevamo proprio messa in conto è davvero spiazzante …perché la possibilità che si potesse quagliare con il Lemure non era stata presa seriamente in considerazione se si esclude fantasie erotiche indicibili o sogni ad occhi aperti di lui che, come un cavaliere di altri tempi, con aria febbricitante ci dice " vi amo disperatamente, fate di me il padre dei vostri figli, accogliete questa mia supplica"
Ma a volte il destino può mutare repentinamente, infatti è da circa un mese che il Lemure ha cambiato atteggiamento, ci chiama, organizza, è meno vago del solito, nel senso che nei suoi inviti fornisce anche il luogo e l’ora dell’appuntamento senza che gli venga estorto, ci viene a prendere, mostra solerzia e gratitudine e soprattutto secondo la mangiauomini (che una che se ne intende) il Lemure ci osserva con sguardo spermatico.
Certo stiamo ancora nella fase del "ti fidi di me" alla Di Caprio in Titanic in cui ci sono i due fessi innamorati che si abbracciano, si rincorrono e si picchiano.. a dire il vero, non ricordiamo che i due protagonisti di Titanic si picchiassero però sappiamo che al Lemure abbiamo sferrato un calcio nel sedere e una pizza in faccia per via del film norvegese pallosissimo che ci ha portato a vedere in alternativa della partita di calcio dell’Italia (che essere superiore!).
Da sottolineare che al cinema, dopo circa 40 minuti trascorsi con il testone inclinato a mezz’aria nel tentativo di capire se fosse il caso o meno di appoggiare la testa sulla sua spalla, ci siamo decise a farlo; per la cronaca siamo rimaste romanticamente appoggiate sulla sua spalla per circa tre secondi, cosa che ha innestato un abbraccio del Lemure da cui si siamo sottratte con repentina sollecitudine. Si, lo sappiamo siamo incepponite peggio di una marionetta siciliana, a confronto S. Maria Goretti, di questi tempi, poteva andare ospite da Uomini e donne e fare l’esterne con quei fessi palestrati…. però stiamo facendo passi avanti tipo fargli vedere la sottanina del vestito con aria ingenua o alludere al fatto che troviamo i suoi polsi sensuali…questo, però, glielo abbiamo confessato dopo un bicchiere di vino.
Che dire, la sera del cinema è stata davvero memorabile, da segnalare il mio abitino alla Audrey Hepburn con gonna a ruota e corpetto stretto con il quale siamo state scorrazzate romanticamente in motorino in una città surreale e sospesa per via dell’evento sportivo, con noi sporche di nutella in faccia per via di una crepe, con mille luci sui balconi barocchi e la nostra andatura claudicante per via dei tacchi incastrati nei sanpietrini e l’incontro con un amico del nostro ex grande amore che ci ha trovato in splendida forma accompagnate da uno splendido ragazzo…e poi abbracci, carezze, buffetti.
Dopo tutto questo, siamo arrivati sotto casa nostra, odiamo sti momenti imbarazzanti alla "io so che tu sai che io so", più volte abbiamo pensato di saltargli addosso per rompere il ghiaccio ma poi pensando che fra svariati anni i nostri nipoti potrebbero chiederci se è vero che siamo saltate addosso, noi per prime, al nonno, pertanto abbiamo desistito. In nostro aiuto, si fa per dire, è arrivata un dolorino al basso ventre che si è fatto sempre più acuto (porca zozza non dovevamo levarci la canottiera) che ha notevolmente contribuito a troncare il dialogo e ci ha fatto correre per le scale in cerca della salvezza in bagno, che momento davvero prosaico…. (L )
Comunque anche se ancora non si è quagliato, dobbiamo ammettere che quest'atmosfera di trepida attesa, ci fa vedere il mondo con altri occhi: prima di tutto siamo molto più cortesi con il prossimo, tipo offriamo il posto in metro anche a ragazzotti nerboruti, non inseguiamo più autobus e metro con l’ansia di chi va sempre di fretta, si sorprendiamo a canticchiare per strada "nostalgia canaglia" di Albano e Romina e soprattutto (lo giuriamo) teniamo di più alla nostra vita tipo che quando si passa sotto i balconi guardiamo in aria per paura di beccare un vaso in testa e poi abbiamo iniziato a riprendere vitamine e ferro.
Insomma anche la routine quotidiana ci sembra un musical, potremmo davvero danzare per strada coinvolgendo mamme con passeggini, automobilisti incazzati e macellari rudi in un canto corale alla Let the sunshine con tanto di spaccata finale.
Abbiamo un certo timore che questo post ci porti sfiga, ma non potevamo tacere il nostro idillio, probabilmente presto l’orrido vero ci si paleserà davanti, lo sguardo spermatico del Lemure cesserà e il mondo riacquisterà di nuovo senso ma intanto ce la godiamo.
giovedì, 15 giugno 2006
De gustibus.
Da tempo abbiamo l’abitudine di suddividere il mondo in vecchi o giovani a secondo delle loro preferenze in fatto di gusti di gelato.
Ad esempio è nostra convinzione che un tipo che sceglie le creme specie la nocciola, la stracciatella e, mio dio, la crema o lo zabaione è sicuramente un vegliardo pedante e pusillanime. Al contrario chi sceglie cocco, frutti di bosco, o che ne so, melone, è uno giovane, aperto nei confronti della vita, curioso e vivace.
Naturalmente le nostre preferenze sono sempre ricadute su gusti giovani e freschi se si esclude la nutella o il bacio (che pur essendo creme, appartengono alla categoria dei giovani). Quelle rare volte che ci siamo accostate alle creme era sempre un chiaro sintomo di un disagio esistenziale o il segnale dell'approssimarsi all'orizzonte di guai e paturnie sentimentali… ma ieri è una accaduta una cosa strana che non sappiamo spiegarci, siamo andate dal gelataio e abbiamo ordinato automaticamente una coppetta malaga e caffè, gesù, malaga e caffè! che vorrà mai dire? Forse dovremmo aspettarci la venuta dell’anticristo o è forse un chiaro segnale di una depressione ormonale?
mercoledì, 14 giugno 2006
Riso Amaro
Interno di un ristorante cinese, qualche anno fa… munite di un fazzolettone contadinozzo a quadrettoni, nell’intento di asciugarci lacrimoni e placare righe di espressione.
Noi: non posso credere che la persona che più mi ama potrebbe andarsense per sempre, so che nessun’altro al mondo mi amerà quanto lei.
Chitarrista siculo: si è vero, non troverai mai nessuno come lei.
Noi: ugh…..
A quel punto, non sapevamo se piangere perché non aveva pronunciato parole rassicuranti del tipo " non ti preoccupare, ci sarò io, non aver paura" oppure piangere perché quello che aveva detto era fottutamente vero, nell’indecisione, ingurgitando una porzione insapore di riso cantonese, sul nostro viso è comparso un riso amaro, a distendere i lineamenti contratti, a volerci dire "questa è la vita, tanto ti dà, altrettanto ti toglie"……
Una giornata particolare
Sebbene siano trascorsi anni da quel giorno, spesso ritorna quel sentimento di amarezza mista a disillusione e allora amiamo recitare, come fosse una preghiera, le parole di un poeta che a volte ci sembrano bellissime.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
Montale (Xenia II)
lunedì, 12 giugno 2006
I veri mostri.
E’ un po’ di tempo che sui nostri schermi si è inserita una rete americana cristiana davvero raggelante. D’altronde più le cose sono raccapriccianti e più ne rimaniamo ipnotizzate… e si perché la rete è una messinscena di mostri con santoni e pubblico in delirio che a confronto gli ospiti di Maria De Filippi in Uomini e Donne appaiono incapaci di nuocere o recare danni permanenti alla salute mentale di alcuno.
Tale rete televisiva è suddivisa in varie rubriche, c’è per esempio la coppia leziosa che cerca di evangelizzare in Italia (che ispirò, qualche anno fa, l’imitazione di un bravissimo Guzzanti), dove lei è così tutta boccoli e sospiri che ci dà l’impressione che trascorra la mattina ad evangelizzare e trascorra invece la sera a dire porcate in una chat line. Poi c’è il santone con il mega riporto, munito di giacche con spalline imbottite, pailettes applicate e ricami country che predica, canta e guarisce paralitici che svengono a fiotti sul palco. Ma quello che più ci da repulsione fisica è lo spazio dedicato a degli energumeni con il cervello grande come il seme di una zucchina; questi per dimostrare l’unzione dal signore vanno in giro spaccando seggiole, tavoli e ceppi di legno, con un’ostentazione machista e fascista che a confronto i filmini dei kamicake che si allenano per la guerriglia ci sembrano un documentario di un campo scuola di boy scout. Ma la cosa straordinaria è il look di questi invasati che vanno in giro mostrando i loro muscoli in tute acetate e con capelli anni 80 (per intenderci corti sopra e lunghi sotto) con riccioli alla truciolo. Inquietante è pensare che questi individui, che ad ogni asse spaccata lodano il Signore, prima di approdare a questo circo mediatico, erano sicuramente dei reietti che trascorrevano il loro tempo ad aprire bottiglie di birra con i denti, a grattarsi il pacco e a stuprare in gruppo liceali nei parcheggi finché qualcuno non li ha avvicinati, suggerendo loro che c’era un modo più veloce e più comodo di far soldi che non rapinare vecchiette agli angoli della strada.
E si perché la cosa che ci ha sempre ripugnato di certe sette che traggono ispirazione dal protestantesimo è la glorificazione del dio denaro. Il denaro per loro è il mezzo per mostrare di essere degli unti dal Signore. Basti pensare al motto di Benjamin Franklin "il tempo è denaro". Non è una novità, c’è lo studio del grande sociologo Max Weber "L’etica protestante e lo spirito del capitalismo" che mette in luce l’influenza della religione protestante con l’avvento del capitalismo. A noi quell’etica tutta calvinista del lavoro di matrice anglosassone ci inquieta non poco.
Noi ci riconosciamo nella cultura latina che è stata influenzata in buona parte dalla religione cattolica. Pensiamo ad esempio al sentimento della compassione, nel suo significato più alto, che è quello del soffrire insieme e con qualcuno oppure al perdono (anche se ultimamente di quest’ultimo se ne sta facendo un uso paternalistico)
Oggi il mondo è governato da uomini ex tossici appartenenti a sette cristiane che si sentono dalla parte di Dio e che uccidono nel suo nome e che fanno loro il motto dell’occhio per occhio e dente per dente. Di fronte a questo scenario la paura dell’Islam ci sembra spropositata. A volte ci inquieta più una giacca impaillettata con spalline di un santone mediatico che canta alla Frank Sinatra e che tiene il microfono vicino al cuore...sta cosa ci ricorda qualcuno, sic! tutto ritorna…..
mercoledì, 07 giugno 2006
Una leggenda metropolitana
Incredibile ma vero, ieri in occasione di una cena italo-giapponese abbiamo avuto la riprova di come il mondo sia piccolo.
Ma procediamo dall’inizio, dovete sapere che l’appartamento vicino al nostro viene affittato a giapponesi che ottengono borse di studio per studiare lirica in Italia. In tutti questi anni abbiamo avuto modo di venire in contatto con molti di loro, specie i nostri genitori che pur non avendo mai messo naso (o quasi ) fuori dal territorio nazionale, se si esclude una serie di scriteriati viaggi a Lourdes, hanno sviluppato un’inspiegabile attrazione fatale verso il popolo del Sol Levante. Infatti se noi all’inizio ci siamo avvicinati a loro, diciamolo, per puro vanità peones, nella speranza di un proficuo scambio culturale su Hello Kitty oppure su cartoons tipo l’incantevole Creamy e Hello Spank, o ancora sulle recondite motivazioni che spingono le ragazze kanguro a conciarsi come delle battone decelebrate, abbiamo quasi subito abbandonato l’impresa visto il numero di sbadigli causati da conversazioni noiose a causa della distanza culturale e linguistica con i giapponesi. Diversamente i nostri genitori riescono a intrattenere sul pianerottolo di casa alti dibattiti sullo scaldabagno o sulla macchia di umidità del bagno, passando per il generale Yamamoto (fissazione di nostro padre), ipnotizzando l’attenzione dei disgraziati di turno. E si, perché c’è da dire che questi poveracci capiscono a malapena "ciao, sono tuo amico", ma i nostri genitori gli parlano di lettura comparata del contatore del gas (vorrei vedere nostro padre con un giapponese che gli parlasse nella sua lingua di contatori del gas), dell’imminente pericolo dei comunisti in Italia, in più snocciolando proverbi che qualsiasi persona distante anche soli 50 km da Caserta (le nostre origini sono casertane) non capirebbe. Ma c’è da dire che se qualunque straniero a sentirsi dire per la 203esima volta "il Generale Yamamoto che ottimo stratega militare, che imponente che fu l’attacco aereo giapponese contro la base militare statunitense di Pearl Harbour" (solo nostro padre in pieno 2006 ancora plaude al ruolo eroico dei kamicaze) si sarebbe fortificato in casa e avrebbe chiamato l’ambasciata per chiedere in suo soccorso l’intervento dei corpi speciali, un giapponese è diverso è così educato che pure se gli si desse merda per pranzo, la mangerebbe compiaciuto e dopo ringrazierebbe pure.
La motivazione della premura dei nostri genitori è comprensibile: il sentimento materno/paterno di protezione, da sempre frustrato dall’atteggiamento inacidito delle loro figlie che in certe giornate sono incattivite peggio della ragazzina indemoniata dell’esorcista, è stato così riversato su tali creature, secondo loro bisognose di una guida che li orientasse nelle strade pericolose della tentacolare metropoli. Questo sentimento è stato così preso alla lettera che le prime giapponesine spaesate che capitarono, si rivolgevano ai nostri genitori chiamandoli rispettivamente mamma e papà, dando a credere ai vicini di casa che i nostri genitori avessero avuto relazioni extra coniugali in terra d’oriente e non solo, nostra madre è anche la madrina di battesimo di una pianista giapponese che si è convertita al cattolicesimo. Preciso che la conversione non è stata indotta dal lavaggio del cervello della nostra famiglia, ma bensì da motivazioni personalissime.
Ritornando a noi, nonostante gli sforzi e le affermazioni di principio a favore di una convivenza pacifica tra i popoli, dobbiamo ammettere che come sentiamo bussare alla porta e capiamo che si tratta di uno di loro, urliamo" o gesù, arrivano i giapponesi" e spontaneamente ci viene da infilarci sotto al letto, mentre nostra sorella tenta di nascondersi nello sgabuzzino, tanto è la paura di una conversazione mortifera, costringendo nostro madre ad andare ad aprire, mentre ci rinfaccia "e voi andate pure alle marce della pace, rinnegate che non siete altro".
Insomma ci dispiace dirlo, ma sti giapponesi so’ buoni e cari ma sono pure tanto rincoglioniti, hanno un diverso senso dell’umorismo oltrechè un discutibile senso della realtà. Inoltre, ci domandiamo se facciano mai sesso, siamo tentate a credere che si riproducano soltanto attraverso casti palpeggiamenti nello loro affollatissime metropolitane.
Ritornando alla cena di ieri, era la volta di una coppia di sposi, lui un tenore ciccione dalle mani sottili e femminee, lei piccina e magrissima con cappellino annesso che pare un cartone, sempre nascosta dietro la sagoma del marito da dove ogni tanto si sporge per sorridere come una cavalletta, per poi nascondersi subito dopo… davvero tenera.
Le cene con i giapponesi a casa nostra si svolgono generalmente così: foto di rito prima e dopo il pranzo, sconcertanti abbuffate dei giapponesi (che non sappiamo se mangiano così tanto per eccessiva educazione o perché digiuni da svariati giorni), proverbi incomprensibili di nostro padre e gran finale con performance lirica con tenore o soprano (a secondo dei casi) che si cimenta in "o babbino caro" fino al repertorio popolare di "O’ sole mio" o di ""Torna a Surriento".
Anche stavolta la cena ha seguito gli stessi riti, se si esclude una descrizione imbarazzante di nostro padre sull’alluvione del dicembre scorso nella nostra città (giuriamo ha usato termine alluvione, manco abitassimo in Bangla Desh), per poi passare a descrivere le virtù terapeutiche dello zappare la terra (ci chiediamo come possa un giapponese capire cosa voglia dire zappare) .
A quel punto abbiamo cercato di porre rimedio all’imbarazzante esito della cena, chiedendo loro di vedere le foto del matrimonio. Detto fatto, i giapponesi laboriosi come formichine, si sono alzati di scatto per andare a prendere, alla velocità di Mazinga Z, il loro l’album di foto (rigorosamente con disegnini di coniglietti asessuati, che miti!). Mentre sfogliavamo e vedevamo foto di persone e ambienti kitsch come si possono scorgere in qualsiasi album di matrimonio in tutto il mondo, ecco comparirci una donna sulla cinquantina dall’aria vagamente familiare immortalata nell’intento di aggiustare il velo alla sposa, ci sembrava di conoscerla ma abbiamo pensato che probabilmente era dovuto al fatto che i giapponesi sono tutti uguali. La giapponesina vedendoci incuriosite dalla foto, ha precisato che la donna ritratta nella foto era niente che poco di meno che Ryoko Ikeda, la disegnatrice di Versailles no bara, che è poi la nostra Lady Oscar. Cacchio, loro conoscevano la disegnatrice del nostro cartoon più amato, è un pò come se un italiano in Giappone avesse mostrato le suo foto di matrimonio con Sofia Loren tra gli invitati.
A quel punto ci ha sopraffatto il ricordo delle nostre giornate di undicenne passate a imitare Lady Oscar nell’atto di sguainare il fioretto o cantare la canzone dei Cavalieri del re oppure a ripetere all’inverosimile la scena con le nostre amichette di Andrè che strappa la camicetta a Lady Oscar.. non si sa se fossero più morbosi i cartoni di quell’epoca o noi ragazzine in preda alle tempeste ormonali di quegli anni che già ci vedevano alle prese con due tettone imbarazzanti. Per certi versi crediamo che in quell’età di confusione sessuale, fossimo anche un po’ innamorate di Oscar François de Jarjayes (un po’ donna e un po’ uomo) ..in effetti sta cosa un po’ ci è rimasta ossia innamorarci di uomini piuttosto femminili e imberbi..d'altronde chi di noi ragazze non ha attraversato la propria fase lesbica tra i cinque e gli otto anni, credendoci innamorate della nostra amica del cuore, certe che una volta grandi avremmo convolato a giuste nozze con lei? Naturalmente eravamo anche innamorate di quel gran figo dello scudiere di Andrè, che una volta accecato ci pareva ancora più arrapante.
Insomma a dirla breve, sembrerebbe che la Ikeda li verrà a trovare nei prossimi mesi, cacchio nella nostra umile dimora in una periferia qualunque, verrà Ryoko Ikeda e ci farà fare l’autografo e in quell'occasione daremo prova con il nostro entusiasmo infantile di essere più coglione di tutti i giapponesi messi insieme.
Sta cosa ci ha fatto pensare alla leggenda metropolitana dei sei gradi di separazione, secondo la quale tutti gli abitanti della terra dal macellaio sotto casa nostra a Bin Laden sarebbero collegati l'uno all'altro da sei persone. A sto punto, vorremmo conoscere le persone che ci collegano a Hugh Grant, ora che ci pensiamo abbiamo la fortuna di conoscere la persona che ci collega a Kim Rossi Stuart…ma ancora non abbiamo sfruttato l’occasione… per renderci ridicole c’è sempre tempo, pertanto aspetteremo intrepide l’arrivo dell’Ikeda.
lunedì, 05 giugno 2006
Straparlare…
Chi è affetto da logorrea da timidezza come noi medesime è spesso attore inconsapevole di strafalcioni e gaffe. Spesso in particolari momenti di imbarazzo, esprimiamo concetti imbarazzanti o politicamente scorretti, dando l’idea ai nostri interlocutori di avere a che fare con deviate appena uscite dalla Casa del sole (centro di intervento per malattie sociali) o per filo naziste oppure per zoccole o suore a seconda dei casi. Potremo enunciarne tante di gaffe, ci viene in mente quella con l’amica disabile costretta su sedia a rotelle e noi che ce ne usciamo: "oggi mi sento proprio un’handicappata, non riesco a muovere una gamba". O quella con un’altra amica:
Noi: certo che i fan di Gigi D’Alessio sono dei gran coatti.
Amica: io sono una fan di Gigi d’Alessio.
Noi: …tu esclusa naturalmente.
stessa amica poche ore dopo.
Noi : certo che i calabresi sono proprio dei gran bastardi..
Amica fan di Gigi D’Alessio: io sono di origine calabrese.
Noi: (("cazzo!")) non ho finito la frase.. volevo dire che gran bastardi alcuni dei calabresi che conosco.
O ancora noi con il Capo, forza italiota e filo americano.
Noi: (a proposito della cattura del rais) che gran pena quel Saddam Hussein…
Il Capo : ma che dice? era un feroce dittatore.
Noi: si vabbè ma mi fa una gran pena (in questo, cazzare fino alla fine).
Oppure:
Noi (in pizzeria con amici): ho sentito un discorso del presidente iraniano Ahmadinejad, lo condivido dall’inizio alla fine, non è poi tanto feroce come sembra, a parte il fatto che vuol radere al suolo Israele con un’atomica, no ?
Il gelo su tutta la tavolata
Amici: ...e magnate sto supplì, va.
e per finire, ultima uscita con il Lemure, entriamo in macchina:
Noi : che macchina comoda , ma guarda lo spazio che c’è dietro .. incredibile (("uh che cacchio di lapsus!"))
Lemure : ma non ha mai visto una lancia Y?
Noi: no, è che davvero sono stupita dallo spazio dei sedili posteriori (("o cazzo, che sto dicendo, che sto dicendo? sembrerò una maniaca, recupera, recupera"))…uh uh volevo dire (("mostra competenza")) che è molto simile alla Yaris , fuori piccola, dentro grande, davvero un’ottima rapporto qualità prezzo (("recuperato, recuperato!!"))
stessa sera al cinema, nel film si parla di circoncisione…
Noi: mai capito poi tecnicamente sta’ circoncisione…
Lemure: be è la rimozione della (…)
Noi: grazie, sai non sono esperta di cazzi (("Gesù, sembrerò una lesbica vagino-centrica"))
Lemure:?
Noi: .eh… cioè….non è non abbia mai visto un cazzo…figurarsi…nel senso che non sono certo lesbica (("o mio Dio, dove sto andando" ))… uh uh… vuoi una caramella (sfiliamo il cappuccio del contenitore) uh guarda funziona proprio come il prepuzio, ho detto bene? (("voglio morireeee")).
giovedì, 01 giugno 2006
Sugli effetti devastanti della singletudine nelle donne.
Noi e la mangiauomini in centro per negozi:
Noi: che carino il vestito, ora me lo provo.
Mangiauomini: ma! (con aria schifata e prevenuta).
Noi: (una volta indossato) che dici?
Mangiauomini: ma…ti fa un culone tanto…
Noi: (sgrunt!!!) in effetti non l’avrei mai comprato, vabbè andiamo.
Altro negozio:
Noi: che bei pantaloni…
Mangiauomini: ma sei rincoglionita, costano troppo.
Noi: uh.. guarda la gonna, andrebbe bene per il matrimonio di G, che dici?
Mangiauomini: (con aria stizzita, afferrando con rabbia la veste e accostandola al nostro viso) mio dio, ma non lo vedi? sto colore ti sbatte da morire.
Pausa di silenzio, tensione nell’aria, nostri occhi fessurati e fumo dalle narici, i commessi, guardandosi le spalle, indietreggiano al rallentatore capendo che tra poco il negozio imploderà e cercano di porsi al riparo.
Noi: (facendo prima un bel sospiro) ADESSO MI HAI ROTTO IL CAZZO!….sai solo dire cose negative, umiliare le persone è il tuo sport preferito ma la verità è che a te piacciono le cose brutte, e sei invidiosa perché tu compri solo sacchi dell’immondizia, pulciara che non sei altro….
Ora fuori al negozio.
Mangiauomini: sai che certe cose non me le posso permettere, sei una stronza..
Noi: (con mani tremanti) non volevo dire questo, volevo dire che stai sempre a criticare, sei così negativa.
Mangiauomini: ma vaffanculo…
Noi: a fanculo ci andrai te.
Il tutto accompagnato da parole urlate e rotte dal pianto con i passanti che ci credono due lesbiche in fase di rottura.
Mangiauomini: vattene va.
Noi: me ne vado certo….non ti preoccupare non mi vedrai mai più.
Ci allontaniamo, camminando senza una meta in un pianto a dirotto, squillo del cellulare, è la mangiauomini, ma il cellulare si spegne perché scarico, cazzo la tapina crederà che stiamo chiudendole il telefono in faccia, dobbiamo cercarla e trovarla a tutti i costi. Iniziamo a correre manco fossimo la donna bionica, siamo paonazze e sudate, mentre intanto riaccendiamo il cellulare che di nuovo squilla e di nuovo si spegne, cacchio che sfiga…ci stiamo innervosendo, ritorniamo sul luogo del delitto, snocciolando preghiere ad entità superiori affinché l’equivoco possa essere presto chiarito, siamo affrante e in preda ai sensi di colpa, mentre stiamo per gettare la spugna, ecco che i numi ci hanno dato ascolto, la vediamo apparire di fronte a noi… siamo oramai due donne distrutte dal dolore e dal risentimento.
Mangiauomini: certo che sei una stronza a chiudermi il telefono in faccia.
Noi: guarda che ti sbagli ti giuro, il cellulare si è spento, ti giuro.
Mangiuomini: mi hai fatto soffrire.
Noi: perdonami, ma anche tu mi hai fatto soffrire.
Mangiauomini: scusami non volevo.
Noi: no, perdona me, a volte sono pessima (diciamo questo e singhiozzanti la avviluppiamo in un forte abbraccio)
Mangiauomini: ti devo dire due cose: una è che ti voglio bene, non scordarlo mai...
Noi: si, anch’io tessoro, l’altra?
Mangiauomini: secondo me invece de fà ste scenette, dovremo scopà di più.
Noi: (ricomponendoci e sciogliendoci imbarazzate dall’abbraccio) hai senz’altro ragione.
…siamo d’accordo sul fatto che due uomini avrebbero risolto la cosa con una sana ed energizzante scazzottata.
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