vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


mercoledì, 27 settembre 2006
 

Sancho Pansa e la Pescivendola

Quello che stiamo per raccontare non ha subito alcun tipo di forzatura anzi siamo amaramente consapevoli che non riusciremo mai a rendere a parole quello che è successo nei giorni scorsi in occasione di una conferenza di lavoro, perché trattasi del classico cliché dell’uomo di potere invaghito della giovane amante che lo tratta davanti a tutti come un mocho vileda. Avevamo già accennato nei primi post di Sancho Pansa (capo dei capi) e della sua amante storica la Pescivendola, bè in questi giorni abbiamo avuto il piacere di ospitarla quale guest star alla conferenza, dove per piacere intendiamo lo stesso che potremo provare qualora un incudine ci cadesse sull’alluce del piede.

Tale Pescivendola è lo stereotipo della donna siciliana presente nell’immaginario collettivo: aggressiva, irrazionale all’ennesima potenza, teatrale, voce stridula e sempre sopra di 2 ottave rispetto al normale, gesticolatrice, sanguigna, maleducata, insomma una passionara che si infervora su tutto, ad esempio, per dimostrare che dice il vero su una qualsivoglia stronzata, è capace di esclamare: " ieri ho fatto la pasta e fagioli ve lo giuro non potessi più ritornare a Palermo" oppure: "potessi ritornare a Palermo con le gambe amputate" o anche meglio: " potesse cadere in questo istante la testa a mio figlio" e amenità del genere ma non contenta è una tipa che se il nostro collega afferma: "ieri ho visto in tv Anna Falchi, che ragazza graziosa (vabè magari non dice proprio così però è un ragazzo per bene e al massimo dice "che bona"), la Pescivendola si sente in dovere di difendere la categoria delle fidanzate e rivolgendosi al nostro collega che intanto si fa tutto rosso presagendo la cazziata, gli fa " M. se solo ti azzardi a tradire la tua fidanzata che non ho ancora avuto il piacere di conoscere ma che reputo femmina sopra ogni sospetto, ti giuro su quell’anima immacolata di mio figlio, giuro M. che ti mangio il cuore" tutto recitato con fortissimo accento siciliano che solo a sentirla ci viene da buttarci sotto alla scrivania con le mani alzate chiedendo pietà come fanno le vittime prima di essere impallinate da un killer mafioso.

Naturalmente Sancho Pansa tanto è implacabile e senza pietà con tutti quanto è un agnellino e un burattino in mano alla Pescivendola, quando c’è lei, si trasforma in un vecchio rincoglionito, una macchietta uscita dalla penna di qualche umorista. Aggiungiamo che in virtù del caratteraccio della Pescivendola per niente gestibile o forse gestibile solo in qualche centro terapeutico di igiene mentale, la stessa dà sempre risposte storte a tutti e noi che ci piace provare ogni tanto l’ebbrezza del rischio, le diciamo frasi del tipo: " ma N. come ti sta bene la gonna, hai delle belle gambe (cosa tra l’altro vera).Pescivendola (urlando): "cosa? io ho gambe bruttissime e chi me lo dice mi prende per i fondelli" oppure:

Pescivendola: "io donna religiosissima sono"

Noi (con aria ingenua): " ma te la fanno fare la comunione anche se sei divorziata?"

Pescivendola (con occhi strabuzzati): " mì che dici? amicissima con il parroco sono, quando mi vede le lacrime agli occhi gli vengono a iddrù, certo che faccio la comunione, donna per bene sogno (n.d.o: nel senso di sono) oghei (ok)?".

Tornando al Convegno, nonostante la Pescivendola sia sgradevole e urticante come il peperoncino negli occhi, è stata accolta con tutti gli onori da dirigenti e amministratori che si genuflettevano al suo passaggio come nelle migliori tradizioni fantozziane. Ma arriviamo al momento topico, eravamo a pranzo, noi, i colleghi, la pescivendola e Sancho Pansa, l’aria era tesissima in quanto la Pescivendola era più incazzata del solito e ad ogni frase di Sancho Pansa lei sbuffava esclamando "che schifo, che schifo". Tutti noi costernati non potevamo far altro che sventolarci il menù, aspettando rassegnati che da un momento all’altro il sipario si aprisse per la messa in atto del dramma finale e infatti…..

Sanho Pansa: "signora, la prossima settimana andrà a Milano per lavoro"

Pescivendola: (urlando letteralmente e con le mani tremanti):" cosa? lei sta offendendo la mia dignità, anche se non ho un marito, io una casa ce l’ho, ha capito? ho i valori delle analisi sballati, non posso andarmene in giro".

Sancho Pansa : "ma signora non si agiti, mi dica lei quando potrà andarci…"

Pescivendola: "allora non mi sono spiegata, ora mi sto incazzando, non ci andrò, prenda i provvedimenti che vuole, io ho una dignità, sappia che io per l’orgoglio (n.d.o: ma che c’entra l’orgoglio?) ho mandato all’aria un matrimonio, ci metto un attimo a mandare all’aria un lavoro".

A questo punto, sbattendo il tovagliolo sul tavolo tra le lacrime se ne è andata.Il gelo è caduto tra tutti i commensali, ci sventolavamo ancora più forte e c’era chi guardava in aria, chi i piedi, chi fingeva di dover andare urgentemente al bagno. Sancho Pansa impallidito ha intimato al suo scagnozzo, collega particolarmente lecca culo, di andarla a rincorrere e poi rivolgendosi a due nostre colleghe ha ordinato di andare anche loro a dare conforto alla poverina. Da lì in poi, una vera e propria pantomima, lei con la sigaretta in mano e tutti dietro a rincorrerla cercandola di farla ragionare, tra lacrime, finti svenimenti e ramanzine di lei verso tutti e tutti, intanto anche noi ci eravamo unite al gruppetto delle prece perché se pure la cosa era alquanto ridicola era troppo divertente per non tuffarsici.

Evidente come da questi frangenti si palesi l’iniquità della vita, che se noi o qualche altro collega avesse fatto la scena della Pescivendola, Sancho Pansa ci avrebbe messo in fila di spalle e ci avrebbe fucilato sul posto.

Inutile, niente è cambiato dall’epoca dei cavernicoli che si prendevano a mazzate per il possesso delle donne, passando per il ratto delle sabine o per la corte di Re Sole, la morale è sempre la stessa, finché ci saranno uomini al potere, il mondo girerà sempre e solo intorno alla fica.

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venerdì, 22 settembre 2006
 

Mitomania e vizi affini.

Sarà perché siamo micromani, sarà perché siamo delle real-pessimiste ma la categoria che meno sopportiamo è quella dei megalomani e dei mitomani. Già perché sulla nostra strada ne abbiamo incontrato tanti, da quelli innocui a quelli più pericolosi che avrebbero rappresentato materiale utile per lo psichiatra Andreoli. Riportiamo qui di seguito alcuni esempi umani:

Cazzetto presuntuoso: è un collega che incontriamo in occasioni di congressi e conferenze, bell’aspetto, giovanile e al contempo vecchio dentro (uno per intenderci che si vanta di aver fatto confezionare, in occasione del suo matrimonio, quali bomboniere porta ceneri della Murrina), dotato di sorriso ammiccante da eterna presa per il culo verso qualsiasi persona che interagisca con lui. Dobbiamo ammettere che il predetto all’inizio ci faceva una certa soggezione perché il suo lavoro era attorniato dal mistero più fitto, quando sentivamo il suo nome era sempre perché qualcuno diceva: "chiamiamo il cazzetto presuntuoso che ci risolve il problema" ovvero: "signorina mi chiami il cazzetto perché qui c’è un’anomalia" o anche " a se ci fosse stato il cazzetto presuntuoso avremmo fatto una migliore figura". Lo stesso poi se usciva con frasi del tipo: " certo che se non ci fossi io" , "avvocato eccomi non si agiti, risolvo tutto" oppure verso di noi con sorriso beffardo: "perdonami, perché sei qui?" e noi: "perché devo dare informazioni" e lui: " a già ", ridendo fra sé con una cazzo di espressione tra la pena e il divertito. Quando abbiamo avuto l’onore di vederlo all’opera abbiamo finalmente compreso di che lavoro delicato e impegnativo si trattasse, un lavoro che giustifica la gran quantità di cellulari di servizio e di indennità che percepisce. Precisamente il cazzetto presuntuoso è addetto alla organizzazione degli spazi espositivi dell’ente in occasione di meeting vari, ma in realtà essendo tutto dato ad una società esterna, il lavoro del cazzetto si limita allo spostamento di tavoli e sedie e quando c’è un’emergenza è perché i capi dei capi (pure loro dei poveracci) lo interpellano sul migliore punto dove posizionare la pianta finta se a destra o sinistra del tavolo o se tal logo vada messo per orizzontale o verticale. Adesso capiamo perché ha quell’aria strafottente, già perché così tanta specializzazione professionale non si era mai vista e poi si lamentano della fuga dei cervelli…..

Il collega barilotto: è la nostra nemesi, non lo tolleriamo, alla sola sua vista ci vengono istinti omicidi, nonostante tutti i suoi sforzi per piacerci (è così narcisista che vuole piacere a tutti indistintamente) con regali anche di un certo prezzo, con complimenti falsi come il sorriso del Berlusca, e pose da bambi e vocetta da frocietto annessa, non fa altro che irritarci e aumentare la nostra idiosincrasia nei suoi confronti. Avevamo già detto che il barilotto è fidanzato con una nostra collega "la segretaria icona" (vedi cronache di ordinaria vita da ufficio). Nonostante una apparente sproporzione visiva della coppia, si comprende la felicità dell’unione in quanto, nonostante lui sembri un commendatore degli anni 60 e lei Monica Belluci, hanno una cosa in comune: sono più superficiali, laccati e finti della coppia Briatore-Gregoraci con l’aggravio che prendono il nostro stesso stipendio. Lui è tutto un’ostentazione, solo lui ha cultura, solo lui è dotato di un’anima sensibile e per di più si vanta di essere un grande amatore, ha avuto a suo dire più di 100 partners (ha detto veramente così), tutte naturalmente strafiche. Su quest’ultimo punto vale la pena di soffermarci, perché quest’uomo è quanto di più all’antipodo dell’amatore possa esserci per fisico e intelletto e non tanto perché fa schifo alla morte, ce ne sono tanti di uomini brutti ma dotati di fascino, ma perché non è uomo è piuttosto un orsetto asessuato, il classico compagno di classe che tutti noi abbiamo avuto al liceo e che abbiamo coccolato per tenerezza perché al massimo ci sembrava un bastardino inzuppato trovato all’angolo della strada, il classico ragazzo a cui la pubertà non si è palesata, e infatti il collega barilotto mostra meno dei suoi anni, è pingue più che grasso oltreché tozzo in quanto alto pressoché un 1 m 55. C’è da dire che va sempre in giro con una 24 ore, stracolma e non di documentazione d’ufficio bensì di medicine perché il tapino soffre di tutte le allergie immaginabili e per di più è un ipocondriaco della prima ora, tra tutti i medicinali che porta con sé, vanta anche il moment rosa atto ad alleviare i sintomi mestruali e non solo, si vanta pure di andare in giro per alberghi lussuosissimi tirando fuori spray disinfettanti. Immaginate voi se questo poveraccio può essere il prototipo del latin lover che vuole far credere. Quando poi sfila dalla tasca un catalogo di borse Gucci o Bulgari, noi non riusciamo a starci zitte e schifate lo apostrofiamo in codesta maniera " che ommo e’ merda che sei". Per quanto riguarda il lavoro anche in questo caso ci troviamo di fronte al classico tipo che si sente l’unto dal Signore e nonostante la realtà lavorativa lo schiaffeggi ogni santo giorno e i capi dei capi lo detestino e lo umilino in continuazione, lui si rialza sempre con quel cazzo di ottimismo da distorsione della realtà che solo esseri superficiali e vanesi possono avere, famosa una usa riflessione a proposito dell’ennesimo spostamento che gli era stato imposto, con aria misteriosa come di uno che era venuto a sapere il terzo mistero di Fatima, se ne uscì "dovete sapere che mi spostano perché vogliono farmi crescere professionalmente e far conoscere tutte le realtà dell’ente così da poter un giorno sostituire il dott. P. (n.d.O. il dott. P. è il Direttore Generale del nostro Ente).

Il cocco di mamma: nostro vecchio amico, figlio unico, si sospetta adottato, con mamma anziana al seguito di origini germaniche che ha un’aria da guardia delle SS dei dormitori femminili di Auswitz, che spesso davanti a tutti lo accarezzava abboccolandogli i capelli. Questo poverino è uno per intenderci che una volta venne a casa nostra, zoppicando e alla nostra domanda su cosa fosse accaduto, ci rispose che un treno aveva deragliato sulla tuscolana e gli era andato addosso, distruggendogli la macchina. Da sottolineare che sulla tuscolana non passano treni o meglio c’è un ponte ferroviario ma escludiamo che il treno fosse sceso giù dal ponte e se vogliamo essere puntigliose, ricordiamo che allora il cocco di mamma guidava una cinquecento (modello vecchio), dubitiamo che se un treno fosse andato addosso a una cinquecento, il cocco di mamma potesse ancora andarsene in giro claudicante, sarebbe stato più verosimile che sul luogo dell’incidente, la scientifica stesse ricomponendo il corpo straziato come si fa per un puzzle.

La pscotica per antonomasia: questa poverina, figlia di amici di famiglia, è la mitomane per eccellenza, anche lei come il cocco di mamma ogni tanto zoppicava, mimando pseudo fratture alle gambe (dicono che sia una cosa ricorrente tra gli psicotici fingere traumi agli arti) e a proposito di una gamba fratturata una volta ci raccontò che delle persone l’avevano seguita e l’avevano spinta giù dal treno in corsa (ricorrente anche il tema del treno). Vantava anche importanti incarichi lavorativi tipo: a 25 anni si fingeva direttore di una filiale di banca mandandosi fiori a casa quale omaggio dei suoi clienti per l’ottimo lavoro svolto. Una volta incontrandola ci raccontò che poche ore prima era stata vittima di un incidente stradale e che era stata liberata dai rottami della macchina con la fiamma ossidrica. Ma il plus ultra lo toccò una volta quando fu, a suo dire, testimone di un omicidio, proprio davanti a lei fu accoltellata una donna e lei ebbe la prontezza di riflessi di mettersi una busta di plastica sulla mano (per non lasciare le impronte) e di togliere l’arma dalla schiena della poveretta oltre che di rincorrere i suoi assassini. 

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giovedì, 14 settembre 2006
 

La notte bianca secondo noi

Anche quest’anno, possiamo ufficialmente dichiararci sopravvissute alla notte bianca. La notte bianca rappresenta tutto ciò che più detestiamo per i principali motivi: il riversarsi in strada di masse inebetite con sorriso stampato sulla faccia, arrivo di barbari avvinazzati e incolti da ogni dove, traffico all’ennesima potenza, miasmi e zaffate nell’etere e tangibile aspettativa di gioia e divertimento che alla fine della giornata inevitabilmente verrà delusa. Tale spasmodica fiducia può essere paragonata ad una vera e propria messianica, questo grazie ai potenti mezzi di comunicazione e bravi strateghi di marketing che ce l’hanno fatta a peperini, creando un clima convulso da grande evento neanche avessero scovato nelle caverne Bin Laden.

Vogliamo poi parlarne di come tutto è venduto, spacciandolo per cultura? In tale isteria, sarebbero capaci di organizzare una visita guidata allo sterco di un scalognato cavallo che trascina la carrozzella per le vie del centro prima di esalare l’ultimo respiro; naturalmente il ricordino della povera bestia sarebbe illuminata dalle luci di Vittorio Storaro. Questo non è promozione della cultura bensì è macelleria della cultura. Allora tutto diviene evento, pure la sora Mirella che fa le grattachecche o la casalinga di Centocelle che stende i panni assurgono a simbolo della città eterna, elevate a motore della cultura e a esempio per le future generazioni. Tanto che si vocifera che il Sindaco con codazzo di assessori al seguito, nel suo peregrinare da una manifestazione sulle lenticchie nostrane all’inaugurazione di una mostra sulla vita e le opere dell’elettricista Nino, si sia presentato ospite inatteso a casa di certa famiglia Cecconi nel cuor di Testaccio mentre a tavola era intenta ad addentare una coda alla vaccinara, con il pretesto che trattasi di cucina tipica che va valorizzata nonché preservata dall’Unesco quale patrimonio dell’umanità. Lo stesso non pago, giunto poi alla villa del centro, per l’iniziativa "il valzer dei pesci", ribadisce per la centesima volta la volontà di partire quanto prima per una missione in Africa (forse pure in Angola o in Ciad hanno necessità di qualcuno che gli organizzi gli eventi, tipo la sagra del pentolone vuoto) la cui partenza guarda caso si dilata sempre più nel tempo non appena gli si presenti la possibilità di incarichi istituzionali di spicco, insomma la notte bianca si identifica completamente con il suo promotore, un buon tiranno che riduce tutto ad "un volemeso bene", un panem et circensem che dà adito a più che un sospetto.

Per quanto ci riguarda, c’è da dire che la notte bianca è da sempre foriera di disgrazie quali acquazzoni che disintegrano la messa in piega, amicizie troncate e sbucciature di ginocchio e anche quest’anno la sventura non si è fatta attendere. Il Lemure ha infatti mostrato quella parte del carattere che non aveva avuto occasione ancora di venir fuori, ossia: il lato bastardo che permea ogni cellula di ogni maschio che vive su questa terra. C’è da dire che, fin dall’inizio della serata, ci eravamo immolate per amor suo ad andare a vedere Celestini e Paolini a dibattere sulle ingiustizie del mondo, rinunciando ad una ben più interessante uscita con la Mangiauomini che avrebbe presentato a tutta la compagnia la sua nuova fiamma, il Cicci (di cui si vociferava che fosse un super dotato proveniente dalle nebbiose e perigliose lande del Seveso). Non solo, dopo essere state per circa tre ore in piedi senza riuscire a vedere alcunché, tranne che l’alopecia di quello di fronte a noi, ecco palesarsi per caso una coppia di darkettoni ex colleghi del Lemure con i quali ha da subito formato un indissolubile trio, da cui siamo state escluse irrimediabilmente. Non solo non siamo state presentate ma il trio discorrendo discorrendo, è andato a prendersi una birra dimenticandosi di noi e quando ci siamo nascoste dietro un albero (si, a volte siamo cretine) per vedere che effetto gli facesse, manco per il cavolo che il bastardo ci è venuto a cercare. Dopo circa un’oretta di questa umiliazione, con noi che guardavamo al trio con le mani incrociate e la faccia da cazzo (questo si, lo ammettiamo) si è deciso di visitare gli studios cinematografici, situati lì nei pressi.Il Lemure ha incominciato a camminare avanti, dandoci tutto il tempo le spalle, fortuna vuole che ci ha raggiunto il Lemure II con cui si siamo intrattenute a scambiare due parole…. certo che parlare di fortuna e Lemure II nello stesso rigo è un ossimoro però a volte i nemici possono essere dotati di maggiore lealtà rispetto a quella dei fidanzati. Quando poi il Lemure ha imboccato un capannone sempre più distratto dalla conversazione con i darkettoni, noi ce ne siamo andate in un altro, e mentre passeggiavamo nella ricostruzione di Brooklyn dei primi anni del 900 e ci venivano strani pensieri tipo il Lemure impallinato da un gangster mafioso, meditavamo di darci alla fuga …tanto è che dopo circa mezz’ora il mentecatto ci ha cercato con il cellulare, lo abbiamo raggiunto con un viso di pietra e con un sopracciglio attorcigliato neanche fossimo Marrabbio di Licia Dolce Licia, ha capito che erano guai e vilmente si è guardato dall’avvicinarci, temendo rappresaglie di ogni tipo.La gita agli studios è stata un vero squallore se si esclude la scena di noi che arrivate in un finto borgo medievale, sotto una chiesa di polistirolo abbiamo alzato lo sguardo e le mani verso i fiocchi di neve artificiali che scendevano copiosi dal campanile (questo gesto ci ha rimandato ad un altro, non era forse Winona Ryder in "Edward mani di forbice" a fare lo stesso?). L’unico sobbalzo ma di rabbia è stato quando siamo passate davanti all’accademia della De Filippi e di Costanzo, giuriamo che se in quel momento avessimo incontrato Kledi o Milton avremmo potuto scuogliarli con le nostre mani stesse. Insomma dopo aver trascorso le ultime tre ore della serata impassibili come statue di sale, gli amici finalmente si sono congedati e a quel punto… sentivamo la zitella che dimora silenziosa in noi impossessarsi di ogni nostra fibra, il livello di acidità crescere a livelli pericolosi mentre un ghigno diabolico si palesava sul nostro viso pallido, sì, ci saremmo pentite delle nostre azioni di cui da lì a poco saremmo state protagoniste ma non potevamo fare a meno di giubilare perché il momento tanto agognato da qualsiasi femmina ferita che è stata in silenzio per un tempo superiore a quello dei due minuti, era arrivato, sì, era arrivato il momento della: scenata isterica con relativa cazziata.

Noi: "grazie di avermi fatto passare la serata più orribile della mia vita, lo sapevo, non dovevo mettere il naso fuori dalla porta, mi hai portato a farmi due coglioni così, impedendomi di andare con i miei amici a conoscere il Cicci e cosa hai fatto? Non mi hai degnato di uno sguardo per tutta la sera".

Lemure:…………

Noi: " non dici niente, eh? sei un bambino, gli stessi tuoi amici non mi hanno mai rivolto lo sguardo in tre ore, anzi che dico (guardando l ‘orologio) in tre ore e un quarto, e lo sai perché?

Lemure: …

Noi: non rispondere, te lo dico io, perché mi hanno guardato con i tuoi stessi occhi, quelli dell’indifferenza, io ero niente, non contavo nulla, ma io non sono il tuo cagnolino e non mi hai trovato sulla strada, anch’io ho una dignità, sai?

Lemure:……..

Noi: che avranno pensato? che ero una poveraccia, avranno tutti riso di me (e giù tutte le possibili e immaginabili ipotesi da manie di persecuzioni)

Lemure: ..

Noi: " ti dirò di più, se ti sei integrato con i miei amici non è perché sei simpatico, sappilo, è perché ti ho fatto integrare io, considerandoti e coinvolgendoti, se fosse stato per te saresti stato in un angoletto immusonito e bestia quale sei, non hai da dirmi niente?

Lemure:…..

Noi (((ecco fatto, ora dirà che lui è fatto così, che non ci può fare niente, prendere o lasciare, anzi che ho ragione io e che non è pronto per rapporti seri)) no, non rispondi ? dì qualcosa….

Lemure: "scusami, mi hai dato una bella lezione…"

Noi :scusa, cosa? Mi stai prendendo in giro (che cosa non sta funzionando, perché ancora non mi ha accannato con rassegnata sollecitudine e cortesia)

Lemure: "lo sai che non sono il tipo che sa mettere insieme le persone…dai ti porto da una parte, così ne parliamo"

Noi: (((ecco ora mi porterà in qualche luogo buio e desolato e mi darà una botta in testa e mi butterà al fiume oppure mi lascerà e mi ci butterò io al fiume e comunque sia, il mattino dopo, un rumeno con maglia gialla fluorescente e pantaloni a scacchi verdi acido troverà il mio cadavere intrappolato tra le canne del fiume velino))) va bene, ma di che dobbiamo parlare, abbiamo risolto, noooo?

Lemure: " Ti fidi?"

Noi: "e si certo " (figurarsi come il figlio coccodrillo della sua mamma).

Dopo un quarto d’ora, sul motorino, in centro:

Lemure: "tieniti pronta, dopo la curva guarda in alto"

Noi: "che devo guardà?….."

Ed ecco l’epifania, ecco palesarsi ai nostri occhi assonnati una scultura di luce silenziosa e possente, che modifica lo sky line, nuova protagonista della notte della nostra città, il residuo post industriale del Gazometro.

Noi: "ma non mi dovevi parlare?"

Lemure: (col naso all’insù) "Ti volevo far vedere questo, ti piace?"

Noi: "suggestivo, ho sonno, poi mi riporti a casa?"

 

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martedì, 05 settembre 2006
 

La nana pessimista e il Lupo Ezechiele.

La grande novità di questi primi giorni di settembre è che il Lemure non ci ha ancora lasciato nonostante tutti gli sforzi messi in atto a far sì che questa sciagura avvenga. Abbiamo fatto di tutto:

Abbiamo preferito una nefasta vacanza con la sorellonza piuttosto che cedere all’invito del Lemure di seguirlo per fiordi norvegesi, con l’allettante prospettiva di passare tutta la settimana a fare sesso scalmanato presso isolati villaggi di pescatori;

Abbiamo sfidato la sorte esortandolo a recarsi in vacanza con il suo migliore amico, il Lemure II (precisiamo che il Lemure II è da sempre nostro grande nemico, trama a tutti gli effetti affinché il Lemure ritorni a essere lo scapolone di un tempo per condividere inutile serate passate a tirarselo, ingurgitando litri di birra, a rimirarsi il gonfiore dello stomaco e a vedersi videocassette per cultori di movie serie B, tipo "la Vergine di cera", acquistate a 3 euro sulle bancarelle. Aggiungiamo che ora hanno anche la stessa parlata, infatti i due felloni imitano con manifesta soddisfazione la parlata di Mario Carotenuto nel film "Ladro lui, ladra lei" e così bene che quando parliamo al telefono con il Lemure I, ci sembra di parlare con il Lemure II o con quella buon’anima del Carotenuto).

Non soddisfatte lo abbiamo convinto della nostra incurabile zitellagine infatti una volta sfidate a chi più era il più zitellone dei due, lo abbiamo azzittito, esponendo argomentazioni insindacabili tipo: "la vera zitella chiude il cellulare alle ore 21.00 spaccate dovesse pure chiamare Gesù Cristo, la vera zitella va a dormire durante la settimana alle 21.30 dovesse pure andare a fuoco il palazzo e dovesse pure esserci il fidanzato in stanza che si è trattenuto per aggiustare il video registratore con la sorella (fatto davvero accaduta con un ragazzo che si frequentava tempo fa), la vera zitella ama fare khilometriche passeggiate da sola inforcando occhiali graduati che la fanno somigliare ad una mosca tse tse, non dando confidenza a nessuno per strada neanche a chi le urla "signorina mi aiuti sto affondando nelle sabbie mobili" (cose assai probabile nella nostra città per via delle buche spaventoli che se ci si sporge i cinesi ci fanno ciao e infatti chi meglio di noi romani può indulgere nell’adagio tormentone la Cina è vicina?), la vera zitella va al ristorante con il ragazzo che mentre le tiene la mano e la guarda negli occhi, lei lo guarda per carpire i segnali di quando e come pronuncerà le fatidiche parole "M. ti devo dire una cosa, tu sei una persona splendida, io penso di non meritarti ecc…"

Non contente ancora del nostro sputtanamento di cui sopra, siamo state vicinissime a mandare tutto a puttane quando una sera, davanti casa, il Lemure con tanto di sguardo spermatico ci ha avvinghiato con forza e noi abbiamo pronunciato la nostra condanna a morte e precisamente: "Dai Sam (NdO: nome dell’inglesino) , mi fai male". A quel punto, il Lemure che è uomo di sangue, si è ammutolito, ha preso il motorino e se ne è andato, lasciandoci come delle coglione a urlargli dietro che era stato tutto un fraintendimento. Naturalmente la mattina dopo sono seguite patetiche giustificazioni del tipo " ma non è colpa mia, è che sono dislessica, pensa che il corridoio lo chiamo ruscello e poi non ti chiamo spesso con il nome di mia sorella oppure Andrea? che poi chi cazzo è sto Andrea, non conosco nessuno Andrea, dai che ci posso fare che mi si accendono delle sinapsi che non posso controllare". A queste parole, il Lemure, uomo particolarmente musone, si è mostrato stranamente comprensivo. C’è da dire che il giorno del "mi accuso pur di tenermi uno straccio di uomo" si era diretti al solito lago per il week end e che una volta perdonate in maniera così frettolosa, noi non ci siamo per niente rasserenate e ci è persino venuto in mente che avesse fatto finta di passarci sopra ma che avesse in mente un piano diabolico che poi era quello di ucciderci e buttare il nostro corpo al lago o nella botola della cantina di casa sua (tant’è che stavolta ci siamo premunite di dare l’indirizzo esatto della località lacustre ai nostri familiari almeno per assicurarci una degna sepoltura). Si potrebbe pensare che siamo state esagerate ma in fondo che cosa dovevamo pensare di un uomo che si frequenta da appena due mesi, che è spesso protagonista di improvvisi e sospetti silenzi e di occhiate torve, che ci dice "non sembra, ma sono un bastardo" e soprattutto che somiglia in maniera impressionante a Lupo Ezechiele (lui dice di somigliare di più a Lupo Alberto)? Comunque per fugare ogni dubbio ci siamo accertate che nel portabagagli della sua macchina non vi fossero corde e vanghe, come succede in tutti i film thriller che si rispettino.

Dobbiamo ammettere che invece si è trascorso un bel week end che proprio non ci aspettavamo e quando oramai rasserenate gli abbiamo detto che avevamo sospettato che ci volesse uccidere per vendicare l’onta della sera precedente è seguito un dialogo surreale:

Lemure: (con aria tra il divertito e lo stupito) ma se hai sospettato che sarei potuto essere un assassino perché hai deciso di trascorrere comunque il week end con me?

Noi: (con tono allarmato) ma che scherzi, zitellona come  sono? E' meglio rischiare di essere ammazzate che perdersi un week end di sesso, devo recuperare i periodi di astinenza, son sotto di parecchio, sai?"

postato da ossimoro73 | 14:02 | commenti (11)


venerdì, 01 settembre 2006
 

Partire è un po’ come morire

Le vacanze sono finite e, diciamolo, con nostro grande sollievo e si! perché innanzitutto le vacanze sono occasione per noi di crisi e agitazione, in quanto le certezze quotidiane vengono a vacillare e il caos del mondo ci assale, specie nel momento in cui occorre spostarsi da un luogo ad un altro, in più teniamo conto che sono un paio di anni che decidiamo di andare in vacanza con la persona più cara al mondo (nostra sorella) ma che è, al contempo, la persona più deleteria che conosciamo in materia di vacanze. Già perché ogni anno ci incaponiamo nell'evitare le vacanze con le amiche alle quali vogliamo molto bene ma che sappiamo essere delle iene e urticanti come l’ortica in un paio di mutande e, pertanto, finiamo per portarci in vacanza nostra sorella che è poco più docile delle amiche belve ma che è sicuramente molto più pestilenziale in quanto afflizione, angoscia e pessimismo cosmico. Ammettiamo che pagare la vacanza a nostra sorella è davvero una perversione non solo perché non se ne trae un bel minimo di riconoscenza ma anche perché fa di tutto affinché vadano male le cose, insomma partire con la sorellonza è come pagare qualcuno affinché ci dia una martellata sulle gengive oppure ci cavi gli occhi.

Ritornando alla vacanza di quest’anno, la nostra scelta è ricaduta su Vienna dopo ampi dibattiti del tipo:

Noi: "che dici Lisbona o Vienna ?"

Sorella: "non mi va di andà con te…"

Noi: "ma dai una cosa tranqulila , ti pago tutto."

Sorella: che palle che sei, vabbè Vienna perché è più vicina e se me rompo, me ne posso andà via prima"

Scelta la meta, si avvicina il giorno della partenza, l’11 agosto, ma il giorno prima...:

TG: "scovato un covo di terroristi, stavano organizzando un attentato probabilmente per l’11 agosto data significativa per Al Quaeda, aeroporti nel caos".

Sorella: (con mani sulla faccia tipo urlo di Munch) "Dio mio, io non parto più, non lo prendo l’aereo, neanche il Lexotan mi posso portà, non si può portare nessun liquido a bordo e io come faccio?".

Noi: "ma andiamo a Vienna, chi se la incula Vienna"

Sorella: "con la sfiga che ci troviamo….poi la prossima settima ho la cena con Luce (NdO: Luce è il nomignolo del ragazzo che nostra sorella idolatra da circa 10 anni - l’elemento ossessivo è piuttosto presente nella nostra famiglia- da segnalare che trattasi di ex seminarista ora rifondarolo la cui unica passione sembrerebbe essere quella di incatenarsi al provveditorato agli studi oppure alzarsi in vacanza alle sei del mattino e farsi un’inerpicata per i monti per assistere a una rappresentazione di Paolini, insomma un altro che non lo dà neanche se lo si minaccia con un coltello sotto la gola), no, non voglio più partire."

Noi: "stronza mò tel ‘ho pagato e mò vieni"

Sorella: "vabbè ma se saltiamo in aria o ci si sfracella sulle Alpi, sappi che la colpa sarà tua soprattutto perché non vado più a cena con Luce".

Arrivato il pomeriggio della partenza, ci siamo fatte dare uno strappo da nostro cugino, a sua volta diretto in Germania, da dire che l’eccentricità del trio in aeroporto merita di essere approfondita. Infatti un viaggiatore di passaggio a Fiumicino quel giorno avrebbe potuto scorgere due donnini con occhi sbarrati e sguardo insospettito, volto pallido e emaciato, ascelle pezzate e vestiario stile "Totò e Peppino a Milano" con un baldanzoso ragazzetto (nostro cugino) proveniente dalla "scuola" di Costantino Vitagliano, per intenderci uno i cui valori portanti della vita sono nell’ordine: gonfiarsi il più possibile e trovare l’estetista che gli faccia la ceretta migliore alle gambe. Pertanto, era quanto più all'antipodo poteva essere da noi: area di chi è in salute, abbronzatura luminescente, muscoli oleati e in vista, sopracciglia stile ala di gabbiano, infradito rosa fucsia coordinate con maglietta dello stesso colore di "baci e abbracci",  jeans attillati e tre valigie per tre giorni.

Una volta salutato il cuginastro e fatto il check-in e atteso spasmodicamente l’imbarco ingurgitando litri di thè bollente, la navetta ci è venuta a prendere; una volta sulla pista ci è sembrato di scorgere da lontano l’aereo che ci avrebbe portato a Vienna ma era un puntino, non era possibile, stringiamo gli occhi miopi e comprendiamo che non si tratta di un aereo ma bensì di un aeroplanino, io e nostra sorella non abbiamo avuto il coraggio di proferire parola ma ci siamo rivolte uno sguardo di intesa misto a rassegnazione, il tutto mentre scorgevamo un ragazzo con cappellino sportivo dalle fattezze di un mussulmano ma non abbiamo fatto trapelare nulla perché se nostra sorella se ne fosse accorta avremmo assistito a scene di panico inenarrabili e all’affiancamento del nostro aereo di due caccia italiani per le procedure di emergenza in caso di attentato .

L’unica cosa positiva, date le dimensioni ridotte dell’aereo, è che c’era una fila da un sedile e nonostante le rimostranze di nostra sorella che ci reclamava con lei a darle la manina, ci siamo piazzate nel sedile davanti al suo, felici di non subire lo stress della sua vicinanza; scelta quanto mai azzeccata perché come ci siamo girate verso di lei al momento del decollo, abbiamo visto nuovamente l’espressione dell’urlo di Munch palesarsi sul suo viso. Naturalmente era mal tempo e quindi trattandosi di aeroplanino, tutte le turbolenze ci hanno fatto sobbalzare neanche fossimo stati sul taga tà, per fortuna nostra sorella l’ha presa piuttosto bene, ridendo istericamente tutto il tempo con un napoletano claustrofobico posizionato lì nei pressi.

Una volta arrivate vive e mal deodoranti a Vienna, abbiamo dato il via al giro della città che per circa cinque giorni si è rilevato particolarmente spossante, visto che abbiamo avuto la felice idea di affidare a nostra sorella il compito di pianificare le escursioni e, come è con i contro coglioni sul lavoro, così è stata nell’organizzazione, arrivando a cronometrare anche l’ora dei pasti. Ammettiamo che se non ci fosse stata lei, ci saremmo perse …certo, c’è da dire che in una vacanza "perdersi" non è poi così male, ma guai a pronunciare tale parola in presenza di nostra sorella da sempre abituata a avere il controllo della situazione, tant’è che quando ad un certo punto ci siamo ritrovate in un vicolo chiuso e con occhi in aria e espressione da stordona abbiamo pronunciato :"u che bello! ci siamo perse", a nostra sorella poco ci è mancato che le venisse un infarto.

Crediamo sia stato questo il momento peggiore della vacanza, se si esclude quando a nostra sorella le è venuto il dubbio che non le funzionassero più i reni, prevedendo con un certa santa accettazione un blocco renale da lì a pochi secondi; per fortuna questa idea l’è durata poco, anche se noi alla notizia stavamo stramazzando al suolo al solo pensiero di come si potesse dire in austriaco al pronto soccorso "mia sorella non urina più, fate qualcosa"

Per il resto la vacanza è trascorsa tra bei musei, mangiate copiose di Sacher e Mozart torte, concerti di musica classica all’aperto, insomma una bella vacanza da zitelline come non ce ne ricordavamo da tempo, il tutto con il pensiero rivolto al Lemure che ci inviava da Copenaghen bei pensieri "d’ammmore" con le considerazioni di nostra sorella ad alta voce, del tipo: " Certo, che sto' Lemure si è ammattito, allora c’è speranza per tutte le sfigate dell’universo e quindi anche con Luce"

Non sono mancati momenti di ilarità e di sorellanza tipo quando lei assorta a leggere il giornale ci fa:

Sorella: (con sguardo sornione) "leggendo st’articolo su Plutone mi sei venuta in mente tu"

Noi: "che c’entro io con Plutone?"

Sorella: "l’hanno declassato perché nano".

Noi. "ma vattene a fare in culo, col cazzo che il prossimo anno te ci porto più in vacanza".

postato da ossimoro73 | 14:26 | commenti (13)