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giovedì, 30 novembre 2006
Ossimoro innamorata
Di Praga ricorderemo il cielo plumbeo, lo stomaco sottosopra per gli gnocconi di pane e i wurstel con crauti rossi, la salita verso l’albergo con la lingua di fuori, la faccia rassegnata del Lemure in fila per vedere il cimitero ebraico, il concerto di musica classica in una chiesa del centro e la nostra testolina infreddolita, la pittoresca isola di Kampa, l’odore di cavolo dei locali del centro, l’art noveau in ogni angolo, il buio a ponte Carlo, le sale da the con in sottofondo la musica del pianoforte (grazie Sciamano ;) e quell’atmosfera decadente che ci piace così tanto…
mercoledì, 22 novembre 2006
Preparativi per Praga.
Siamo quasi arrivati al giorno della partenza, l’agitazione è alle stelle eppure la sudorazione, le liste delle cose da portare e/o comprare per il viaggio son pronte, gli schemi sinottici sulle cose da fare e vedere a Praga pure quelli, la valigia va in giro da sola da circa 3 giorni.
Tutto questo strazio è per cercare di dare un ordine al caos esistenziale e per sopraffare l’entropia dell’universo che ci assale ad ogni viaggio. Naturalmente tale lotta è prometeica, sappiamo che non potremo mai partire con la serenità d’animo del viaggiatore, il viaggio è infatti scoperta, conoscenza di mondi nuovi, è distacco dallo stress e dalla routine quotidiana ma è proprio questo che ci ammazza, la nostra vita è autisticamente impostata su modalità "strade conosciute" e poi vogliamo considerare che staremo 4 giorni e 3 notti in compagnia del Lemure?
Certo, questo ci dovrebbe far piacere ma a parte la nostra zitellaggine militante, il Lemure è un po’ di tempo che si sta scoprendo assolutamente insopportabile e detestabile negli atteggiamenti…naturalmente l’esito di questa nostra scoperta è stata che la devozione verso di lui è ancora più accresciuta.
Questi suoi atteggiamenti assai spiacevoli sono dettati dal fatto che è suscettibile nonché permaloso e con noi che apriamo bocca e diamo fiato e che siamo il massimo della spontaneità, della impulsività, della immediatezza proprio non si trova, tanto è che abbiamo imparato a nostre spese che uscirsene con cose del tipo "son clitoridea " oppure "un anno fa mi recavo a Londra" sia alquanto temerario e possa dare il via a una serie di reazioni da parte sua inverosimili che vanno dall’immusonimento, alla cazziata, al silenzio tombale e poi al pianto a dirotto nostro.
Sappiamo che la colpa è anche la nostra…fin dalla notte dei tempi le donne hanno fatto loro l’espediente che avrebbe permesso alla specie femminile di sopravvivere fino ai giorni nostri, ossia che agli uomini la verità non va mai detta… ma è più forte di noi, insomma siamo all’antipodo, se lui omette, noi aggiungiamo, se lui tace, noi straparliamo…
Praga sarà un po’ la prova del nove, inutile dire che questo ci agita ancora di più e a peggiorare le cose ci sono gli sms dispettosi del Lemure che ogni mattina ci fa il conto alla rovescia dei giorni che mancano alla partenza manco andassimo sulla luna.
venerdì, 17 novembre 2006
Arrivano i mostri
E’ ufficiale oramai siamo le wonder woman dell’ufficio, ci manca solo di presentarci con il lazzo e quell’improbabile rossetto rosso stampato sulla labbra… e si perché a forza di umiliazioni, di cazziatoni, di follie richieste e eseguite, stiamo diventando quello che abbiamo sempre paventato ossia delle segretarie perfette.
Siamo consapevoli che ci stiamo contraddicendo alla grande (ma in fondo cos’è se la vita, se non un grande paradosso?) infatti proprio ultimamente ci piangevamo addosso e ci consideravamo delle inette ma alzando il naso dal fazzoletto abbiamo constatato che le nostre colleghe, le cosiddette segretarie perfette, avevano la metà del nostro lavoro e così perfette non erano, se ci stavamo avvicinando alle loro performance e, a volte, le superavamo.
Infatti proprio in occasione di una gran quantità di mole di lavoro piovutoci addosso, siamo sempre più veloci, produttive, assertive quasi veggenti (come ci vuole il capo, sue testuali parole) insomma delle cocainomani, se ci si chiede di portare la luna, noi senza alcuno increspamento della fronte, indossiamo la tuta spaziale, saltiamo sulla prima navetta che passa è in un men che non si dica ci troviamo sul satellite a mettere polvere lunare in un apposito sacchetto di plastica e a riportarlo sulla terra, aggiustandoci appena la messa in piega scompigliata dal casco spaziale.
Siamo dei mostri.
Non sappiamo come è potuta capitare sta cosa, confidiamo naturalmente nell’aspetto paradossale della vita ossia che è solo una fase storica e presto ritorneremo a essere le svagate, storde e perditempo di una volta .
Per ora, arriviamo in casa e con tono deciso parliamo a nostra madre di archiviazione dei surgelati, a nostra sorella della opportunità di un controllo di gestione della televisione dopo le 21.00 e, chiamando il Lemure, esordiamo chiedendogli se per la serata è operativo.
Attendiamo con ansia un nostro repentino rincoglionimento che sappiamo avverrà molto presto.
lunedì, 13 novembre 2006
Appuntamento dall’archetipo della suocera.
La cosa che racconteremo somiglia tanto ad una leggenda metropolitana ma è realmente accaduta.
Il Lemure va in analisi, fino a qui niente di male anzi riteniamo che chi vada in analisi sia, nella maggior parte dei casi, persona particolarmente sensibile e intelligente. Sappiamo che il Lemure ha avuto modo di raccontare di noi alla sua analista e in un primo momento sembravamo esserle simpatiche; che le fossimo simpatiche ci era stato riferito a mezza bocca dal Lemure che non ama parlare molto di queste cose e infatti evitiamo generalmente di fare alcun riferimento; un giorno, però, abbiamo preso noi l’argomento, facendo accadere l’irreparabile.
Abbiamo infatti sostenuto che, fino a un po’ di tempo fa, pensavamo che solo l’analisi potesse essere il rimedio per superare certe paure e sconfiggere certi mostri, ma poi per una serie di motivi non eravamo mai entrate in analisi e ora che ci riconoscevamo persone più serene e con meno paturnie rispetto al passato, ci trovavamo a pensare che l’analisi poteva essere solo una strada tra le tante, e portavamo ad esempio la nostra esperienza. Infatti potevamo dire che con la volontà, l’esperienza e soprattutto tanti compromessi avevamo superato certe nostre limitazioni e avevamo raggiunto una vita normale (dove dal nostro parzialissimo punto di vista per vita normale intendiamo poter uscire di casa la sera e non essere assalite da mille paure). Sostenevamo pure che certi mostri rimarranno sempre in noi e che forse la sfida non è sconfiggerli ma imparare a conviverci e che bisogna aspettarsi che l’onda grossa dell’angoscia ogni tanto faccia ritorno; aggiungevamo che pure l’analisi non dava certezze e rimedi assoluti ma dava strumenti per poter vivere meglio.
Detto questo, possiamo tranquillamente affermare che non avevamo voluto fare un discorso estremo portatore di una verità assoluta, ma un discorso piuttosto relativistico che in alcun modo voleva demolire la psicoanalisi. Bè non è stato così interpretato dal Lemure che si è alquanto adirato, accusandoci che eravamo delle ignoranti (non avendo fatto mai esperienza di analisi) che volevamo demolirgli volutamente l’utilità della terapia ecc. Noi abbiamo cercato di difenderci sostenendo che riconoscevamo la nostra ignoranza in materia ma volevamo dare solo un parere, ma nonostante le nostre spiegazioni, il Lemure si è ammusonito una volta per tutte.
Trascorsi alcuni giorni da quell’episodio, ci chiama e tra il faceto e il serio ci dice che aveva raccontato la discussione alla sua terapeuta e che la stessa aveva espresso il desiderio di conoscerci.Noi ci siamo messe sulla difensiva perché abbiamo subito pensato che la terapeuta ci volesse fare un culo tanto, accusandoci di aver meschinamente messo in discussione la terapia...sta cosa è assurda sappiamo che nessun terapeuta farebbe questo, però inevitabilmente ci è venuto in mente l’immagine di noi sdraiate su un lettino con una lampada in faccia e la terapeuta che rivoltava la frittata, che ci chiedeva il perché avessimo detto quelle cose, mettendo in discussione le nostre poche certezze, sostenendo che il fatto che ritenevamo di aver superato certe fobie era solo frutto di un’autoconvicimento ecc. E’ anche vero che alla terapeuta del Lemure non gliene non può fregare niente di noi, lei ci vede attraverso lo sguardo di lui, però abbiamo timore che se lei iniziasse a sfrugularci, il nostro precario equilibrio cadrebbe in un nano secondo, saremo noi magari a esporci e metterci in discussione e a sputtanarci come sappiamo fare bene.Già la vediamo con sorrisino compiaciuto dirci "sei stata a te tirar fuori tutte ste cose, vuol dire che hai qualche problema" .
Magari ci facciamo i film , ma quest’incontro ci puzza tanto.Quando abbiamo manifestato questi timori, il Lemure ci ha risposto che avevamo mal interpretato la cosa e che per lui la sua analista è l’archetipo della madre e che gli sarebbe piaciuto presentarcela. Insomma ci toccherà andare a conoscere l’archetipo della suocera!
Ora non vorremmo sembrare antiquate e retrograde, ma un tempo i fidanzati presentavano le loro mamme alle fidanzate, da quando presentano le loro terapeute?
Se per certi versi l’incontro con la suocera può recare timore, nel nostro caso crediamo di trovarci in una situazione ben peggiore.Se già con la suocera ci si va prevenute perché ci sentiamo giudicate, che dire dell’analista, la giudicatrice per antonomasia? E poi se dalla suocera si sa come andare vestite cioè conciate da brave ragazze e con una finta aureola in testa, come ci si va vestite dall’archetipo della suocera? Se ci andassimo conciate come S. Maria Goretti magari ci potrebbe catalogare come delle complessate e poi che dobbiamo dire? di cosa dovremo parlare del tempo forse o del nostro lavoro (per carità se iniziassimo con quello dovremo subito segnarci in cura da lei), insomma il giudizio dell’archetipo della suocera sarà sicuramente molto più determinante sul Lemure rispetto a quello della madre.
Comunque sia, ci sembra incredibile, ma rimpiangiamo i vecchi incontri della domenica pomeriggio a casa dei suoceri con le paste in mano…. sempre meglio lo sguardo severo della mamma di lui che non lo sguardo indagatorio e inquietante di un’analista o no?
mercoledì, 08 novembre 2006
Gita a Fiesole
….George si volse al rumore dei passi di Lucy. La contemplò per un attimo, come se fosse discesa dal cielo. La vide raggiante di gioia in viso, vide i fiori che strisciavano come onde azzurre sul suo vestito. I cespugli sopra di loro li circondavano. Le si avvicinò rapidamente e la baciò"… (Camera con vista, E. M. Forster ).
Essendo state da sempre inclini a certe atmosfere primo novecento di signorine tutte sospiri e merletti e avendo molto amato i romanzi di Forster e poi le relative trasposizioni cinematografiche di Ivory, una volta stabilito di recarci con il Lemure a Firenze, ci si presentava una formidabile occasione di condurre "l’ammmore" per i soavi campi di grano e papaveri di Fiesole (ambientazione scelta da Forster nel brano sopra citato) che è la campagna appena fuori Firenze.
Ma non avevamo pensato che il mutamento dei tempi avrebbe dato una connotazione assai diversa rispetto a quella audacemente romantica che, secondo le nostre ferree intenzioni, avevamo prospettato.
Innanzitutto la mattinata della piacevole scampagnata si apre con noi che, munite di apposito libro per declamare felici citazioni, decidiamo di inerpicarci su per la collina con l’autobus (ahinoi la carrozza condotta da Fetonte il robusto giovine tutto fuoco e spensieratezza immaginato da Forster certo avrebbe dato un migliore contributo alla storia) che è strapieno di gente tipo sgallettate con stivali alla gola e gomma da masticare e studenti butterati armati di pericolosissimi righelli capaci di decapitare chiunque si avvicini troppo agli esagitati. Mentre l’autobus arranca e si perdono per l’etere le bestemmie del conducente, abbiamo la felice idea di scendere, prima del capolinea, a causa di un cartello con sopra scritta l’indicazione di Fiesole.
Una volta scesi capiamo che, a parte un orrendo bar anni 80, non c’è nient’altro e che la vera Fiesole sta molto più su, decidiamo così di aspettare un altro autobus. Per ingannare l’attesa ci viene la felice idea di proporre una corsa a perdifiato per i campi di ulivi che si trovano proprio sotto al muretto della fermata, ma la nostra proposta viene clamorosamente bocciata da un irremovibile Lemure particolarmente suscettibile e ombroso, piuttosto si propone di aiutare un autista in panne a cambiare la gomma; opera alquanto altruistica ma che riduce il Lemure in un lordume. Intanto mentre siamo sedute sul muretto con le gambe penzoloni, scoliosi prominente e sguardo inebetito perso a mirare il Lemure impegnato a girare viti e bulloni, ecco squillarci il cellulare, guardiamo è l’ufficio " porc…" (qui una bestemmia ci sarebbe potuta stare come il cacio sui maccheroni) rispondiamo con un certo timore alquanto premonitore, ci dicono, infatti, che l’attività dell’ufficio sembrerebbe essersi fermata a causa della nostra smidollata decisione di prenderci due giorni di ferie (richiesta tra l’altro comunicata e controfirmata 10 giorni prima) in concomitanza con l’inaspettata e non prevedibile caduta in malattia della collega con la quale lavoriamo (n.b.: la collega menzionata è il nostro capo reparto, ha per questo un’indennità e prende uno stipendio che è il doppio del nostro, in poche parole è quella che ci ha insegnato il lavoro; allo stato svolgiamo la sua stessa attività con la differenza che, a parte i soldi, siamo considerate da tutti ancora il ragazzino di bottega suo aiutante)Insomma la telefonata era per chiederci e neanche tanto velatamente di ritornare in ufficio (altro n.b: quando ci siamo in ufficio e ci facciamo il mazzo, nessuno si accorge di noi, tutto quello che facciamo è dato per scontato e realizzato per far emergere il capo reparto quando poi però il capo reparto manca la nostra funzione ha un ruolo indispensabile ma neanche in questo caso ci valutano positivamente anzi veniamo cazziate e richiamate al dovere…..insomma abbiamo solo le responsabilità e le rogne, mentre la gloria e i riconoscimenti vanno agli altri, per intenderci siamo il Gattuso della situazione che si arruffa, si ammazza e puzza per creare la situazione e far fare i goal agli altri) ma stavolta, vuoi la lontananza geografica vuoi che quando si hanno le balle piene viene naturale fare il gesto dell’ombrello, abbiamo fatto capire neanche tanto educatamente che la teletrasporto da Firenze non era possibile e che neanche il giorno dopo saremmo ritornate in ufficio, dopodichè abbiamo iniziato a vomitare sul collega che non aveva colpe inutili e improduttive polemiche del tipo "sti bastardi mi hanno preso per i fondelli con un aumento di 20 euro nette sullo stipendio e poi vogliono il culo da me, ma se ne andassero loro a prenderlo in quel posto" tutto questo mentre vediamo l’autobus passare inesorabilmente davanti a noi;la scena è di quelle miserevoli di noi che cerchiamo di rincorrerlo mentre al contempo sputiamo veleno al cellulare e il Lemure dietro di noi che chiede invano un po’ d’acqua per ripulirsi dalle piaghe di decubito delle mani causate dalla sostituzione del pneumatico.
Potete comprendere la nostra disapprovazione nei confronti di come la giornata stava ripiegando e di come l’atmosfera romantica stava inesorabilmente svanendo.
Decidiamo di non farci prendere da un attacco isterico (anche se la solfa su quanto siamo tapine il Lemure se l’è beccata tutta) e con santa pazienza ci mettiamo ad aspettare un altro autobus che per fortuna non tarda ad arrivare.Cerchiamo di dimenticare l’ufficio anche se ogni tanto ci sembra di scorgere la faccia di disapprovazione del nostro direttore generale tra i turisti inglesi con cappello e calzoncini (il direttore è un comasco dalle fattezze molto simili a quelle britanniche oltreché famoso per amare gite in montagna dove predilige recarsici con indumenti scriteriati). Una volta arrivati al centro della località ci accorgiamo, vuoi pure per la stagione, che i campi di orzo e papaveri non ce sono e che la campagna selvaggia ha lasciato spazio alle costruzioni, ma non ci scoraggiamo e decidiamo di visitare un bell’anfiteatro romano immerso nel verde delle dolci colline fiorentine.
La natura in quel punto, nonostante le antenne che si scorgono a distanza, è ancora benevola non fosse altro per i caldi raggi del sole che la illuminano così che possiamo perderci per i campi, cercando di evocare le immagini de libro e del film e, in particolare, una dove George sale su di un ulivo e da lassù comincia a declamare a alta voce il suo credo e cioè "Amore, Coraggio, Bellezza, Verità".
Invitiamo il Lemure a fare lo stesso cioè a salire su di un albero e declamare la preghiera laica di George per poi scendere e, rapito, baciarci voluttuosamente, ma nonostante la dettagliata descrizione della scena che avremo voluto riprendere con la macchina digitale, il Lemure si oppone senza alcuna esitazione e a eterno ricordo dei nostri sforzi è rimasto un filmino in cui noi lo seguiamo ad una certa distanza con la telecamera, lui ci dà deliberatamente le spalle e noi con una voce volutamente antipatica e molesta lo imploriamo:
"G., G., dai facciamo George e Lucy, dai G. facciamo come George e Lucy, dai perché non mi rispondi, Giiiiiiiiiii?"
G: "sgrunt"
Noi: "dai G."
G: "sgrunt" (seguono versi animali non traducibili su carta)
Noi: " Dai G., solo una volta"
G: (altri versi bestiali, senza mai voltarsi verso di noi che continuiamo a seguirlo con la telecamera)
Noi: (con voce artificiosa da bambina lobotomizzata): "va bene, allora vengo io (segue corsa con affanno tipo telecamera in spalla in puro stile dogma verso il soggetto inquadrato) e ti do un bacio (bacio pronunciato con una c rigorosamente scivolata) ecco arrivo (ci avviciniamo per baciarlo, mezza inquadratura della nostra fronte e del suo profilo) smack"
ed ecco che sul nastro digitale rimane registrato inesorabilmente quanto segue:
G: "falla finita con sti filmini del cazzo".
Inutile dire che George non si sarebbe mai rivolto a Lucy con tali inaudite parole ma questo è il filmino che rimarrà a imperituro ricordo della nostra gita a Fiesole che voleva essere un’avventura audacemente romantica.
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