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mercoledì, 24 gennaio 2007
L’angolo della lavandara: il caso Elviruccia.
Elviruccia è una mezza suora, amica di una nostra amica, carina non è, anzi sembra una vecchina, ma a prima vista una vecchina graziosa, con tratti delicati che potrebbero farla sembrare una ragazza a modo e niente affatto aggressiva, ma non fidatevi è solo un inganno.
Sì, perché Elviruccia si è rivelata una grande opportunista, ma andiamo con ordine e indietro di qualche mese.
Dovete sapere che l’amica che ci ha presentato Elviruccia è una grande rompi balle (la chiameremo appunto la rompiballe) è una di quelle tutte precisine, con un piccolo handicapp, che tanto piccolo non è, ma che lei, con una ostentata sicurezza, nasconde con quell’acidità che, spiace dirlo, solo certe persone disabili hanno; si pone, infatti, come gli fosse tutto dovuto, rivolgendosi con tali maniere: "Ossimoro fai questo, Ossimoro prendimi quell’altro, Ossimoro non fare la sciroccata".
Diciamo che quest’aspetto piuttosto antipatico si è, per fortuna, attenuato da quando si è sposata, proprio ultimamente, con un bravo ragazzo ("santo subito" gli urlavano tutti gli amici il giorno del matrimonio) ma disgraziatamente nel momento in cui ha preso marito, si è messa in testa una sola cosa "far maritare tutte le sue amiche single".
Nei nostri confronti si è piuttosto rincuorata dopo la disfatta del Lemure avvenuta l’estate scorsa (l’illusa crede che il Lemure presto chiederà la nostra mano e noi glielo facciamo credere, quindi per ora è tranquilla), diverso invece era l’atteggiamento nei confronti della sua amica Elviruccia a cui voleva trovare a tutti i costi un fidanzato.
La cosa più antipatica di questa storia è che lo faceva con un approccio davvero paternalista e, per di più, cercando di coinvolgerci, ci diceva: " troviamo un uomo a Elviruccia che poverina è davvero bruttina, io oramai frequento solo coppie sposate, ma tu che hai un bel giro, perché non le presenti qualcuno?
E noi " ma non so, Elviruccia non mi convince tanto, quando vengo a casa tua neanche mi saluta" (parole davvero profetiche).
La rompiballe " ma no, Elviruccia è solo timida, dai presentale qualcuno".
Così mosse a compassione, ce la siamo più volte portata dietro, facendole conoscere un po’ di persone.
Inutile dire che in quel periodo, che era in cerca di uomini come la tigre affamata è in cerca di una preda da spolpare, Elviruccia era simpaticissima, cordiale, disponibile e, a tratti, pure moderna, tanto è che ci aveva fatto ricredere sul suo conto.
Tra gli amici presentatele, c’era un nostro caro vecchio amico (il nostro ex innamorato).
A onor del vero, questi non è un gran figo, ma la giustizia riparatrice ha voluto che Elviruccia se ne invaghisse perdutamente.
A farla breve, il vecchio amico motivato presumibilmente dal fatto che, da un bel po,’ non conosceva (in senso biblico) una femmina, è caduto nella trama tessuta da Elviruccia come un moscerino tonto.
Detto questo, potremo dire: "e vissero tutti felici e contenti" ma non è andata affatto così; riportiamo qui di seguito le conseguenze dell’amore tra Elviruccia e il vecchio amico:
1) Elviruccia dopo il favore fattole (sottolineiamo, consapevolmente crudeli, che prima di uscire con noi, passava le sue inutili giornate a piangere e lagnarsi sul perché fosse una zitellona) non solo non ha mai mostrato riconoscenza ma è scomparsa, allontanando pure il fidanzato da noi e da tutti gli amici (da precisare che lei non immagina neanche alla lontana che il fidanzato è stato un nostro ammiratore, altrimenti ci avrebbe già accoltellato). Un aneddoto esemplare di questo repentino volta faccia è che una volta presentateci a casa del vecchio amico (perché da lui invitate) ha storto la bocca in maniera così manifesta (d’altronde si storce non solo con noi ma anche con tutte le persone che possono distogliere l’attenzione del fidanzato da lei) che ci ha fatto sentire a disagio, come se fossimo noi le ultime arrivate.
2) il vecchio amico da bravo e timido ragazzo che conoscevamo si è rilevato una bestia nei confronti di Elviruccia, sembri che le faccia passare l’inferno e sembrerebbe pure, da scandalizzate indiscrezioni della rompiballe, che le abbia fatto un piccolo ricattuccio della serie: "o me la molli o te lascio" e sembrerebbe che Elviruccia abbia rinunciato alle sue ben radicate e ostentate credenze sulla illibatezza, pur di non ritornare zitella, e sembrerebbe pure che quando lei gli parla di matrimonio, lui si trasformi in un mezzo indemoniato (J ).
3)La rompiballe si lamenta del nostro vecchio amico dicendoci che non è per niente il bravo ragazzo che le avevamo prospettato per l’amica, noi naturalmente lo difendiamo dicendo che è tutta cola di Elviruccia. C’è da dire che anche la rompiballe ha ammesso che Elviruccia è una grande stronza, perché si è allontanata pure da lei e non la invita mai a uscire (ora che il suo sogno si era avverato, anelava più di ogni altra cosa ad uscire in coppia con la sua amica). Sulla irriconoscenza di Elviruccia la rompiballe ha ragione, in fondo è pure grazie a lei che Elviruccia si è trovata un uomo.
4) Gli amici del vecchio amico mal sopportano l’acidume di Elviruccia e stanno quasi tutti per sfancularlo.
Insomma Elviruccia ha portato discordia tra un bel po’ di gente, solo al Lemure, cinico come è, sta quasi simpatica e, sorvolando sul fatto che la chiama la straccia cazzi, è ben felice di uscire con i nostri amici (cosa alquanto rara) quando c’è lei, perché si diverte un mondo vederla storcere per qualsiasi cosa faccia quel poveraccio del fidanzato.
Elviruccia come si dice "è entrata sicca e poi si è fatta chiatta".
Le nostre amare considerazioni sono queste che da quando esiste il mondo e esistono le relazioni sociali, c’è una legge immutabile che è la seguente: se per bontà, vanità, ostentazione o paternalismo (o tutte le cose insieme) vorrete aiutare a rialzarsi qualcuno che versa in uno stato di inferiorità e debolezza, non solo, non aspettatevi nessun ringraziamento, ma aspettatevi che vi accoppi da un momento all’altro o, se vi va meglio, vi assesterà uno sputacchio sprezzante negli occhi proprio chi avete risollevato.
giovedì, 18 gennaio 2007
L’addomesticamento del Lemure.
A dire la verità, noi adoriamo le risposte storte del Lemure di cui sotto abbiamo accennato e, probabilmente, quell’aria scontrosa e scostante è all’origine della nostra fatale attrazione verso di lui. Ma da un po’ di tempo stiamo assistendo, con un certo dispetto, ad una lenta ma percettibile sua metamorfosi forse involontariamente causata proprio da noi.
Il Lemure forastico, quello per intenderci che ci mandava alle cene con gli amici da sole perché non reggeva i nostri amici, che ci precisava due mesi prima che lui il 14 febbraio sarebbe rimasto a casa a leggere tutta la Recherche di Proust (per chi non lo avesse capito è il suo modo di esprimere tutto lo sprezzo nei confronti di San Valentino), che ci stava in modalità "castigo di Dio" la domenica pomeriggio, che quando ci vestivamo da femmina ammaliante ci diceva che sembravamo uscite da un film visionario di David Linch (in effetti per lui è un complimento), insomma il Lemure dispettoso e irritante sta via via estinguendosi e, al suo posto, sta comparendo un Lemure addomesticato, che si rivolge a noi chiamandoci "ciccettina", che presta ascolto e dà ragione ai nostri ragionamenti strampalati, che ci chiede speranzoso di andare a trovare una coppia di nostri amici al lago e che, sere fa, in pizzeria davanti a tutti ci ha sfiorato una mano con sguardo tra l’inebetito e il trasognato.
Che dire, se andiamo a ritroso solo poco nel tempo, ricordiamo un Lemure che sapeva essere, anche quando non voleva, ombroso, restio e ostile, era capace che nel bel mezzo di una discussione con amici in cui lui era l’argomento principale, ossia tutti erano impegnati a trovargli delle rassomiglianze - noi sostenevamo che fosse un incrocio tra Alberto Angela e Michele Saviani di un Posto al Sole, alcuni affermavano che fosse una goccia d’acqua con Claudio Bigagli, altri sostenevano che ricordasse alla lontana Giorgio Pasotti e noi incalzavamo "si in effetti la parte degli occhi" – bè era capace di defilarsi con la sigaretta in mano e chiudersi fuori dal balcone a fumare (come dargli torto).
Insomma il Lemure selvaggio, il granchio corridore che risiedeva in lui, ci affascinava e in effetti ci piaceva giocare un po’ sul pregiudizio che noi avevamo di lui, ci piaceva far credere agli amici che il Lemure ci tenesse in pugno e ci avesse ridotto a essere delle stolte ragazze accecate dall’ammmore (una volta alcuni di questi ci hanno viste in ginocchio intente a baciare le sue mani con aria stordita).
Invece ora dobbiamo constatare che il Lemure si sta addomesticando, sta diventando un tenero animaletto da compagnia… ci diventerà forse come i carlini della Marina Ripa di Meana che si fanno mettere il cappellino di cartone il giorno del loro compleanno e sembrano sorridere inebetiti al fotografo di "Chi" che puntualmente, ogni anno, l’immortala in un posizione contro natura per dei cani, cioè nell’atto di spegnere le candeline?
Ora risuona sinistramente nella nostra mente la frase della volpe rivolta al piccolo principe che spesso ripetevamo all’orecchio del Lemure, ricevendo in cambio sbuffi e occhiatacce di sufficienza:
"Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altra. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo".......
Gli avessimo fatto il lavaggio del cervello o anche per noi è valso (finalmente!) l’antico adagio tira più un pel di f. che un carro di buoi?
martedì, 16 gennaio 2007
Sull’arte di saper comunicare.
A volte non tolleriamo le risposte sgraziate del Lemure, soprattutto se si considera che siamo delle bilancine e che abbiamo la necessità che la verità venga abbellita da un tono leggiadro e da ragionamenti logici che dolcemente ci conducano a capire le ragioni altrui perché altrimenti ci rimaniamo male di fronte a secchi rifiuti e scontrosi dinieghi.
Tanto per dare un’idea, riportiamo qui di seguito un brevissimo dialogo svoltosi tra noi e il Lemure in presenza di un vecchio amico .
Noi (con tono sdolcinato e fanciullescamente eccitato): " la prossima domenica mi porti in bici con te?".
Lemure (alla velocità della luce e con tono raggelante): "No!"
Vecchio Amico (con tono sarcastico) : " certo che tu agli uomini li streghi, eh?".
N.d.O. seguirà prossimamente post che contraddirà quello poc'anzi scritto, non per niente ci chiamiamo Ossimoro
giovedì, 11 gennaio 2007
Si ricominicia…..
Come ogni anno, a gennaio, mettiamo in scena la solita recita e precisamente ci rechiamo nella palestra più vicina e ci iscriviamo coinvolgendo qualche amica, inconsapevole della nostra ferrea volontà di reggere al massimo per due mesi; ad onor del vero talvolta si è arrivate fino a marzo, in questo caso trattasi di evento trascendentale.
Così pure per quest’anno è stato lo stesso, siamo andate al bancone, abbiamo mostrato interesse persino per la danza del ventre e ci siamo iscritte in un nano secondo, per timore che il nostro es (per intenderci la parte della psiche deputata alla soddisfazione del piacere e degli impulsi più bassi quali poltroneria e infingardaggine) si risvegliasse e ci percuotesse in testa con una spranga.
Già si era detto che la palestra la odiamo, ma vuoi per le cosce e il sedere immalinconiti dalla vita di ufficio, vuoi per gli anni che passano inesorabili, vuoi per lo strisciante senso di colpa, ecco che per almeno due mesi l’anno ci addobbiamo con un’improbabile tuta rosa confetto, comprata al discount a euro 7.99, mutandone ascellare che traspare dai pantaloni e occhiali a fondo di bottiglia (le lenti a contatto in palestra proprio non le sopportiamo).
Così ripugnanti e decisamente in contro tendenza rispetto all’abbigliamento di certe zoccolette che si vedono in palestra (tuta avviluppante e tanga zebrato ben in vista) siamo pronte per 40 minuti di puro tormento.
Questo mese abbiamo frequentato anche due lezioni di pilates che ci hanno annoiato più di "chi vuol essere milionario" e non solo, il controllo della respirazione ci ha così snervato che una volta uscite dalla sala volevamo asportare l’orecchio di qualcuno come fece assai ferocemente Mike Tyson.
Abbiamo deciso, quindi, che ci dedicheremo solo al tapis roulant e alla ciclette, c'è da dire che pure la ciclette è in grado di umiliarci, dal suo monitor infatti appare, ogni qualvolta che pedaliamo, "rendimento insufficiente" .
Ci consola solo la vicinanza di una buzzicona di circa 40 anni che fa peggio di noi; l’altro giorno le è caduta la bottiglietta dell’acqua dal tapis roulant impazzito che non riusciva a governare, ma nonostante le sue implorazioni e nonostante fosse ad un passo dalla disidratazione, nessuno maschietto gliel’ha raccolta da per terra, neanche l’istruttore! Gli stessi erano intenti a spiegare ad una anoressica biondo platino con orecchino al naso come si alzava un peso (abbiamo ragione di credere che la spiegazione non certo abbisognasse di 5 unità di persone di sesso maschile poste a semicerchio intorno alla predetta), bastardi di maschi! Dio come la palestra ci rende delle brute disumane.
martedì, 09 gennaio 2007
KGB - 2° puntata
Finalmente siamo riuscite a far confessare al Lemure l’identità della tapina, di cui avevamo già accennato, per intenderci quella che da un paio di mesi lo perseguita con messaggi ambigui e maliziosi. La confessione del Lemure è avvenuta in un ristorante cinese senza ricorrere, si badi bene, alla mafia cinese, a ricatti o minacce fisiche e verbali; sono bastati degli innocui ravioli alla griglia e una birra cinese che il Lemure si stordisse e tirasse fuori il cellulare e ci facesse vedere un paio di messaggi inviatigli sul Natale piuttosto patetici.
Noi pronte più di Mimì Ayuara a prendere la palla in balzo, con scatto felino abbiamo afferrato il cellulare e con la scusa di approfondire la vacuità e la mestizia di certi auspici natalizi, abbiamo scorso il menù fino a trovare l’ultimo messaggio della tapina. A quel punto, cercando di mimare un atteggiamento che desse il senso dello sbalordimento e della ingenuità insieme, con un tono non proprio naturale tipo recita da seconda elementare, abbiamo chiesto chi fosse la tipa. Il Lemure mordendosi il labbro con uno sguardo che tradiva la seguente riflessione "cazzo che coglione che sono!" mi ha spiegato chi fosse la tapina.
La descrizione dava ragione al nostro identikit (se spendessimo la nostra arguzia e capacità divinatoria non solo in materia di affari di cuore ma anche sul lavoro ora saremo almeno capo reparto con una congrua indennità). Come avevamo immaginato è una sua ex, una mezza sciroccata che lui ha mollato dopo neanche una settimana (parrebbe senza neanche farci sesso) in quanto piuttosto scimunita… per intenderci già alla seconda uscita parlava del nome da dare ai figli che loro insieme avrebbero generato.
La cosa però che non potevamo immaginare è che la tapina è prossima alle nozze con un cristone di un metro e 90 (sappiamo che il particolare dell'altezza non aggiunge niente alla storia ma lo riportiamo fedelmente come ci è stato riferito). Questa ultima notizia invece di tranquillizzarci ci ha inquietato, c’era qualcosa che non tornava, la scimunita prossima alla nozze si fa viva con il Lemure dopo circa un anno, elemosinandogli un’uscita come fosse questione di vita o di morte (era questo quello che si evinceva dai precedenti messaggi) e dandogli consigli, tipo saggio cinese, della serie: "cambia vita, ascolta la parte più nascosta in te, riconnettiti con il bimbo che è in te" e stupidaggini del genere che, a nostro parere, volevano dire solo una cosa "chiavami chiavami chiavami".
Crediamo infatti che se una ragazza è vicina alle nozze dovrebbe innanzi tutto essere presa dall’uomo che presto impalmerà e non pensare a ragazzi che ha conosciuto e frequentato per un nano secondo della sua esistenza e poi dovrebbe essere impegnata nella scelta delle bomboniere e dal nome da dare ai tavoli del banchetto di nozze piuttosto che andare in giro scassando la minchia altrui, o no? Pertanto non certa rasserenate da tale spiegazione, qualche giorno dopo abbiamo ripreso l’argomento e andando al nocciolo della questione e senza troppi giri di parole, abbiamo esordito "perché quella ti si vuole fare, non gli basta il cristianone di un metro e 90?".
Il Lemure, invece di minimizzare, ha dato una spiegazione, secondo noi, piuttosto plausibile che è la seguente: "è in cerca di conferme, non andandogli giù il fatto che ho troncato senza troppe spiegazioni, vuole dare un senso ad un evento che un senso non ce l’ha".
Noi sempre impostate su modalità "autistica" abbiamo chiesto: "insomma ti si vuole fare?".
Il Lemure senza scomporsi, ci ha risposto" forse si, chi può dirlo".
A noi spiazzate e quasi deluse dalla risposta sincera (pensavamo che negasse l’evidenza fino alla fine) non è rimasto altro che dire, mentre alzavamo le maniche della camicia e digrignavamo i denti:" va bene ma dille di stare attenta perché se la vedo in giro le tiro i capelli e me la metto sotto i piedi, guarda che ti faccio fare una brutta figura".
Tale avvertimento è stato proferito in una maniera così ostile che mancava poco che tirassimo fuori la lingua e inscenassimo in mezzo alla strada la "Ka Mate" danza maori che i rugbisti neozelandesi inscenano prima dell’inizio di una partita per intimorire gli avversari e mentre riflettevamo su come ci si potesse trasformare per difendere il proprio territorio da fanciulle signorili e timorate di Dio a casalinghe aggressive e belligeranti, tipo pubblico di Maria de Filippi, ci è sembrato di cogliere sul viso del Lemure un ghigno tra il compiaciuto e il vanesio.
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