vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


lunedì, 23 aprile 2007
 

Gita in bici

Il Lemure per ben due volte consecutive ci ha condotto nella sua isola felice: quella della passeggiata in bici lungo il fiume la domenica pomeriggio. La sua famigerata ritrosia ci ha sempre tenute lontano dai suoi spazi di vita meditativa e solinga ma tanto abbiamo fatto che, piano piano, ci siamo fatte chiatte e abbiamo conquistato lembi di territorio a noi prima ostili.

Incredibile la metamorfosi del Lemure, i suoi tratti rilevavano persino una certa lietezza nel portarci con lui, pur aspettandosi che saremmo state come una palla al piede per i carcerati. E invece è andata diversamente, la gita è stata così formidabile che le nostre gambe, per niente allenate, hanno retto per parecchi km… certo un notevole contributo ci è stato offerto dalla scarsità di avvallamenti della pista ciclabile e dalle marce di cui era dotata la bici che il Lemure ci aveva graziosamente prestato.

Abbiamo avuto l’occasione di vedere la città da un altro punto di vista, quello dell’elemento acqua, scorci davvero straordinari di natura, neanche troppo inquinata, uniti ai monumenti, alle case, alle testimonianze di tante civiltà che hanno resa così bella la nostra città, per non parlare della luce che rendeva ancora più imponenti le persone e le cose.

Il Lemure sulla sua bici retrò e con la sua andatura impettita sembrava uscito da Jules e Jim di Troffaut, noi, ahimè, sulla nostra bici dal sellino abbassato fino all’inverosimile sembravano uscite da una scena del film ET, dove c’era il bambino con il cappuccio che porta nel cestino l’alieno , bè eravamo uguali, avevamo pure la stessa felpa, solo che a differenza del bimbetto, ad un certo punto, abbiamo iniziato a pedalare con la lingua di fuori. Tale scena grottesca ha reso ai nostri occhi un po’ meno romantica la gita.

Il percorso si è snodato dalla affascinante periferia post industriale della zona ovest fino a nord della città dove è situato il ponte dei lucchetti che non avevamo mai visto o, forse, ci eravamo state in qualche vita precedente. In realtà tutta la zona nord della città ci è abbastanza sconosciuta tanto che quando capitiamo di là, sentiamo una certa estraniazione se non angoscia, è come se annusassimo l’aria, questo non ci succede nella zona sud est dove abitiamo, da sottolineare che per zona sud est non intendiamo solo il nostro quartiere ma anche tutti gli altri che, seppur diversi fra di loro, una volta lì non ci trasmettono quel senso di inquietudine che invece ci coglie nel quadrante nord, questo la dice lunga sul nostro elevato grado di stanzialità.

Tornando alla trovata dei lucchetti, abbiamo assistito divertiti al nuovo rito metropolitano di coppiette butterate che, ingenue e imbambolate, mettono lucchetti sui pali della luce a giuramento del loro eterno amore, mentre contemporaneamente immortalano con la foto camera dei cellulari loro stessi e ogni particolare degno di nota, il rito pagano si conclude con l’atto propiziatorio e catartico di buttare giù nel fiume la chiave, inutile dire, anch’esso immortalato dai telefonini. Per fortuna ci è sembrato che la generazione dei trentenni, seppure catalogata nell’eterna adolescenza, abbia evitato, almeno stavolta, di aderire a questo fenomeno giovanilistico di massa. Diversamente non l’abbiamo altrettanto scampata dall’assistere a scene patetiche di tracagnotte femmine ultra trentenni che se ne vanno in giro con pericolosissimi calzoncini al pari di toniche e scattanti quindicenni (maledette).

Ritornando alla gita è stata una occasione per  vedere e ammirare scorci che spesso si danno per scontati e, a giusta conclusione, non poteva mancare la pomiciata tardo adolescenziale (per stare in tema) su di una panchina davanti al fiume al tramonto con bici appoggiate sull’erba, ah l’amour!

 

 

postato da ossimoro73 | 14:47 | commenti (12)


venerdì, 20 aprile 2007
 

Miserie umane.

Ieri siamo ci siamo recate in ospedale da Sancho Pansa con l’esaltata piuttosto seccate, per via degli atteggiamenti fanatici che la collega sopra citata ha messo in atto in merito alla visita al capezzale del capo. Durante tutta la mattinata non faceva altro che chiamarci in un angolo bisbigliando l’ora in cui saremmo dovute andare, raccomandandoci il riserbo assoluto, per non parlare delle numerose telefonate in cui ci invitava, con un filo di voce, a non riferire a Tizio o a Caio le nostre intenzioni. Era riuscita a calare un’aria così misteriosa su tutta la vicenda che ci sembrava che stavamo andando ad acquistare una partita di uranio impoverito. Guai a chiederle dove fosse il reparto ospedaliero, lei ci rispondeva con quell’aria di chi sa ma non te lo può dire" lo saprai una volta arrivata". Da sottolineare che tale donna esaltata è così anche a lavoro, solo lei si dà da fare, solo lei capisce tutto, è insomma una povera pazza mal tollerata da tutti e ora capiamo il perché… ma questa è un’altra storia.

Ritornando alla visita all’ospedale non ci sentiamo retoriche a dire che si capiscono più cose circa la natura umana facendo visita ad un infermo che standoci quotidianamente a contatto in condizioni normali. Sì perché Sancho Pansa ci ha fatto una pena enorme, era un uomo senza più maschere, solo e abbattuto (la pescivendola – sua amante - chissà dove stava a dare spettacolo della sua schizofrenia). C'è da dire che sto colpetto non è stato tanto casuale, è avvenuto, guarda caso, proprio nei giorni in cui il vento nell’Ente è cambiato; il potere che ha usato per abbattere e umiliare i suoi avversari sembrerebbe non detenerlo più, è arrivato uno peggio di lui che lo ha completamente esautorato delle sue funzioni (sì perché i vecchi adagi come "dalla padella alla brace" o "al peggio non c’è mai fine" sono sempre veri). Aggiungiamo che ieri ci è sembrato confermato un dato singolare, già registrato in altre occasioni, ossia che tanto più un uomo è sprezzante, vendicativo, implacabile sul lavoro e nella vita tanto è più codardo e debole nella malattia o forse, a voler essere più giuste, questa codardia spicca di più su di un uomo di tal genere. L'abbiamo visto piangere come un bambino non appena lo abbiamo salutato per andarcene, per carità niente di deprecabile, ma fa strano se associato alla stessa persona che ha fatto piangere tante altre. Comunque sia, non trattandosi di una patologia particolarmente grave, auspichiamo che dopo l’intervento, ora abbastanza di routine, ritorni stronzo come prima perché abbiamo bisogno di alcun punti fermi nell’universo caotico che è la vita e fra queste spicca il capo vessatore e noi, creature fantozziane, rassegnate ad essere vessate e a mandargli accidenti ma solo per scherzo, si intende.

 

postato da ossimoro73 | 08:29 | commenti (8)


mercoledì, 18 aprile 2007
 

Sul saper vivere.

Ammettiamo, siamo degli animaletti, se la vita ci costringe ad essere protagoniste di gesti formali di civiltà noi andiamo in crisi, completamente in tilt. Non facciamo amicizia facilmente, non siamo mai le prime ad attaccare discorso con gli altri, riusciamo con parecchia difficoltà a fare discorsi alla "signora mia" sull’autobus o dal parrucchiere, siamo delle veri asociali, spettri che vagano nel mondo, ricordiamo ancora che quando lavorammo per circa tre mesi in un call center eravamo invisibili a tutti quando invece quei tutti, entrati come noi nello stesso periodo, avevavo intessuto amicizie se non relazioni amorose. Non sappiamo se è timidezza, se è pigrizia o se è stronzaggine, probabilmente tutte queste cose assieme, ma siamo totalmente incapaci di distreggiarci con disinvoltura e creanza nel mondo.

Ora succede una cosa, il nostro capo , Sancho Pansa c’ha avuto un colpetto (te credo a forza di Viagra!) e ora è in ospedale che riceve visite da tutti pure dal portiere dell’ufficio.Noi che siamo le segretarie particolari ancora non siamo andate, in effetti sarebbe buona creanza fargli una visita, c’è la collega esaltata (raccomandata da lui) che ogni giorno ci va e non nasconde minimamente il suo disappunto nei confronti del nostro atteggiamento di assoluta ritrosia, pure nostra madre continua a chiamarci a lavoro definendoci delle inette alla vita civica. Gesù che dobbiamo fare? A parte il fatto che non sentiamo proprio il bisogno di andare a recare sollievo alle sue sofferenze (quando in effetti la metà dei nostri affanni sono stati inflitti da lui) , ci interroghiamo anche sul fatto se gli farà piacere. Noi quando si stava in ospedale non volevamo vedere nessuno, neppure il fidanzato (la riluttanza di allora era probabilmente giustificata dalla mancanza di una buona epilazione che ci mettesse al riparo da giudizi scandalizzati circa la nostra vicinanza alla specie dei primati).  Sta il fatto che la collega esaltata ci ha quasi convinto, dovremmo oggi andare con lei, prendere un permesso oltre che tre mezzi, che depressione.

A questo punto, non ci resta che lasciarvi con quesiti fondamentali al viver civile, in occasioni delle visite ospedaliere si dovrebbero portare biscotti o ciccolattini o in questo caso sarebbe meglio evitare, perché finiremmo per ucciderlo? Forse le arance o quelle si portano ai carcerati? La settimana enigmistica piuttosto che l’economist? E soprattutto non è che sto colpetto lo avrà reso più umano come il perfido Ferri di "Un posto al Sole"?


postato da ossimoro73 | 12:23 | commenti (7)


mercoledì, 11 aprile 2007
 

 Week end fuori porta

Potremo raccontare di paesi arroccati su terre di tufo, di passeggiate nella campagna tra corsi d’acqua e sentieri umidi di ciclamini e viole, di ardite arrampicate tra le cave e relative goffe scivolate all’indietro, di saluti propiziatori ai greggi di pecore, di crostoni al patè di fegato, di odori di griglia e di vento nei capelli invece di questo week end racconteremo di quando la sera, davanti al camino acceso, ce ne stavamo sul divano con la copertina sulle gambe intorpidite dalle gagliarde passeggiate, a leggere il circolo di Pickwick che raccontava proprio di un bel fuoco in una locanda durante una notte tempestosa e allora sì che in quei momenti ci è parso che gli affanni e le tribolazioni quotidiane per una volta potessero essere procrastinate al domani alla voce: rottura di cazzi.

postato da ossimoro73 | 11:03 | commenti (9)


mercoledì, 04 aprile 2007
 

Il Labirinto dell'ammore.

La storia tra noi e il Lemure sta andando avanti nonostante i più foschi vaticini profetizzati da noi medesime all’inizio delle manovre; nonostante questo, abbiamo un dubbio che probabilmente emerge quando in una storia viene soddisfatto il minimo sindacale, il dubbio è: ma il Lemure è davvero coinvolto, è partecipe o è tutta una nostra montatura mentale?

Premesso che il Lemure ha un carattere del cazzo, che bandisce a priori parole come "amore", "mi sei mancata" o gesti gentili tipo recidere da un’aiuola dei fiori di campo (lui non crede ad esempio alla cerimonia dei fiori perché è contrario a regalare cose morte, anche se non ci ha mai donato neanche una pianta). Il Lemure è inoltre raziocinante, nichilista, ateo, cinico assertore di frasi durissime che secondo lui sono esempi di affetto nei nostri confronti, lui ad esempio è favorevole alla cremazione e mi dice "piuttosto che saperti ad imputridire in una fossa, ti faccio cremare" e noi "non so se voglio essere cremata e poi ci sono le mie sorelle che si opporranno " e lui " sai che mi importa delle tue sorelle" ancora noi "stai attento che il mio ex chiamava le mie sorelle "Norimberga" per i loro giudizi perentori e la capacità persecutoria e poi.... che importa della sorte delle nostra membra, ci sarà una vita dopo la morte così che un giorno le nostre anime si rincontreranno e si racconteranno tutto ciò che è stato" e lui "figurati, tutto è destinato a finire, meno male, sai che noia" e così avanti con dialoghi di una crudeltà inaudita.

A volte abbiamo la sensazione di trainare solo noi il calesse e di fare monologhi, ai nostri patetici "mi sei mancato", "io ti sono mancata?" "mi vuoi un po’ di bene?" "ma quanto?" lui risponde sempre presentandoci altre domande " ma quanto ti sono mancato? vedi che la cosa è reciproca? non lo sai?.  Ieri sera abbiamo fatto un esperimento, al telefono invece di fare le solite logorroiche, esaltate, sdolcinate eravamo tutte serie e compite, senza proferire una frase più del necessario, e lui invece di prendere una volta tanto il testimone del fesso, non ha spiccicato parola e si è affrettato a salutarci. Da tali indizi si evincerebbe che se noi non muovessimo più le file di tutto sto teatrino, lui sarebbe un mortaccino.

Allora ci chiediamo è giusto che solo uno dei due si dia da fare perché ci è portato per carattere o non è forse giusto un’intercambiabilità dei ruoli? Abbiamo pensato di chiarire le cose e di fare le dure, ma quando in passato facevamo il classico discorso, del tipo: " ti vedo distante, non mi sembri coinvolto più di tanto, ammettilo, è meglio saperlo ora che più avanti" ci sentivamo rispondere senza il minimo alterco, come se l’inquisito aspettasse solo questo per gettare la spugna, le seguenti parole: " hai ragione, sono un bastardo è meglio che non ci vediamo più, tu meriti un vero uomo io invece non sono altro che una merda ", insomma la dura e cruda realtà, abbellita neanche da un po’ di pantomima.

Ora crediamo sia giusto andarci con i piedi di piombo, non vorremmo che le nostre parole siano prese troppo sul serio e quindi rimuginiamo, facendo le sostenute, ma il Lemure, creatura assai dispettosa, rilancia nel fare l’offeso più di noi, ed eccoci intrappolati nei percorsi labirintici di una storia. Ci chiediamo ma sono percorsi creati da noi e quindi inutili e artificiosi? o inevitabili? e soprattutto ne usciremo mai fuori o saremo destinati a perderci dentro?

postato da ossimoro73 | 09:50 | commenti (22)