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mercoledì, 31 ottobre 2007
Uomini squallidi
Che la maggior parte degli uomini siano dei gran porci l’abbiamo capito in ufficio, soprattutto abbiamo capito che sono dei porci gratuiti; spieghiamo.
Prima di mettere piede in ufficio durante la nostra svagata esistenza trascorsa, per un buon periodo, su libri che si sarebbero poi rivelati inutili per l’attività e umana e lavorativa, credevamo che gli uomini tradissero con femmine più porche e più belle delle loro. Invece ci siamo dovute ricredere; qui in ufficio, ma crediamo in qualsiasi altro posto di lavoro del mondo, è tutto un brulicare di ometti intrepidi che, come fossero in un formicaio, si agitano, straparlano, guardano, ammiccano e "ce provano" tanto per farlo. La tresca non è più il mezzo ma è diventato il fine.
Uomini ammogliati con donne giovani, disinvolte e carine vanno a infastidire femmine sfatte che, dopo ore passate davanti al pc, magari con una sgradevole alitosi a causa di un panino ingurgitato alla svelta al bar, non hanno nessuna voglia di sentirsi dire "che begli occhi che hai oggi" (mentre la poveretta pensa :"ma de che? c’ho due borse che ce posso infilare due cartoni di latte!") oppure assai più furbescamente sentirsi dire: "tu hai un fascino tutto da scoprire, sappilo" (una donna intelligente penserà "sarà… ma ho il vago timore che mi puzzino le ascelle e che questo mi stia prendendo per il culo").
A volte però ci sono femmine che, vuoi per infelicità coniugale vuoi perché il marito quando fa l’amore con loro lo fa come stesse cambiando una gomma, cadono fatalmente nella trappola di sti squallidoni; si, perché sono dei veri squallidi, capaci di perseguitare femmine che loro stessi definiscono cessi (questa ultima definizione non ce la stiamo inventando, l’abbiamo sentita dire ad un campione di eleganza che prima era riuscito a far innamorare di sé una dirigente non proprio bella , facendole mettere in discussione carriera e famiglia, e poi per il corridoio davanti a suoi colleghi maschi definirla "ecco che arriva il cesso", noi per tutta risposta lo chiamiamo "lu piezzo e merda" ma crediamo che la merda, se lo venisse a sapere, ne avrebbe a male per l’infelice paragone).
Comunque sia, possiamo portare ad esempio un fatto reale che tempo fa capitò proprio a noi.
Allora c’è un coglionazzo che per quanto è viscido appare ancora più brutto di quello che è veramente: è giovane (forse anche più piccolo di noi), ha la fidanzata che lavora nello stesso ufficio, quindi una collega, molto carina (il viso della Seredova), magra e crediamo senza complessi nelle proprie abitudini sessuali; una volta venimmo a sapere dallo stesso viscidone che nei loro giochi amorosi amavano usare il viks sinex, quando a noi il medicinale ha sempre evocato le carezze di mammà che quando eravamo raffreddate lo frizionava sul nostro petto e ci metteva un po’ di bambagia sopra per farci respirare meglio durante la notte. Vabbuò a parte questo ricordo ormai deturpato, il vicks sinex è il chiaro segnale che si tratti di una coppia giovane e felice che non ha particolari problemi.
Ecco nonostante questo, il viscidone ha fatto sempre il cascamorto con molte tra cui anche con noi, ma noi caratterizzate da un’asocialità che aumenta quando ci sentiamo dei cessi (e in ufficio spesso lo siamo) l’abbiamo sempre tenuto alla larga; solo una volta azzardammo una battuta scherzosa (che adesso che la racconteremo non credo apparirà come chissà quale legittimazione all’intimità) e successe quello che successe.
Era una giornata uggiosa come quasi sempre capitano in ufficio, avevamo levato le lenti a contatto perché dopo un po’ di ore ci si secca l’occhio, e stavamo con l’occhialetto che, se pur al lantanio, con i suoi cerchietti denuncia i 9 gradi e mezzo di miopia che ci mancano. Insomma una talpetta con gli occhi resi piccini dalle lenti si aggirava per i corridoi per andare a fare le fotocopie (probabilmente si puzzava anche un po’ visto l’ora tarda).
Alla macchina delle fotocopie era seduto il viscidone (fa il commesso) che ha iniziato a scherzare; noi che in quel periodo si stava vivendo una storiella con il mammone (prima o poi dovremo avere il coraggio di raccontare dell’errore più grande della nostra vita cioè del mammone) eravamo meno asociali e rognose del solito.
Pertanto, invece di zittirlo con un grugnito, iniziammo a parlare con allegria e a rispondere alle sue insinuazioni, infatti al suo: " sei fidanzata, che peccato potevamo stare insieme ecc", noi sventurate rispondemmo: "u che peccato, a saperlo prima, non mi fidanzavo con G. (il mammone) ".
Ecco sta frase era stata detta con tono scherzoso e non crediamo che potesse essere interpretata con " oh si sono la tua porca , prendimi qui sulla fotocopiatrice", invece successe l’irreparabile o meglio una cosa davvero antipatica che ci ha lasciato sgomente, senza niente da dire o da fare.
Subito dopo aver pronunciato quella frase, lui si alzò e ci passò vicino e avertimmo qualcosa di strano sulla nostra coscia ma li per lì pensammo " c’è il muro che rende stretto il passaggio, figurarsi se è come sull’autobus", neanche finimmo di pensare sta cosa, che il viscidone con aria vaga ripassò per posizionarsi di nuovo al suo posto, non prima di strusciarsi nuovamente addosso a noi, la seconda volta non avemmo dubbi: il viscidone era un gran porco.
In questi casi però la possibilità remota che avessimo frainteso (lo strusciamento ebbe la durata di pochi secondi) ci fece demordere da ogni iniziativa bellicosa tipo prenderlo a calci nel sedere, tanto è che in un silenzio raggelante prendemmo le nostre cosette e ce ne andammo.
Per giorni cercammo di evitarlo fino a quando lui ci incontrò e ridendo ci disse " ma perché mi eviti, ti ho fatto qualche cosa per caso?" a quel punto avemmo la conferma di quello che aveva fatto. Rispondemmo balbettando (noi eravamo le imbarazzate incredibile): " non lo sai quello che hai fatto, no? Vabbè ciao".
Questo per dire che certe cose proprio non si spiegano, possiamo capire i vecchi, i disabili con turbe psichiche ma perché se si è giovani e accoppiati bisogna cercare di farsi una talpetta davanti ad una fotocopiatrice? Crediamo che a questa domanda non avremo mai risposta.
giovedì, 25 ottobre 2007
Drammi familiari
La settimana scorsa siamo state colte da un attacco isterico che ci ha lasciato parecchio prostrate. Si dà il caso che quel giorno siamo arrivate stanche oltrechè puzzone da lavoro, avremmo voluto immediatamente dirigerci verso la doccia. Il destino avverso ha voluto invece che proprio in quel frangente squillasse il telefono, abbiamo alzato quindi il ricevitore e all’altro capo della cornetta una voce di una giovinetta tra il sensuale e il commosso ci diceva "Sono Barbara, vorrei parlare con Antonio". Dal tono della voce abbiamo pensato che fosse una depressa piantata da un certo Antonio, così le abbiamo detto che aveva sbagliato numero telefonico, ma lei contrariata ha risposto "ma non ho chiamato la famiglia M.?" A quel punto abbiamo fatto mente locale: in effetti la famiglia M. eravamo noi e in effetti un Antonio in famiglia c'era ed è nostro padre, allora ci siamo scusate dell’equivoco, mentre lei ridendo ci diceva che era la segretaria del dentista. Potreste essere indotti a pensare che non stiamo messe bene se non ricordiamo più il nome di nostro padre ma ci sono alcuni elementi da prendere in considerazione a nostra parziale discolpa, eccoli:
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si dà il caso che noi diversamente (e per fortuna) dal resto della famiglia non siamo mai andate dal dentista pertanto la segretaria non l’abbiamo mai vista e conosciuta.
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i familiari che la conoscono ci hanno spesso riferito che la segretaria del dentista è logorroica, nevrotica (probabilmente per qualche delusione amorosa questo non ce lo leva nessuno dalla testa) e si prende confidenza con tutti pure con i vecchi di 100 anni (da qui quel confidenziale Antonio);
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sono più di trenta anni che rispondiamo al telefono e quando cercano nostro padre o dicono "c’è il Signor M." oppure più spesso sono vecchi rincoglioniti, generalmente ufficiali in pensione, che con l’accento marcato del sud dicono "Prondo c’è Andonio?". Potevamo noi pensare che una voce da troia piangente potesse cercare quel trombone di nostro padre?
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e soprattutto è questo il modo di porgersi verso l’esterno da parte di uno studio professionale?
Ma non è stato certo questo a condurci ad uno stato vicino all’epilessia, il problema è scaturito dopo, quando passando la cornetta a nostro padre, la pazza (ribadiamo che aveva una voce da pazza) ci ha preso per i fondelli chiedendo a nostro padre il perché sua figlia non ricordasse il nome di chi l’aveva generata , nonostante vivesse con lui da anni sotto lo stesso tetto. L’attacco di nervi è seguito alla risposta che le ha dato lui, con piglio melodrammatico e con una certa dose di prosopopea, che solo certi uomini del sud hanno, ha così risposto: "La devi scusare è la figlia che ancora non conosci, purtroppo delle tre è la più stordita, che ci vuoi fare ho questo guaio".Giuriamo che l’ha detto seriamente costernato senza il minimo humour. Pertanto davanti a quelle parole denigratorie non ci abbiamo visto più, anzi abbiamo visto scorrere davanti a noi le immagini di tutta una vita di umiliazioni e scorni inflitti dai nostri genitori, come ad esempio: noi bambine davanti alla maestra che diceva a mammà che vivevamo ai margini della classe e mammà che si scusava, o di nostro padre che ci cazziava perché alle medie avevamo chiuso la porta facendo troppo rumore e avevamo offeso mortalmente la prof. di matematica, oppure sempre nostro padre che quando ci presenta a qualcuno lo fa con tono sarcastico dicendo " Questo è l’elemento di mia figlia" e a volte aggiunge " questo è un elemento in natura", dove per elemento sta a indicare una particolare rarità di essere vivente che è manchevole di qualcosa. Insomma a casa nostra siamo cresciute con gli altri che avevano sempre ragione e noi sempre torto. Volendo fare un po’ di psicologia da cortile è palese che poi siamo venute su così auto critiche fino alla auto distruzione, per colpa di genitori che pensano che la carezza debba essere fatta al figlio mentre dorme, perché la vita è fatta di mazzate e va bene che le mazzate le diano per primi loro stessi.Questo tipo di genitore si colloca all’antipodo di quelli che sono tutto un complimento per i loro figli che poi crescono arroganti e superbi, anche questo naturalmente è un danno.
Ritornano al momento della telefonata, a sentire le scuse di nostro padre, siamo diventate verdi che a confronto Regan dell’esorcista è niente, dalla nostra bocca sono usciti insulti alla persona che ci ha generato e alla segretaria che stava ancora parlando al telefono tipo " Sta stronza ha una voce da sclerata e prende per il culo me, ma andatene a fanculo tutti". Insomma un serie di scene drammatiche alle quali è seguito un pianto con lacrime grosse come pietre; era da tanto tempo che non piangevamo così.Non sono mancati dialoghi surreali con un certo risvolto comico, infatti a nostra sorella che ci diceva "papà è il solito esagerato ma tu a non ricordarti il suo nome…" e noi, ormai uscite di testa, non facevamo altro che piagnucolare: " ma che ne so io, che ne so io di come si chiama quello". Ciò in effetti ha contribuito a suscitare l’ilarità dei presenti e di tutto il parentame al quale l'episodio è stato raccontato in seguito, se si esclude nostro padre che a sentire raccontare questa storia ancora alza gli occhi al cielo e dice "ma che figlia degenere che mi doveva capitare"
E’ proprio arrivato il momento di trasferirsi definitivamente a casetta e di lasciare alla famiglia il ricordo della bambina svagata che ancora credono che siamo
martedì, 23 ottobre 2007
Uomo problematico
L’altra sera abbiamo incontrato il Lemure II per intenderci l’amichetto del cuore del Lemure. Già abbiamo avuto modo di discorrere su tale esemplare di maschio: il classico quasi quarantenne, caruccio, buon lavoro, casa deliziosa vista fiume, collezionista maniacale di film e buon cuciniere che se lo tira neanche fosse un adepto di Scientology. Abbiamo anche detto della sua breve liaison con la nostra amica Mangiauomini e di come lui si sia dato alla velocità della luce. Ma non è questo il punto, il punto è che a star sentire lui, o almeno quello che andava blaterando l’altra sera, è che non trova una donna adeguata perché dopo i trenta sono tutte problematiche e lui con delle pazze non ci vuole avere a che a fare. Sta boiata se la poteva risparmiare e non lo diciamo in quanto amichette della Mangiauomini, che per carità le sue stramberie ce l’aveva eccome, tipo riempirlo di sms con asserzioni licenziose nonché di mms con culi e tette all’aria; sappiamo bene che ste cose con gli ometti all’inizio non s’hanno da fare, in quanto irrimediabilmente catalogate alla voce "questa me la faccio senza sentire tante lagne" (invece è qui che gli ingenui sbagliano perché poi si trovano a dover gestire femmine vogliose d’ammore e di affetto tali e quali a quelle che se la tirano). Comunque tornando alla sortita del Lemure II, siamo rimaste colpite da quanto quest’uomo si sopravvaluti. A Noi, che conosciamo la sua storia, è risultato alquanto paradossale sentirlo lamentare delle problematicità femminili quando il vero complicato è lui. C’è da dire infatti che:
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ha lasciato una ragazza perché, pur trovandola deliziosa e con tutte le cosine al suo posto, la poverina aveva irrimediabilmente i denti tendenti al giallo e questa cosa lui proprio non la poteva sopportare (ma non bastava prenotarle una pulizia dal dentista?);
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ha rosicato e parecchio quando ha incontrato una sua ex con un altro ragazzo. Da precisare che la tipa era stata scaricata un mese prima, in quanto lui non se la sentiva di impegnarsi, a sentirlo c’era qualcosa che non andava per il verso giusto (per la verità non è mai riuscito a spiegare cosa non gli andasse bene). Nonostante questo, si è mortalmente offeso a vederla con un altro, perché secondo lui si è consolata troppo presto, non lo ha atteso magari poteva cambiare idea sulla relazione (ma vedi di andartene va!)
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non sopporta le briciole, ok nessuno ha simpatia per le briciole, ma quest’uomo è capace a casa sua di venirti con il cosino aspira molliche mentre mangi e aspirarti tutto quello che si trova nei dintorni, compreso il tramezzino che cerchi di ingurgitare cercando di dare il minore fastidio possibile e una ciocca dei tuoi capelli che a furia di urli e lacrimoni tiri via con le mani (no comment);
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sempre a casa sua quest’uomo è pezzetta dipendente, ha sempre la pezzetta in mano per lavare, disinfettare e per asciugare l’alone lasciato dal bicchiere sul tavolino insomma alterna la pezzetta all’aspira briciole;
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è così bambino che non perde occasione di entrare in competizione con il Maestro (il dentista scapolone che non deve chiedere mai) contandosi i peli che si ritrova in testa e adducendo che la sua capigliatura sale e pepe è ben più interessante di quella dell’amico (sta cosa è meglio che non la dice perché quel gran puttaniere del Maestro sui capelli è meglio lasciarlo stare, è uno per intenderci che sembra uscito dalla reclam "Pantene Pro-V");
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già si è detto in precedenti post che, a stare a sentire lui, la donna della quale si innamorerà dovrà come minimo avere le gambe di Naomi, il viso della Bellucci, l’incarnato della Schiffer e lo charme della Huppert oltre che vestire casual ma con cura al dettaglio che so un foulard Hermes e un paio di stivali bassi da cavallerizza.
Insomma ci vuole un bel coraggio a dire che le problematiche sono le altre….
martedì, 16 ottobre 2007
Su alcune brutture metropolitane
C’è chi sa leggere e vedere nella quieta stagione che avanza la bellezza del mutare dei colori, degli odori, la felicità di ritrovarsi con gli amici con un bicchiere di vino rosso e un cartoccio di castagne e di sprofondare il viso nelle sciarpe graziosamente avvolgenti.
C’è chi come noi, invece, ancora non riesce a godere dei primi doni dell’autunno ma anzi è spesso attorniato da cose brutte.
E se Umberto Eco nel suo elogio della bruttezza ci dice che tra il bello e il brutto vi è una meravigliosa liason, una indissolubile dipendenza l’uno dall’altro e che il brutto rispetto alla banalità del bello è capace di suscitare reazioni passionali, noi possiamo elencare alcuni esempi di brutto in natura palesatoci in questo ultimo periodo al quale non riusciamo a dare una valenza artistica:
Per noi orribile è:
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starsene sedute in metro all’altezza del sedere di un peruviano che ci dà le spalle con gli auricolari alle orecchie (vago e estraniato dall’inizio alla fine del viaggio) e essere investite prima da un pernacchione e poi da un puzzo di fogna in pieno di viso con i vicini che si girano verso di noi con aria disgustata;
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scapicollarsi per prendere la metro e saltati due gradini a piè pari, librarsi in aria per un istante che pare infinito e pensare :"però che bello che è volare" per poi cadere rovinosamente a terra e cercare di fare le vaghe assicurando e facendo defluire la massa che intanto si è radunata intorno e, da ultimo, ringraziare con forzata allegria (mimando l’espressione deliziata di chi sta facendo un simpatico pic nic sull’erba) la signora che ci viene a riportare la borsa volata lontana da noi;
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spendere 60 euro in una crema idratante per il viso e svegliarsi la mattina con dei crateri lunari sul mento;
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provarsi una gonna a pieghe rossa nel desiderio, mai sopito, di emulare Dita Von Teese e visualizzare allo specchio, dai fianchi fino al ginocchio, un unico blocco di carne tremula da sembrare la Mami di "Via col vento";
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assicurarsi di lasciare pulito il water della casa nuova per ritrovarselo, quando si ritorna due giorni dopo, con l’acqua torpida e con una misteriosa carta igienica fluttuante di colore arancione quando noi l’abbiamo celeste, e congetturare due ipotesi o che ci siano dei fantasmi che vanno al bagno durante la nostra assenza o che la tubatura del palazzo è intasata e noi che siamo al primo piano ci becchiamo tutta la merda degli altri (naturalmente i misteriosi e scriteriati meccanismi del nostro cervello tendono a propendere per la prima ipotesi, gettandoci nel terrore più totale e facendoci rimandare il momento di andare a dormire nella casa nuova);
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assistere alle scene della pescivendola (l’amante del capo è ritornata) che assicura noi, alcuni colleghi e capo compreso sulla bellezza del suo utero e delle sue ovaie (gliel’ha detto il ginecologo) nonostante la terribile emorragia (descritta nei particolari) che l’ha colpita dieci giorni fa, il tutto accompagnato da gesti eloquenti atti a dimostrare che l’utero sta al posto suo e che non è affatto rilasciato mentre un nostro collega cerca di celare gli sforzi di stomaco.
Questi sono alcuni dei momenti più interessanti della nostre giornate tediose, attendiamo impazienti che il bello si riveli e si ricongiunga al brutto in un eterno abbraccio (questo lo dice Eco).
martedì, 09 ottobre 2007
Lettere d’amore
Spesso ci piace scambiare mail con il Lemure facendo il verso alle lettere d’amore di gusto vittoriano; questo passatempo ci diletta molto e, in questo nostro gioco, siamo riuscite a coinvolgere quello scorbuticone che, ogni tanto, ci risponde come fosse uno spasimante di altri tempi.
E’ capitato, però, che inoltrandogli la mail dell’inglesino che ci indicava degli alberghi per il nostro prossimo viaggio a Londra, gli girassimo anche quanto scritto da nostra sorella che, rivolgendosi a noi con la solita carineria "cara piccola coglioncella ecco la mail", provvedeva a sua volta ad inoltrarci la mail di Sam dal pc di casa all’indirizzo di posta del nostro ufficio (dalla nostra postazione di lavoro non ci è consentito accedere al nostro indirizzo di posta privata). Il Lemure ci ha risposto mostrando stupore per quella definizione poco elegante. Temendo che avesse creduto che quell’epiteto fosse stato scritto da Sam* ci siamo affrettate a rispondere in tal maniera (copiamo e incolliamo):
"Spero non abbiate pensato che "quel cara piccola coglioncella" sia stato proferito dal nostro comune amico inglese. O misericordia, se da tale dubbio vi avesse scalfito anche solo per un attimo, vi giuro che non potrei sostenere tale onta.
Se avete creduto questo, avete errato mio caro, spero sappiate che la vostra dama non ha l’abitudine di intrattenere rapporti così confidenziali con il giovane londinese (sebbene un tempo fu suo spasimante). Sento il dovere anche di difendere l’onorabilità del popolo brittannico che, in secoli di storia, ho ragione di credere non abbia mai avuto la consuetudine di rivolgersi a signorine di buona famiglia con quelle sciagurate e infamanti espressioni.
Quel tipo di linguaggio, ahimè, è da attribuire al sangue del mio sangue, mia sorella, non vi nascondo che dirvi questo mi pesa molto e lo proferisco non senza sentirmi le gote ardere dalla vergogna.
Consentitemi di aggiungere che la mia amata, seppur detestabile, sorella debba essere perdonata da me e da voi per tanta insolenza.
Sapete bene che la sua proverbiale sfrontatezza è dettata da quella predisposizione all’isteria che nessuno dei migliori medici della città è riuscito ancora a curare.
Spero che questo mio chiarimento abbia fugato le nubi che hanno offuscato il vostro tenero e sincero amore nei miei confronti.
Vostra per sempre.
M. A."
*(il Lemure ci ha poi rassicurato dicendo di aver compreso che non era l’inglesino l’autore di quel turpiloquio; aveva creduto invece che ci fossimo autodefinite noi delle coglione per via che dalla mail compariva il passaggio dal nostro indirizzo di posta privato a quella del nostro ufficio, che stima!)
mercoledì, 03 ottobre 2007
Un incontro casuale
Si dà il caso che nostra sorella sembrerebbe guarita dalla suscettibilità che negli ultimi anni la divorava e rendeva atroce ogni tentativo di interazione con Lei.
Ciò che l’ha guarita non sono stati gli anni di analisi, la laurea conseguita brillantemente, le soddisfazioni sul lavoro o i calci nel sedere che le sferravamo quando la situazione si faceva davvero intollerabile, ma è stato la comparsa di un uomo.
Naturalmente la panacea, che l’avrebbe guarita da tutti i mali, era stata prevista da noi in tempi non sospetti, le rivolgevamo infatti esortazioni del tipo " altro che psicoterapia, te ce vole un omo, dai retta a me" oppure " tu soffri da sindrome da pene priva, vedrai che una volta che te ne trovi uno, ti passano tutti i malanni e ti scordi di sto cazzo di Luce" (n.d. O.: già avevamo parlato del personaggio Luce, quello per intenderci che si incatenava all’ingresso del provveditorato agli studi e che non è altro che un bassetto dalle erre insopportabilmente moscia che nostra sorella da dieci anni aveva assurto ad archetipo dell'uomo ideale, per cui tutti gli altri a confronto erano delle merde e che con la sua ritrosia "del te lo do, non te lo do" la faceva sprofondare nella afflizione più assoluta ) .
Ritornando all’antefatto, l’epifania del nuovo uomo sembrerebbe una leggenda metropolitana e vale la pena di raccontarla….
Nostra sorella si trovava in una delle piazze più belle della città ,appena uscita da una conferenza stampa sul cinema astratto (cosa è poi sto cinema astratto non ci è dato sapere), intenta a dettare la notizia al giornale, triste e malinconica, come il suo solito, da precaria senza un domani.Nel mentre, si faceva nei pressi un ragazzetto stortigliaccolo, stile Luigi Lo Cascio, con occhialetto da intellettuale che ha attaccato discorso con lei, con la scusa del cinema astratto, in quanto si dà il caso che lui sia, nel tempo libero, un regista di cortometraggi. Inutile dire che sono bastati cinque minuti di conversazione che Eros con la sua freccia (da troppo tempo distratto nei confronti della sorellina) è stato chiamato a compiere il suo dovere. Da quel giorno non si sono lasciati più, nostra sorella non la vediamo da parecchio tempo, al suo posto è comparso un casco integrale che lui le ha subito regalato visto che ha una moto (n.d. O. nostra sorella si è sempre rifiutata di salire su qualsiasi mezzo dotato di due ruote pure fosse una bici) . Naturalmente quando compare a casa, saltella, ride e manca poco che sparga fiori al suo passaggio intonando canzoni pastorali, le si può chiedere qualsiasi cosa ed è tutto un "si, hai ragione, si può fare". Sto ragazzo poi si è rivelato, oltre che intellettualmente stimolante, anche galante, danaroso (il che non guasta) e con una casetta in uno dei borghi più in voga della città in questo momento, quartiere che Pasolini a suo tempo scelse come ambientazione di alcuni suoi film. Nostra sorella da parte sua, oltre a interpretare questa sua rinascita come un riscatto da tutte le sofferenze patite, dando al tutto una chiave di lettura manzoniana, va in giro dicendo che l’oroscopo l’aveva previsto (e non il nostro buonsenso) ed è così convinta di questo che la sua terapeuta, vedendola così fuori di testa, ha dichiarato che inserirà nel programma terapeutico anche l’oroscopo (speriamo stesse scherzando)…. a volte la vita può cambiare davvero in un attimo e speriamo che duri….
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