Un incontro casuale
Qualche sera fa mentre vagavamo per strada ci siamo ritrovate faccia a faccia con una ragazza, S., della quale eravamo molto amiche. Per una serie di circostanze, circa tre anni fa e per nostra volontà, decidemmo di troncare l’amicizia con lei. Come è ovvio la sera dell’incontro eravamo conciate piuttosto male, eravamo completamente struccate con un volto cadaverico e emaciato che probabilmente evidenziava, più del dovuto, gli anni passati. Non avevamo voglia di parlarci, a dire la verità, più per il motivo di sentirci impresentabili che per le motivazioni che in passato ci allontanarono da lei.Nonostante le premesse, il solito istinto suicida ci ha portato a scalmanarci più di ogni ragionevole motivo e come ci succede quando vorremmo evitare qualcuno, paradossalmente abbiamo iniziato a fare segni verso S., a urlare il suo nome e dirigerci verso di lei mentre in testa il nostro super ego diceva "non sei truccata e probabilmente hai un alito pestilenziale alla prima traversa utile gira e fuggi via" mentre noi rispondevamo al super ego" ah se solo avessi il tempo di mandare giù una mentina e di passarmi il correttore sugli occhi ma oramai niente è più possibile, ah che vergogna".Insomma in pochi secondi mentre questi pensieri ci balenavano in testa, ci siamo trovate a baciare S. con una scioltezza così finta da apparire imbarazzante e far concorrenza alla "spigliatezza" della Balivo.Come fossimo reduci da un festino a base di cocaina, abbiamo iniziato a parlare alla velocità della luce cercando di raccontarle in breve quello che ci era successo in tre anni e mai facendo cenno al litigio anzi con sguardo immalinconito perso nel vuoto sentirci pronunciare codeste parole " avrei voluto tanto richiamarti". Ma perché tutto questo? Da una parte crediamo di aver fatto bene, il rancore non è nei nostri costumi, il tempo ridimensiona tutto e le cause del litigio non sono particolarmente gravi, dall’altra però non ci siamo pentite della scelta che facemmo tempo fa. Forse è il caso di fare una digressione sul perché ci allontanammo da S.
Sfanculammo S. non perché avesse fatto particolari cattiverie, S. non è mai stata una persona cattiva era solamente un’egoista cronica, forse tra le amiche, la più auto referenziale e egocentrica senza però la vanità e la presunzione che a volte si accompagnano a questi lati del carattere anzi, pur essendo molto bella e intelligente, non ha mai dato prova di presunzione.Allora perché diciamo egocentrica? semplicemente perché parlava sempre e solo di se stessa, era un logorroica che noi vicino a lei sembravamo dei monaci che avevano fatto voto di silenzio. Non dava alcuno spazio al proprio interlocutore anzi neanche lo vedeva se si fosse aperto un cratere in mezzo alla via e l’interlocutore vi fosse sprofondato dentro, credetemi S avrebbe continuato a camminare e a parlarsi addosso. Da dire poi che l’argomento principale era soprattutto uno: Bruno, il ragazzo che poi avrebbe sposato. In 8 anni di fidanzamento non c’è stato passeggiata, telefonata, pizza che non fosse motivo per parlare delle doti Bruno, di quanto fosse figo e al contempo immaturo, di quello che lui diceva a lei, di quello che lei diceva a lui, dei malintesi, dei litigi , delle tonalità di colore dei maglioni che indossava Bruno (ricordiamo che vestiva come uno degli A-HA pur essendo nel pieno degli anni 90). Insomma ricordiamo delle vere e proprie sessioni di studio alle quali erano invitate a partecipare non solo noi ma anche altre sventurate, tutte prese a sciogliere i dilemmi sulla persona Bruno (in realtà capimmo più avanti che erano falsi problemi, era solo un pretesto per poter parlare del suo amore ritenuto unico ed eccezionale in tutto l’universo). E’ indiscutibile che tra amiche il bello è proprio parlare e analizzare le cose più inutili al mondo come ad esempio ragionare sull’opportunità o meno di dire a Bruno di depilarsi le ciglia in mezzo agli occhi. Il problema era un altro: le conservazioni di S. erano monologhi e se si pensa che in tutto quel tempo passato a ascoltare in maniera univoca di lei e di Bruno, noi intanto avevamo avuto il tempo di farci lasciare tre volte dal nostro grande amore della vita, di intessere e chiudere subito dopo una relazione con il mammone, di darci alla danza classica con pessimi risultati, di avere un lutto devastante, di subire un’importante intervento chirurgico, possiamo dire con sicurezza che molti di questi argomenti sono passati inascoltati, forse quelli più rilevanti sono stati presi in considerazione da S. al pari del dibattito sulla quantità di peli presenti sul pube di Bruno.
Ricordiamo un evento: dopo l’intervento sopra citato ci trovavamo in un letto di ospedale a gambe all’aria con la spiacevole sensazione che se qualcuno ci avesse visto da davanti, ci avrebbe preso per un maschio; eh si perché il giramento di palle di stare immobili al letto con un sondino attaccato alla gola non era solo metaforico, si dà il caso che a causa di travasi di liquidi conseguente ad un intervento piuttosto invasivo, era insorto una sorta di rigonfiamento, per fortuna l’effetto Casablanca durò pochi giorni. Insomma in questa condizione di chiaro disagio e di umiliazione, non volevamo incontrare nessuno, persino il grande amore della nostra vita fu tenuto alla larga (venne solo due volte in 15 giorni di permanenza). S. ci chiamò esprimendo il desiderio di venirci a trovare, noi non avevamo granché voglia di farci vedere in quelle condizioni ma accordammo il permesso per passare un po’ di tempo nella monotonia di giornate che non passavano mai. Ma avevamo sottovalutato S, perché subito dopo ci disse che sarebbe venuta accompagnata da Bruno. Capite bene che di farci vedere le balle da Bruno o comunque di farci trovare doloranti da un quasi sconosciuto poco ci andava, glielo dicemmo e lei per tutta risposta non venne più in ospedale.
Ma non fu questa la causa scatenante del litigio, li per lì facemmo il ragionamento che S. non era una cattiva ragazza a suo modo ci voleva bene, (c’è da dire che soleva tra un Bruno e l’altro, cantarsela e suonarsela sul senso della nostra amicizia e su come noi per lei eravamo belle brave e buone) e che rinfacciarle certi suoi modi essere era assolutamente inutile e infantile, o l’accettavamo cosi come era dando né più né meno di quello che lei dava a noi o la sfanculavamo, così ripiegammo per la prima soluzione.
La goccia che invece fece traboccare il vaso fu un paio di anni dopo, quando non si fece viva per 6 mesi pur sapendo che avremmo dovuto sottoporci ad una biopsia. Non solo, venimmo a sapere da una quasi sconosciuta che S. si sarebbe sposata entro l’anno. Ci rimanemmo male soprattutto perché lei, quando la si incontrava, voleva fa passare il nostro legame per una grande amicizia e alla presa per il culo non ci volevamo proprio stare. E proprio qui sta il punto: se non se la fosse tanto menata sul nostro legame speciale, avremmo evitato di discuterci anche perché pure noi la chiamavamo raramente e non splendevamo oramai da un bel pezzo per grandi prove di amicizia nei suoi confronti. Pertanto, quando ci telefonò, dopo ben 6 mesi di silenzio, per comunicarci il matrimonio e, udite, per proporci di farle da testimone, la trattammo freddamente e le spiattellammo tutto quello che non ci era andato giù. Come era prevedibile ci rinfacciò che pure noi eravamo sparite, su questo non le si poteva dare torto e difendersi dicendole "ma guarda che sono stata io l’ultima a chiamare e tu avresti dovuto chiamarmi per sapere della mia salute" sarebbe suonato piuttosto sciocco. Però poi disse una cosa che le fece fare un auto goal di quelli clamorosi e che mise fine alla telefonata e alla nostra amicizia. Infatti nel giustificarsi di tutto quel periodo di silenzio ci disse che, oltre ad essere stata impegnata per i preparativi del matrimonio, aveva passato un brutto periodo perché, tenetevi forte, la madre di Bruno aveva litigato con sua sorella. Insomma non aveva potuto farci una telefonata perché sua suocera aveva discusso con la zia di Bruno. Capite bene che era la cosa più assurda che le nostre orecchie avessero mai sentito…non c’era più speranza, la Brunite era arrivata ad un punto di non ritorno, la salutammo abbastanza educatamente, chiudendo la comunicazione.
Arriviamo ai giorni nostri: certamente il tempo ha ridimensionato tutte queste assurdità, però dobbiamo ammettere che metterle nero su bianco ci fa chiedere se forse siamo state troppo gentili o comunque se era necessario invitarla per un thè nella nostra nuova casa. Perché abbiamo fatto tutto questo? Eravamo forse nostalgiche dei dibattiti sul profilo psicologico di Bruno o forse il nostro istinto suicida è ritornato a fare danni?
