vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


martedì, 29 gennaio 2008
 

Ritorno in palestra

Il ritorno in palestra è stato più tragico di quanto ci aspettassimo. La sventura stavolta non è dipesa dalla scarsa voglia di sgambettare per l’aria sfidando le leggi della gravità, anzi, eravamo pacatamente gasate dal fatto che in una settimana, tra dieta e palestra, l’ago della nostra bilancia fosse sceso di ben tre chili (chili probabilmente recuperati nel corso di questo week end trascorso alla ricerca di carboidrati come fossimo cani da tartufo).

Ma la sorte ci ha beffeggiato ancora una volta, perché non appena abbiamo sborsato 250 euro che ci inchiodavano a saltellare e ancheggiare per ben 4 mesi di fila, abbiamo iniziato ad avvertire una serie di dolori alla schiena che ci hanno costrette in ufficio a non poterci sedere e a scrivere con il sedere all’aria e, pertanto, a smettere di frequentare la palestra per un bel po’ di tempo.

Comunque dovevamo già nutrire qualche sospetto in merito a quanto gli Dei dell’Olimpo fossero ostili alla nostra frequentazione di luoghi adibiti al culto del corpo. Infatti una settimana fa mentre ci recavamo nel luogo di tortura per antonomasia, ci siamo trovate di fronte ad uno stuolo di folla e di traffico impazzito. Lo scenario era di quelli apocalittici: poliziotti, vigili, autoambulanze e tiratori scelti intorno all’entrata della palestra che intimavano tutti ad allontanarsi per questioni di sicurezza.Così ce ne siamo tornate indietro, senza obiettare alcunché o fare domande del tipo " cosa sta succedendo, fatemi entrare", sfoggiando il perfetto atteggiamento blasé del cittadino metropolitano, mentre genitori disperati chiedevano notizie dei loro figli recatisi in palestra. A dirla tutta, sentivamo anche un certo sollievo nel marinare la palestra; rimaneva in noi solo la curiosità di sapere la causa di tutto quel ginepraio. Pensieri assolutamente irragionevoli hanno iniziato ad affollarsi in testa: "mica avranno scoperto il bunker di qualche cellula terroristica?" oppure "magari qualcuno ha preso in ostaggio l’istruttore piacione intimandogli di smetterla di fare il gasato e di parlare con un finto accento americano". Tornate a casa il mistero è stato svelato, dal telegiornale abbiamo appreso che uno squilibrato dalle 4 del pomeriggio teneva in ostaggio il direttore del centro scommesse il cui ingresso è accanto a quello della nostra palestra. A quel punto una sensazione di paura ci ha percorso la schiena, in un attimo infatti abbiamo realizzato che se fossimo andate in palestra prima delle quattro, saremmo rimaste lì bloccate … è stato sconvolgente immaginarci rinchiuse in una palestra chissà per quanto tempo. Magari per tirarci su di morale gli istruttori ci avrebbero costretti a dimenare le anche per un intero pomeriggio, quando per noi un’ora di esercizio fisico è il limite massimo di sopportazione, dopo di che siamo consce che tutti i nostri tessuti auto proclamerebbero la morte cellulare (n.d.O. la situazione si è poi risolta verso le sette di sera per fortuna senza danni alle persone*)

Insomma è come se la natura si fosse rivoltata beffardamente contro di noi e volesse impedirci, tra ostaggi e mal di schiena, di saltellare come delle esaltate sulle note di "It’s raining men", con il sopra citato istruttore che, con accento finto americano, ci gasa e ci cogliona con "Dacci dentro M., sei miticaaaa"(chissà perché gli istruttori Isef sono dei veri e propri squali capaci di individuare la vittima di turno a km di distanza, annusando la sua paura e gettarsi su di lei per coglionarla ad oltranza).

 Possiamo altresì presumere che gli Dei dell’Olimpo, testimoni dall'alto di tale spettacolo indecoroso si siano dati da fare, non potendo più tollerare la vista di un’esagitata che, sulle urla dell’istruttore, era solita rimbalzare in aria, in preda a spasmi sempre più parossistici, tenendosi con le mani le tette anch’esse spaventosamente galvanizzatesi. Spesso alla fine di tali estasi dionisiache, durante le quali espellavamo dagli angoli più impensati del corpo copiose quantità di sudore (neanche fossimo Jennifer Beals sulle note di Maniac), ci trovavamo sorprendentemente in prima fila (!) con gli occhi ancora semichiusi di chi crede di essersi tramuta in Coco dei Saranno Famosi (Gesù gli occhi semi chiusi? Nooooo!). A quel punto ci sfiorava il dubbio che stavamo esagerando e che tale grado di frenesia non era consono ad una che se ne va in palestra con una logora tuta rosa e con un asciugamano del corredo anni 70 a fiori color pistacchio (l’abbiamo portato lì perché non lo volevamo in bagno).

Insomma tali foschi segnali sono, secondo noi, da interpretare come monito a considerare belli che finiti i tempi di quando ci appropriavamo degli scalda muscoli rosa di nostra sorella maggiore per scalmanarsi, sulle note di Flashdance, davanti allo specchio socchiudendo gli occhi, orrore...

http://roma.repubblica.it/dettaglio-news/Roma-19:38/16291).
postato da ossimoro73 | 15:09 | commenti (13)


mercoledì, 23 gennaio 2008
 

Il mammone.

Tutti fanno degli sbagli nella corso della vita, grandi e piccoli, il nostro, quello più grande, si chiama Giulieno.

Giulieno è stato nostro amico per circa 13 anni, lo conoscemmo in Parrocchia al gruppo "Gli amici di San Gaspare del Bufalo"; ok il nome e la finalità dell’associazione potrebbe essere oggetto di studio psichiatrico dal titolo "perché dei giovani dovrebbero millantare un’amicizia con uomo, per giunta Santo, vissuto 200 anni prima di loro?" Qualcuno vi avrebbe potuto cogliere patologie come la mitomania, il delirio di onnipotenza e il fanatismo, i più prevenuti vi avrebbero visto l’ultimo scalino prima di arruolarsi nelle schiere dei kamikaze religiosi. Ma, a dire il vero, la realtà era assai più banale: si trattava, nella maggior parte dei casi, di ragazzetti acnosi rifiutati dai compagni di scuola o di quartiere, con la voglia di fare amicizia e di trescare più o meno come tutti i coetanei.

Giulieno era il più simpatico del gruppo, con la battuta sempre pronta impegnato negli studi classici (sarebbe, in seguito, divenuto professore di latino e greco) con la dote (secondo noi) di far rivivere i classici nella mondo attuale. Per intenderci, gli capitava di imprecare in greco antico o di uscirsene, ad esempio, con un "Vada in malora lo scudo di Archiloco" per giustificarsi dell’atteggiamento vile che tenne di fronte ad un membro dell’associazione, ex nazi-fascista, apparentemente convertito sulla via di Damasco, che per poco non lo picchiava a sangue, a causa di alcune opinioni liberal espresse dal poveretto. Dobbiamo ammettere che le riunioni degli amici del Santo sapevano rivelarsi davvero avventurose... ricordiamo con simpatia l'esplodere della lotta intestina, a dire il vero gli ultimi atti dell’associazione, tra giovani liberal e catto comunisti e i rappresentanti dell’ala più conservatrice capeggiati da un soggettone soprannominato l’arcivescovo di Canterbury….. ma questa è un’altra storia.

Ritornando a Giulieno era il classico tipo inaffidabile, uno per intenderci che, nel mezzo di un’uscita, ti diceva "non ti preoccupare ti accompagno a casa con il motorino" ma poi al momento dei saluti, tutti se ne andavano compreso lui e ci toccava rincorrere il suo califfone, urlandogli ""fermati, ti sei dimenticato di me" oppure uno che ti diceva "ti chiamo stasera" e invece si faceva sentire dopo 8 mesi. Ma la caratteristica principale di Giulieno era quello di essere il classico mammone ma di quelli edipici, proprio. Era infatti figlio di ragazza madre, cresciuto solo con tale figura di riferimento, cosa che amava ripetere in ogni occasione, lo ricordiamo con la mano sul cuore (davvero!), commosso a parlare della mamma. All’inizio tutti lo stavano ad ascoltare con attenzione e una certa ammirazione, ma poi tali monologhi appassionati divennero un’abitudine tanto che noi, i suoi vecchi amici, non lo stavamo più a sentire.

Ma arriviamo al fattaccio: passarono circa 13 anni di amicizia alterna e, intanto, noi ci eravamo fatte lasciare tre volte dall’amore della nostra vita, e lui passava da una ragazza all’altra, ritornando puntualmente tra le braccia di mammà. C’è da dire che tutti quegli anni non erano passati invano, lui aveva messo nel cassetto gli occhiali e non era più il ragazzino dalle fattezze di Don Chuck castoro. Un giorno cupo di disperazione e, per una serie di circostanze che non stiamo qui a spiegare, ci ritrovammo da soli noi e lui in una chiesetta di campagna. Lui, come al solito, ci provò spudoratamente, noi dopo anni di dinieghi e di stroncature tipo "con uno come te non ci andrei neanche fosse l’ultimo della terra" cambiammo improvvisamente idea. Sarà stato il contatto con la natura, sarà stato il gusto proibito di essere in un luogo sacro, che sentimmo una sorta di fuoco all’altezza dei lombi e capimmo (assai in ritardo) che la sensualità non passa necessariamente attraverso il sentimento e la stima. Perché è vero che potevamo apprezzare l’intelligenza e l’ironia di Giulieno ma detestavamo con altrettanta convinzione i suoi molti difetti quali una buona dose scelleratezza, il mammismo, la poco puntualità, la logorrea e il provolonismo.Nonostante questo, fummo travolte in una relazione passional-carnale destinata a durare ben tre mesi.

Di quel periodo abbiamo poca memoria, ricordiamo Giulieno nell’intento di sedurre il nostro parentame con monologhi tra il sogno e il delirio, in cui immaginava ad esempio di recarsi dal Papa in tenuta tirolese insieme ad altri giovani austriaci per portare in dono l’albero di Natale da parte di Haider. Si, era un pazzo e neanche velatamente, quando andavamo a casa sua ci faceva vedere al video registratore la scena al rallenty del film "Delitto sull’autostrada" con Tomas Milian, in cui Viola Valentino (il suo mito) cantava e sculettava con degli improbabili pantaloni bianchi oppure giocava a fare Psycho prendendo in mano i ferri della madre e imitandone la voce. In effetti se non fosse stato che avevamo visto sua madre un paio di volte (in ben 13 anni) avremmo dubitato della sua stessa esistenza e lo stesso Giulieno tendeva a calare un alone di mistero intorno alla donna della sua vita.

L’apice lo toccò quando una domenica lo chiamammo per uscire e lui ci rispose (è assolutamente vero) :"non posso uscire perché me devo godè (n.d.t.: godere) mamma"; bè a parte la mostruosità della risposta, diciamolo, le sue parole risuonavano inquietantemente incestuose.

Ma perché lo frequentavamo? bè a parte il fatto che eravamo totalmente disperate, non sapremo dire (ci vorrebbe una seduta ipnotica)…la sola cosa che ci legava era la nostra comune passione per i cartoni giapponesi e il ristorante cinese, in effetti in quel periodo ci facemmo le più grandi mangiate di riso cantonese e involtini primavera della nostra vita.Ma poi tutto finì e non per causa dell’alitosi dovuta alla assidua frequentazione del cinese, ma perché non riuscivamo più ad occultare il nostro fastidio verso la sua persona.

La cosa triste che quando gli dicemmo che non lo volevamo più vedere, lui rispose con disinvoltura che neanche lui ci sopportava, per cui seguì una litigata su chi aveva lasciato prima l’altro…una cosa davvero imbarazzante con noi che gli urlavamo: "sono stata io a lasciarti, hai capito, io per prima, cavolo voglio provare l’ebbrezza del lasciare qualcuno e tu non mi puoi rovinare la festa" e lui che rispondeva: "guarda che se non era per me che mi facevo lasciare, tu neanche ci pensavi" e noi:" porc di un can., vaf..cornutazzo".

L’ultima nostra uscita fu ad un ristorante indiano (in onore del nostro comune amore per la cucina etnica). Quando arrivò il conto piuttosto salato, entrambi tirammo un sospiro di sollievo, pensando a voce alta che era stata una fortuna lasciarsi perché così ognuno poteva pagasi il suo. Scoppiamo a ridere, sembravamo gli amici complici di un tempo, ma oramai era troppo tardi, l’amicizia era finita per sempre. Lo abbiamo incontrato circa un anno fa per caso e, in quella occasione, ci ha raccontato che stava per comprare, assieme a sua mamma, una casa fuori città per trascorrere le vacanze insieme....dopo tutto, siamo state felice per lui perchè  finalmente ha trovato un luogo deputato a godersi mammà.

N.d.O. Siamo consapevoli che elementi presenti nel post quali: parrocchia, vestito tirolese, Viola Valentino, mammà facciano pensare ad un’omosessualità latente del protagonista ma crediamo che si trattasse semplicemente di un mammone edipico mai cresciuto e nient’altro.

postato da ossimoro73 | 09:28 | commenti (21)


mercoledì, 16 gennaio 2008
 

Pronto?

L’abbiamo sempre sostenuto e riferito a qualsiasi avventore che passasse dinanzi la stanza del nostro ufficio: non siamo fatte per fare le segretarie e, soprattutto, per lavori che comportino interazioni sofisticate con il pubblico e qualità quali la cortesia, la diplomazia, la prudenza e la perspicacia.

Chiudeteci in una stanza a verbalizzare, dimenticateci in un archivio polveroso e faremo il nostro lavoro con giudizio e il senno di un topolino laborioso o di un formichino operaio che contribuisce al funzionamento del sistema ma lasciateci perdere se dobbiamo fare telefonate nelle quali siamo costrette a mentire spudoratamente o, peggio ancora, ricevere personalità di un certo rilievo di fronte alle quali dovremo alterare pesantemente la verità.

Proprio ieri mentre eravamo assorte nella verbalizzazione di una discussione piuttosto complessa, uno dei due telefoni continuava a squillare incessantemente e una collega ci chiedeva non so quale cosa, è arrivato il commesso annunciandoci che il Presidente di X attendeva il nostro capo. Manco a dirlo non aveva un appuntamento è già questo ci ha condotto sull’orlo del baratro (altro che problem solving), poi quando abbiamo consultato il capo sul da farsi con l’altro telefono (il telefono n. 1 continuava a squillare) e ci ha esortato a fingere un impegno urgente del medesimo e a congedarlo non senza prima offrigli una tazza di caffè, il baratro oramai era sempre più vicino. Ci siamo alzate e con la testa colma di scimmiette che battevano i piattini, ci siamo trovate di fronte al Presidente di X e, con occhio pallato, cercando di ricordare qualcosa (visualizzavamo una lavagna sulle quale le parole scritte con il gessetto andavano via via cancellandosi) abbiamo esordito, scandendolo proprio bene, con un: "PRONTO?…(accidenti…) scusi, volevo dire Buongiorno".

Volevamo sotterrarci, tra l’altro udivamo il chiacchiericcio dei commessi divertiti dalla stordonaggine appena manifestatasi, l’unica consolazione è stata che il Presidente di X sembrava Jerry Lewis con il Parkinson e quindi non ci è risultato difficile propinargli storielle impossibili…. che si tocca fa per campà.

postato da ossimoro73 | 09:34 | commenti (29)


giovedì, 10 gennaio 2008
 

Alla fermata dell’autobus

La fermata dell’autobus è spesso uno dei luoghi più esemplificativi dell’umanità, luogo per poter saggiare il polso di dove stiamo andando e scandagliare la psicologia collettiva di un’intera società.

Giorni fa di ritorno a casa, stanche e con i reni dolenti, abbiamo deciso di attendere l’autobus perché mentalmente e fisicamente impossibilitate a scendere gli scalini della metro, mezzo sicuramente più veloce ed efficiente, ma la cui ubicazione sotto terra limita a volte la nostra predisposizione a prenderla. Consapevoli, pertanto, che tale scelta avrebbe potuto creare notevoli ritardi sulla nostra tabella di marcia e conseguente malanimo, rassegnate e con la spina completamente staccata, ci siamo messe ad attendere, come degli automi, un autobus peraltro notorio per i suoi ritardi.

Accanto a noi osserviamo distrattamente un ragazzo apparentemente in salute e una signora distinta, anch’essi in attesa dell’autobus. Iniziano inesorabilmente a passare i minuti, la voce della ragione ci dice che stiamo facendo una cacchiata e che con la metro saremmo già a casa ma i nostri reni dolenti si rifiutano di schiodarsi da lì e si dicono pronti a tutto pur di non scendere o salire delle scale.Diamo ascolto ai reni, cercando di visualizzare all’orizzonte l’autobus dei desideri, ma niente.

Nel mentre la nostra attenzione viene catturata dal ragazzo sopra menzionato che a gambe unite e braccia lungo il corpo accenna un paio di saltelli su stesso, pensiamo " ah che tipo sportivo deve essere, mantenersi in forma pure alla fermata dell’autobus, ah benedetta gioventù, io invece sono un rottame".Passano altri minuti e la nostra attenzione viene di nuovo captata dal ragazzo i cui movimenti sembrano farsi anomali, i saltelli su se stesso hanno preso un ritmo più concitato che, grazie ad una posizione aerodinamica (gambe unite e braccia strette lungo il corpo), permettono al ragazzo di saltare sempre più in alto. Capiamo che c’è qualcosa che non va e che tali saltelli, più che la conseguenza di un temperamento gagliardo e sportivo, sono gli effetti di una certa instabilità mentale.Intuiamo poi che i saltelli si fanno sempre più frequenti e potenti in base allo scorrere del tempo e all’aumentare del ritardo dell’autobus; infatti ai saltelli, il ragazzo alterna sguardi disperati verso l’orizzonte con l’espressione simile a quella di una trota salmonata appena pescata (n.d.O.: la specifica razza del pesce è menzionata perché è l’unico esemplare di pesce visto pescare da noi medesime).

Nel frattempo, in maniera epifanica compare un ometto piuttosto malmesso che riferendosi alla signora distinta le dice: "ah signò me sa che c’è lo sciopero". Noi, abbozzando un sorriso di sufficienza, ci diciamo che l’ometto deve essere un perdi tempo visto che non solo non c’è notizia di uno sciopero in città quel giorno, ma che a contraddire palesemente il perdi tempo, ci sono una miriade di autobus, mai visti fino ad allora, che simpaticamente ci sfrecciano davanti (questo naturalmente per la legge di Murphy: quando aspetti un autobus te ne passeranno davanti altri 100 che non sono il tuo), per non dire poi che l’autobus sospirato passa ogni 30-40 minuti. Ma non proferiamo parola aspettando che la signora interpellata, in apparenza la più normale della combriccola, lo metta a posto. E invece in attesa di una giustizia compensatrice (una sorta di nemesi in cappotto di cammello e tacchi alti), assistiamo attonite ad una reazione imprevedibilmente scalmanata della signora che con voce singhiozzante urla: "lo sciopero, si lo sciopero, senz’altro c’è lo sciopero, o dio mio!" (neanche le avessero detto che erano sbarcati gli alieni sulla terra con l’intenzione di uccidere tutti quelli che indossano cappotti di cammello).

A quel punto il panico si sparge tra coloro che sono alla fermata e infatti una signora anziana, nel frattempo sopraggiunta zoppicante con le buste della spesa, inizia a declamare la solita litania contro il governo ladro " come ci hanno ridotto sti' infami, ce' vorrebbe na’ rivoluzione". In attesa, pertanto, dello scoppio dei nuovi moti carbonari, ci voltiamo istintivamente verso il ragazzo saltellante che reagisce al concitarsi della situazione con i prevedibili balzi in alto che si fanno sempre più incalzanti.

Il povero ragazzo oramai sempre più rigido, con le sembianze di un vero e proprio proiettile che fende l’aria, afferra il cellulare per chiamare qualcuno, probabilmente per sfogare tutto il suo turbamento e, infatti con voce disperata sospira al telefono "c’è uno sciopero, c’è uno sciopero cosa devo fare, cosa devo fare?". Dopo un attimo di silenzio lo sentiamo pronunciare imbambolato " si mamma hai ragione devo avere pazienza, si senz’altro porterò pazienza". Dopo quindi aver concluso la conversazione telefonica, manco a dirlo riprende i suoi saltelli ma trapela da quei gesti ripetitivi ma meno intensi più un ripiegarsi su stesso che la sfida titanica che si poteva cogliere in precedenza…probabilmente il ragazzo, nonostante le rassicurazioni materne, è convinto che l’autobus non arriverà più e sarà costretto a saltellare su se stesso fino alla fine dei suoi giorni.

Da sottolineare che la causa di tutto quel parapiglia, ossia il perdi tempo, come misteriosamente aveva fatto la sua comparsa così altrettanto si era dileguato.

A quel punto, vorremmo portare un po’ di calma rassicurando tutti che di sciopero non si tratta ma solo di ritardo, ma in realtà tutta quella agitazione ha contagiato pure noi che, nel frattempo, andiamo su e giù lungo il marciapiede con lo sguardo puntato all’orizzonte come fossimo naufraghi in attesa dell’arrivo dei soccorritori.

Al trascorrere di altri minuti, maledicendo i nostri reni, decidiamo di incamminarci verso la metro lasciando la compagnia in uno stato di puro parossismo (girandoci indietro potevamo ancora scorgere in lontananza la testa del ragazzo che saliva e scendeva fluttuante in aria). 

Da tutta questa storia è emerso il seguente dilemma: "la gente è messa peggio di me o forse io sto peggio di loro che per non fare 15 gradini ho trascorso 50 minuti al freddo contro i 5 minuti che sarebbero occorsi ad arrivare a casa con la metro?". Ma …l’unica certezza che possiamo sostenere è che qualsiasi sobillatore troverebbe terreno fertile presso le fermate dell’autobus per reclutare rivoluzionari ben disposti e particolarmente incarogniti.

postato da ossimoro73 | 11:21 | commenti (14)


lunedì, 07 gennaio 2008
 

Proposito per l’anno nuovo.

Si dà il caso che sia un periodaccio per la nostra auto stima, a parte il fronte lavoro che è una continua denigrazione (sorvoliamo sulla cena di Natale con gli Amministratori che è stata di una pesantezza unica, dove uno faceva battutine sul sesso e un altro sul fatto che voleva licenziare tutte le segretarie e noi costrette a sorrisini di circostanza come bagascie a cena con i loro papponi), c’è il fronte aspetto fisico e psicologico che è un disastro. Ci sentiamo dei cessi ambulanti ma capiamo che il denigrarsi non fa altro che peggiorare le cose.

Si sa: siamo dei libri aperti e, pertanto, non riusciamo a non vomitare tutto il nostro auto disprezzo su quelli che ci circondano specie sul Lemure, sperando magari che ci convinca del contrario. Invece è ancora peggio, proprio l’altro giorno, il Lemure dopo aver ascoltato le solite geremiadi " che cozzona che sono", "guarda quella che attaccatura di gambe, le mie sembrano quelle di Don Lurio " oppure " attaccate alle cosce c’ho due bisacce di riserva di grasso utili a attraversare il deserto dei Gobi" ecc., ci ha redarguito con una riflessione peraltro giusta e cioè " che palle, se continui a denigrarti, inizierò a guardarti con i tuoi stessi occhi". In effetti l’auto denigrazione davanti al proprio uomo è cosa assai rischiosa. I maschi solitamente sono incapaci di ricevere input e poi rielaborarli con raziocinio tipo " lei dice che è un cesso ma se io l’ho scelta significa che per me è la più bella del mondo pertanto è palesemente in errore e debbo convincerla del contrario"; il procedimento è invece il seguente " lei dice che è un cesso, pertanto, sto con un cesso e la prima che mi capita che se la tira e parla con le labbra a canotto me la faccio", naturalmente tale ragionamento non è subitaneo ma si fa largo pian pianino nella testolina maschile accanto allo spazio riservato al bisogno di scolarsi birra senza freni e quello riservato al serial Lost.

Un’altra uscita poco felice è stata quello di spifferare al Lemure che nostra sorella, vedendoci a Capodanno, ci ha detto che di faccino eravamo proprio belline (quando esordisce così c’è sempre da aspettarsi la mazzata finale) ma avevamo fatto due spalle da lottatore di Sumo.In effetti siamo ingrassate e non per finta; nell’ultimo anno poi la somministrazione di ormoni ci ha fatto prendere un 4 - 5 di chili che neppure digiunando riusciamo a perdere. Per questo ci era balenata l’idea di iscriverci in palestra vicino casa (ma va? vedi gennaio 2007) ma quando ci hanno detto che l’iscrizione non è mensile ma quadrimestrale la nostra poca voglia si è completamente volatilizzata, si sa che noi duriamo appena due mesi e pagare anticipatamente proprio non ci va. Quando l’abbiamo detto al Lemure, ci ha risposto con la cosa peggiore che un compagno possa dire alla propria compagna" se vuoi ti pago la metà della retta". Non l’avesse mai fatto, ne è seguita una tragedia con noi lagnose che frignavamo" allora è vero che sono ingrassata, tu non mi vuoi più bene, dillo che sono un cesso" e lui " ma no, è solo per tonificarti un po’…palletta mia" e noi " Aaaaah, sigh, urgh".

Comunque sia, il proposito per l’anno nuovo non è tanto quello di dimagrire (dobbiamo riuscirci, si , si) quanto quello di farla finita di non saperci tenere un cecio in bocca, l’ultima che abbiamo combinato tanto per rimanere nel discorso è quello di riferire al Lemure una scena davvero umiliante che ci ha visto protagoniste. Una settimana fa stavamo aspettando nostro padre che scendesse da casa in una condizione che definire miserimma è dire poco, eravamo conciate nel seguente modo: cappello ficcato fin sopra gli occhi con lembo superiore non aderente alla testa (con effetto contadino rumeno in "Fracchia contro Dracula" per chi si ricorda la scena dove Fracchia chiede a due rumeni di calarsi dalla testa i capelli che gli coprono la visuale), sciarpone arrotolato intorno alla faccia tanto da avere i pelucchi fin dentro la bocca, intramontabile imbottito stile ometto michelin, viso giallastro con occhiale da 10 e 30 di miopia (ok la lente è in lantanio ma i cerchi si vedono comunque ) che rimpicciolisce l’occhio ed evidenzia l’occhiaia . Vediamo da lontano arrivare nostro padre con un suo vicino di casa, in apparente modalità natalizia, della serie: "vogliamoci bene ma alla prossima riunione condominiale ci scassiamo di mazzate". Tratteniamo il fiato per il timore di essere viste dal sopra menzionato vicino, acerrimo nemico della nostra famiglia e dotato di un certo humour nero. Ma purtroppo ci vede (pur collocate nell’angolo più nascosto del portone quello dove fanno la pipì i cani per intenderci), noi accenniamo un saluto imbarazzato e disarmato che sembra più che altro una supplica ad essere risparmiate, della serie: "non ho difese, puoi ricattarmi da qui fino alla fine dei miei giorni, ok se non te ne esci con le tue solite battutine del cappero, convincerò mio padre a far rimettere la moto di tuo genero in cortile". Invece nessuna pietà…… ha salutato nostro padre, dicendo quanto segue " beato te che ti accompagni con questa bella ragazza". Saremmo voluto sprofondare, peggiore cosa non la poteva dire ma la nostra umiliazione non era finita perché nostro padre ingenuamente ha risposto con un " modestamente ha preso da me". Avremo voluto scomparire dalla faccia della terra e urlare a nostro padre " Ma che dici, proprio adesso devi spendere una parola a mio favore? Ma non vedi che ci sta prendendo in giro?"  In quel momento ci siamo sentite delle borghesi piccole piccole e abbiamo provato pietà per tutta la nostra famiglia compresi gli avi; nostro padre da eroe che in gioventù con navi da guerra ha solcato oceani lontani e ha approdato in terre esotiche ha preso le sembianze di Fantozzi va in pensione e noi della Maria Angela. Non stiamo esagerando, quando infatti abbiamo raccontato l'accaduto a nostra sorella, aprendo una riflessione su quanto la gente sia cattiva, lei inizialmente ha cercato di sminuire, poi quando con il dito sarcasticamente le abbiamo indicato la nostra faccia evidenziando come eravamo conciate quel giorno, ci ha risposto con sguardo perso nel vuoto " eh si, la gente è davvero cattiva".

N. d. O. naturalmente il proposito di non sputtanarsi non vale per il blog J

postato da ossimoro73 | 07:35 | commenti (34)