vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


lunedì, 30 giugno 2008
 

Grazie Aleike ...troppo buona.Premio

Che bello ricevere un premio, permettetici di immaginarlo così:  passerella rossa, un abito impalpabile Alberta Ferretti, salutare con aria svagata qualcuno di indefinito all'orizzonte (crediamo che lo sguardo da - 10 diottrie aiuti parecchio), bocca a culo di gallina e al nostro fianco un aitante pezzo di figliolo di dieci anni più giovane di noi che ci guarda estasiato. L'unica cosa, sappiatelo, a cui non ci concederemo sarà mostrare la schiena  ai flash dei fotografi, per via del culo basso, che non è bella cosa esibire.

A nostra volta consegniamo simbolicamente il premio a tutti i blog  qui linkati che ci fanno compagnia, ci  coinvolgono, destano in noi sana curiosità, ci fanno sorridere e, a volte, commuovere.

Buon inzio di giornata a tutti :)

postato da ossimoro73 | 07:37 | commenti (12)


mercoledì, 18 giugno 2008
 

I discorsi della sdraietta (ovvero come l’inattività forzata ecciti i nervi di ossimoro)

In riva al lago, sotto un cielo plumbeo: noi sedute sulla sdraietta e bardate come una vecchia inglese malata ai polmoni che sverna sulla costiera Amalfitana con a fianco il Lemure che legge.

Noi: Gigi (nomignolo affibbiatogli da noi e pronunciato con la g marchigiana a causa del quale gli amici ancora lo prendono per il culo) che fai?

Lemure: mmh…. leggo.

Noi: (con voce stridula e con accento partenopeo) oh Gigi, quanto sì bellello, mammeta ti ha proprio fatto uno piezzo e vaglione, ti posso dare un pizzicotto sulla guancia?

Lemure: (rassegnato) già lo stai facendo….

Noi: (urlando) Gigi?

Lemure: (trasalendo) che c’è ?

Noi: è che ti voglio troppo bene, ti vorrei pizzicare tutto ( e iniziamo a farlo).

Lemure: stai bona, stai bona (alla Costanzo). Facciamo che ti vado a comprare un giornale?

Noi: (con le braccia incrociate a mò di disappunto) Gigi, ho già il mio libro, se ti do fastidio smetto subito, figurarsi…

*****

Dopo mezz’ora trascorsa in religioso silenzio a fissare l’isolotto che ci si staglia di fronte, con il Lemure sempre al nostro fianco immerso nella lettura, iniziamo a smaniare….

Lemure:(sentendoci agitare sulla sdraietta) che c’è? Ti sei stufata?

Noi: no figurati, niente, niente.

Lemure: vabbuò (riprendendo la lettura).

Noi: no è che, insomma….

Lemure: che ti succede?

Noi: ( assumendo un’aria contrita e volgendo lo sguardo verso l’isolotto all’orizzonte) : sai Gigi caro, stavo pensando ad una cosa.

Lemure: (prendendoci palesemente per i fondelli e assumendo un’aria finta preoccupata) no, Mimmi non me fà così! che te sta a succede? Così me fai paura, dì a Gigetto tuo che c’hai…

Noi: (con tono sempre più impostato) sai pensavo che nonostante il nostro cinismo dovuto alle tante delusioni… si, perché mio caro io e te abbiamo sofferto e molto..

Lemure: (sempre più divertito) a si? ho sofferto molto?

Noi: si caro, anche tu eri un’anima persa in questo triste mondo….prima di incontrare me s’intende…dicevo che nonostante tutta la nostra disillusione e l’amarezza, Gigi, penso che io e te stiamo costruendo qualcosa e, consentimelo, questa cosa è davvero bella, dovremmo avere il coraggio di ammetterlo. Non devi avere paura…..

Lemure: (finto tonto) ah no??

Noi: no caro mio, io e te stiamo vivendo qualcosa di speciale, certo la paura c’è, eccome! perché amare qualcuno, si sa, dà gioie e dolori….e già perché penso proprio di amarti. Ah ecco! l’ho detto, ora me sento meglio (dopo un attimo di silenzio raggelante) no, perché il "ti amo" l’abbiamo sdoganato, non è vero?

Lemure: no Mimmi i discorsi stile morte a Venezia nooooo!!!!

Noi: (oramai spoetizzate e imbestialite) scusami tanto, eh? m’hai fatto venì a sto' posto squallido e triste perché dici che te piace più il lago che il mare, me sembra che c‘ho la nuvola de Fantozzi sopra la testa, non me posso permette de fà du riflessioni belle e costruttive. E poi pure se fossi in modalità morte e a Venezia, se può capì, sto de giugno tutta imbacuccata su sta sdraietta e permettimi mio caro.

******

Un’oretta dopo, ci svegliamo dal pisolino.

Noi: Gigi?

Lemure: ehhhh…

Noi: sai quella bella chiesa che abbiamo visto giorni fa vicino all’ospedale?

Lemure: embè?

Noi: quanto era bella, pure a te era piaciuta tanto…ma lo sai che ho fatto delle ricerche su internet ed ho scoperto che è una delle chiese più antiche di Roma, è paleocristiana, e non l’avevamo mai notato prima perché è stata inagibile fino al 2006 (da qui seguono notizie dettagliate sulla storia della chiesa che non stiamo a riportare).

Lemure: interessante.

Noi: (sempre più galvanizzate) si, se poi pensi che non c’è stato nessun rimaneggiamento barocco è piuttosto raro da noi, non trovi? Ma ti ricordi quanto erano carucci i due sposini che abbiamo visto, così fini…

Lemure: insomma… il marito era paralitico (n.d.o. era sulla sedie a rotelle)

Noi: (scandalizzate) Gigi! si dice disabile ed era cosi felice di stare sull’altare….(noi ora con gli occhi a cuoricino).

Lemure: te credo in quelle condizioni chi se lo…

Noi: Gigi a volte sai essere malvagio, comunque volevo dirti (cambiando ad un tratto tonalità di voce)...

Lemure: cheeee?

Noi: no niente, sempre su internet mi son trovata, ma per caso, in un forum di pazze esaltate che si davano consigli per i loro matrimoni e parlavano della nostra chiesa, appunto…

Lemure: (rassegnato) ah si? E per caso che hai letto?

Noi: pensa, ho letto che ci vogliono 200 euro per l’affitto della chiesa, e vabbuò quello è cosi per tutte le chiese, e che devi dare altre 270 se vuoi quelle lenzuola brutte per coprire le sedie o altrimenti ti tieni lo schifo dei sedili di plastica nere perché non ti permettono di affittarne di belle e poi c’è la signora Agnese, l’organizzatrice, che sembra che sia na stronza…

Lemure: (divertito) pure la signora Agnese sei andata a pescà?

Noi: Gigi, non mi ascolti, l’ho letto per caso sempre tra le testimonianze, pensa il fioraio per l’addobbo e l’affitto dell’inginocchiatoio con baldacchino, ti chiede 1.500 euro! mi sembra una esagerazione, piuttosto me rovino le ginocchia e mi tengo l’inginocchiatoio senza cuscini che poi fa tanto San Francesco D’Assisi….

Lemure: nun tè preoccupa, ste belle ginocchiette non le facciamo rovinà! ma dai, vedi che ho ragione io a non volermi sposare è tutto un business….semmai in un futuro lontano, già lo sai: permesso da lavoro, mezz’oretta e passa la paura!

Noi (sottovoce e rivolte a noi stesse) brava stronza!

Lemure: che stai a rimurginà?

Noi: No niente, niente, buona lettura, va!

postato da ossimoro73 | 08:13 | commenti (26)


mercoledì, 11 giugno 2008
 

 

I 100 giorni

Sulla scia della rimembranza, dopo la sventurata festa dei 18 anni, rimane da fare un cenno a quelli che furono i nostri 100 giorni e che, per certi versi, si rivelarono più disgraziati della celebrazione del passaggio all’età adulta.

I 100 giorni sono i giorni che mancano all’esame di maturità e, qui da noi, si usa festeggiarli andandosene a fare una gita. Bè la nostra classe ebbe l’idea di andarsene a passare il week end in una vicina e amena località di mare presso le due abitazioni di Morbelli (che il padre aveva acquistato arricchendosi a difendere facinorosi di destra che andavano spaccando la testa altrui). Fummo invitate pure noi e la nostra amica (per sintesi le due emarginate) e, nonostante l’agghiacciante ricordo della festa, decidemmo di andarci perché far sempre la figura di quelle che rifiutavano gli inviti pareva proprio da acidone.

E’ così fu. Una volta arrivate alla località di mare, già la sistemazione doveva farci venire qualche sospetto, nel senso che noi emarginate fummo sistemate nel monolocale mentre tutto il gruppo si sistemò nell’appartamento più grande a pochi isolati dal nostro. Il pomeriggio scorse tranquillo, ma poi venne la sera. Assonnate e annoiate salutammo tutti con grande diplomazia e andammo a dormire nel monolocale. Spegnemmo la luce e ci sistemammo nel lettone che occupava tutta la stanza ma nel cuore della notte fummo svegliate dal rumore del chiavistello e dall’apertura della porta (caz Morbelli si era tenuto le chiavi dell’appartamento!). Per farla breve, ancora assonnate, ci ritrovammo tutta la classe, incluso il benzinaio tracagnotto fidanzato del transessuale Olandese e un cane randagio, disposti intorno a letto. La scena probabilmente somigliava a quella che doveva essere stata l’irruzione dei Ros nel covo di Totò Riina. E infatti, a parte l’espressione scalognata "che ci sto a fare qui?" del cane, il resto dei presenti avevano adottato un’espressione estremamente accusatoria , che faceva di noi le accusate e di loro i giudici. Esordirono dicendo che avevano trovato un cane per strada e che questo poverino aveva bisogno di una dimora e che lo dovevamo accogliere nel monolocale. Noi, facendo il loro gioco, reagimmo stupite e incredule, dicendo che non ci pensavamo proprio a dormire con un randagio preso per strada e, per giunta, sapendo bene che avevamo paura dei cani. A quel punto, abbiamo ragione di credere che la gioia esplose nei loro cuori, li stavamo conducendo dove volevano loro. Iniziarono a urlare, a dirci che eravamo cattive e senza cuore ad abbandonare un povero cane per strada, e che abiette come eravamo saremmo state capaci di qualsiasi turpitudine. Noi esterrefatte da tanto lucida follia, in pigiama e per metà ancora sotto le coperte, iniziammo a piagnucolare dicendo loro la cosa più sensata che si potesse dire ossia: "se vi piace tanto il cane portatelo voi nella casa da 100 mq di Morbelli". A questa risposta, reagirono con occhi sbarrati, mani sulla fronte di chi pensa " ma che cavolo di essere immondo ho di fronte" e con un canovaccio della cucina sbattuto sulla faccia della nostra migliore amica da parte di Mirko il benzinaio - metà uomo metà barattolo di pelati -. Tutto questo mentre il povero cane guardava da una parte all’altra per capire come si fosse trovato in una situazione del genere, lui che probabilmente se ne stava tranquillo a gironzolare sulla spiaggia. Alla fine del cazziatone, se ne andarono schifati portandosi dietro il cane con la coda tra le gambe.

E così i 100 giorni furono rovinati, tanto che, appena sorse il sole, chi passò nella piazzetta della località amena poté assistere a due ragazzine con gli occhi pesti dal sonno che gesticolavano in una cabina telefonica, chiedendo di farsi venire a prendere.

postato da ossimoro73 | 13:31 | commenti (18)


giovedì, 05 giugno 2008
 

 

La festa dei 18 anni

Tutti noi abbiamo avuto una festa di 18 anni, chi per far fronte agli imperativi sociali chi per suo diletto. La nostra fu organizzata più per il primo motivo che per intima convinzione, coscienti che sarebbe stato un fiasco clamoroso soprattutto a causa degli invitati che vi avrebbero partecipato.

E qui occorre fare una premessa, la nostra classe era costituita da 12 persone in quanto negli anni del ginnasio c’era stata una selezione al contrario, i migliori (dicasi quelli che a suo tempo a noi sembravano fighi e degni di nota) se ne erano andati via (a causa della notizia che, per mancanza di iscrizioni, la scuola avrebbe chiuso e noi saremmo stati l’ultima classe). Pertanto, tale dipartita lasciò la classe pressoché dimezzata e in balia di mostricciattoli (in tale categoria inseriamo simpaticamente anche noi stesse) che preferirono dar retta ai loro genitori e rimanere dalle suore piuttosto che andare a finire in qualche dissoluta e lussuriosa scuola statale (con il senno di poi: avesse voluto il cielo! forse il nostro destino sarebbe stato diverso, infatti delle ex compagne provenivano notizie che le vedevano impegnate, tra uno sciopero e un altro, a bisbocciare in feste e pomiciare con il bello di turno).

Dicevamo che erano rimasti i peggio e questi peggio furono naturalmente invitati alla festa insieme a qualche amica di infanzia. Si può ben capire che la celebrazione del passaggio all’età adulta fu il momento più triste e patetico della nostra adolescenza (a parte i 100 giorni di cui racconteremo in un’altra occasione). E’ dire che l’organizzazione non fu male: biglietti in tinta rosa in cui si annunciava il grande evento, chalet al circolo ufficiali e vestito che per il 1991 non era del tutto ridicolo. L’abito in questione, per intenderci, era simile al famoso vestito che la Monroe indossò nella celebre scena di "Quando la moglie è in vacanza" e, pertanto, se si escludono quelle antipatiche pieghe intorno al decoltè che ci facevano due zinne imbarazzanti, era passabile e, se non lo avessimo fatto scomparire per i brutti ricordi che evocava, sarebbe stato probabilmente ancora attuale.

A parte questo, fu una tragedia fin dall’inizio, prima di tutto perché finimmo tra le grinfie di una parrucchiera zotica che invece di lisciarci capelli, come le avevamo chiesto, ebbe l’idea, per fare una cosa diversa (urrà), di asciugarceli con il diffusore che, per chi ne capisce, dà lo stesso effetto di una permanente. E infatti ne uscimmo ridotte come pecorelle: capelli elettrici e gretti. La cosa grave che già allora eravamo a conoscenza degli effetti devastanti della permanente (avendola portata nei terribili anni 80), ma nonostante questo ci fidammo e a risultato ottenuto non protestammo, per poi, assai vigliaccamente, ritornare a casa e fare una scenata piangendo e dando calci all’armadio davanti allo sguardo divertito di nostra cugina (che in cuor suo, maligna come era, doveva aver goduto oltre ogni misura per come ci avevano conciato).

Una volta alla festa, la scena che si presentava era davvero sconfortante. In sala per la particolare bruttezza potevano spiccare Marcantonio e Morbelli: il primo secchione, con un corpo da bambino su una montatura tartagurata anni 80 il cui fiato poteva stendere una bestia appartenente alla famiglia dei ruminanti e, sospettiamo, bambolato in mezzo alle gambe. Il secondo oscenamente butterato e con la sfortuna di avere un padre fascista filo monarchico che da lì a poco lo avrebbe costretto a fare le guardie alle salme dei Savoia e condurre un programma su di una rete privata in cui padre e figlio (insieme ad una mummia con maglione a dolce vita) rispondevano a cittadini infuriati tra i quali spiccava per saggezza colui che ogni tanto telefonava per emettere un sonoro pernacchione. Ritornando alla serata, l’altro maschietto presente alla festa era un ripetente completamente alienato dalla classe (della serie "sò costretto a stà co sti disgraziati per prendermi sto straccio de diploma"), dal fisico taurino che, seduto al banco, ogni tanto dava segni di vita alzando le braccia e urlando "magica Roma". Tra le ragazze spiccavano una vecchia dentro che si vestiva come la Pina , una che sembrava un adolescente polacco con la couperose, un’altra che sembrava un travestito olandese e una cicciotella devastata dalla cellulite già dalla tenera età di 12 anni .

Perché tanta perfidia nei giudizi? Perché, cosa incredibile, questi soggettoni, abbruttiti dalla vita, nei tre anni di liceo non fecero altro che fare gruppo ed emarginare noi e la nostra allora amica del cuore. Che non si fraintenda, anche noi e la nostra amica potevamo concorrere alla gara "zimbelli della società" ma almeno eravamo personcine curate e ben vestite (naturalmente non stiamo facendo questione di marca ma di dignità e cura verso la propria persona che quei derelitti non avevano) . Comunque resta ancora l’interrogativo." perché questa guerra tra poveri?". L’unica spiegazione che riusciamo a dare è che, in generale, si tende a fare gruppo verso il diverso e noi ci distinguevamo da loro, oltre che nel vestire, anche per una irresistibile attrazione verso atteggiamenti malinconici che con una certa frequenza comprendevano pensieri e riflessioni sulla morte e sulle disgrazie umane in genere (pensieri, tra l’altro, che non sono particolarmente rari durante gli anni sciagurati che contraddistinguano l’adolescenza). Insomma con i nostri atteggiamenti strambi avevamo dato l’occasione a quei tapini di sfangare le loro tristi giornate creando il capro espiatorio, l’untore, colui che porta sfortuna alla comunità e che, se abbattuto, risolverà tutti i loro guai – emblematico l’episodio di quando la prof. di inglese invitò noi e la nostra amica a impersonare i due becchini nell’Amleto di Shakespeare, tutta la classe scoppiò in una grassa risata e, a dire il vero, anche noi ci sbellicammo dalle risate, oramai convinte di essere davvero due iettatrici come gli altri volevano che fossimo.

Si può quindi può immaginare come la festa fu l’occasione per commettere atti ostili contro di noi e, in particolare, per nascondere nel bagno il bolerino della nostra amica. Pertanto, ci ritrovammo con l’abito svolazzante a perlustrare tra i sanitari e poi , con il solito nodo alla gola che compare quando ci sentiamo vittime di una ingiustizia, impegnate in discorsi astratti sulla giustizia e sulle ragioni che dovevano portare alla restituzione repentina del bolerino rapito. Ricordiamo di quella festa soprattutto il ghigno di nostra cugina che non vedeva l’ora di raccontare a sua madre che la festa era stato un fiasco. In effetti fummo cazziate dallo stesso dj che ci aveva detto che non aveva partecipato a festa più moscia di quella.

Di quella serata sono rimaste delle foto imbarazzanti, nascoste ma non date alle fiamme, in quanto monito a non commettere simili errori, tipo dar da mangiare a tapini che non se lo meritano..foto nelle quali compariamo conciate come burinelle con i cappelli ricci a fungo atomico, abbozzando una risata, neanche tanto convinta, alla macchina fotografica.

postato da ossimoro73 | 12:33 | commenti (28)