vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


martedì, 30 settembre 2008
 

Scapoli impenitenti

Lo abbiamo sempre sostenuto,  al limite da sembrare banali come le riflessioni sulla mezza stagione, ma è certo che trovare un uomo decente (che non sia uno studente liceale o un pensionato) per un donnino sopra i trenta anni è una impresa ardua quanto scalare l’Annapurna.

A conferma di tale postulato, l’ultimo episodio  occorso ad una nostra amica ci ha confermato quanto siamo state fortunate che, senza particolari degni di nota (a parte due belle tette) e oramai giunte a quell'età in cui si è rassegnate a diventare delle zitellone eccentriche che se ne vanno in giro a 70 anni con il trucco pesante e un fiocchetto in testa, al fotofinish abbiamo accalappiato un maschio dotato di un discreto fascino e senza alcuna inclinazione a manie  ossessive o, che ne sappiamo, all’omicidio seriale.

Davvero, per un prodigio del genere, ci sarebbe da farsi la scala santa in ginocchio con l’aggiunta di bruscolini aguzzi tali da incunearsi nella carne della rotula, perché tale afflizione sarebbe niente rispetto a quello che debbono passare migliaia di donne intelligenti e con tutte le cosine a posto, nella ricerca di un compagno che rispetti il minimo sindacale, passando da un corso sulla degustazione di vino ad  uno di balli caraibici.

Che sia chiaro, questo non vuole essere un post femminista-incazzoso in cui si denigra il maschio ma si vuole semplicemente evidenziare che i maschi migliori nella società occidentale vengono accaparrati prima dei trenta, mentre numerosissime donne valide rimangono sguarnite di compagno. Tale fenomeno potrebbe essere riconducibile alla componente demografica, senz’altro ci son più donne che uomini, basta guardare in qualsiasi locale il sabato sera, tavoli di comitive, in cui le ragazze sono nettamente in maggioranza e tutte in tiro che si contendono a suon di colpi bassi gli unici due maschietti della compagnia con lo sguardo smarrito.

Ma passiamo a raccontare l’accaduto che è stato poi il motivo di tale amara riflessione.

La nostra amica, R.,  molto carina, intelligente, interessante e interessata (per dire ha fatto pure un corso di arabo) dopo anni trascorsi in una ricercata solitudine (a causa di una relazione finita molto male),  in questi ultimi mesi incontra un ragazzetto che le piace assai.

A dire il vero a prima vista, il ragazzo in questione ci fa un brutto effetto: capello lunghissimo e zozzo (unto), piede portato allegramente fuori dalla ciabatta e magro allampanato che se lo avesse visto la morte si sarebbe fatta una grattata di palle, insomma un tipo molto basico  (da qui lo chiameremo il basico) però, pensiamo, piace a R. che ne ha rifiutati tanti, ci dovrà essere un perché e poi siamo felici per lei.

Insomma i due si incontrano, si stanno simpatici, lui tocca i capelli a lei (noi tutte a farci prendere le convulsioni: “gli piaci, gli piaci ti ha sfiorato i capelli”), segue strategia da giocatore di scacchi, chi manda il primo messaggio a chi, della serie: “io rispondo solo dopo 6 ore da che me l’ha inviato lui, così non pensa che sono disperata” e cose di questo genere, dannatamente puerili ma che bene o male abbiamo fatto tutti.

Dopo tale sciocchezzuole, i due iniziano a uscire insieme, lui è molto galante la segue sotto casa con  la macchina per vederla entrare in casa, le fa il bacia mano,  si conoscono dal punto di vista biblico ecc.

Proprio una settimana fa  incontriamo R.  con occhio innamorato che ci dice:” un uomo così non lo avevo mai incontrato, è attento a tutto, è premuroso, mi fa sentire al centro dell'universo e insiste per pagare sempre lui, ci deve essere una fregatura” e noi “ ecco,  la solita disfattista, non essere così prevenuta, la vita ti riserba anche  delle belle sorprese. Pensa a me che botta di culo che ho avuto (segue tiritera auto lesionsitica).....  tienitelo stretto, uomini così galanti sono rari, signora mia, non mi faccia parlare”  mentre diciamo ciò, pensiamo con un certo piacere masochistico:  “ il Lemure mica era così, non vedo l’ora di ritornare a casa per rinfacciargli quanto lui sia stato zotico e poco romantico all’inizio della nostra storia, ecco”. Ultima nota della serata, a cui a dire il vero non abbiamo dato peso, dopo tutte le lodi  sperticate nei confronti dell’uomo basico, è che R. si lascia sfuggire “ sai ha tanti interessi, è un musicista ed è pure appassionato di para psicologia” e noi “ bene, bene che ragazzo notevole, quanto sono felice per te”.

Passano i giorni, una nostra comune amica intanto ha organizzato una gita in un agriturismo e naturalmente lo propone anche R., suggerendole di estendere l’invito al suo ragazzo. Dopo un po’ di tentennamenti (del tipo “penserà che lo voglio incastrare”),si convince e gli manda un messaggio a cui il basico non dà seguito, noi tutte pensiamo che l’sms non sia mai arrivato e cazziamo R. dicendole che è la solita esagerata, che a 35 anni non si possono fare strategie e si decidesse a fare l’invito a voce, un invito ad un agriturismo è un invito ad un agriturismo, mica una proposta di matrimonio e che casso!  Non la sentiamo più, intanto arriviamo  in agriturismo e incontriamo l’altra nostra amica che, dispiaciuta, ci dice che R. non verrà più e che ha troncato la relazione con il basico.

Noi, sbalordite chiediamo il perché ed ecco a voi la spiegazione: sembrerebbe che il tipo una volta incalzato sull’invito all’agriturismo, abbia iniziato a fare discorsi sul senso della vita, della serie: “chi siamo? Dove andiamo? Cosa cerchiamo?” e che poi abbia aggiunto che lui si rifiuta di fare progetti a lunga scadenza, in quanto nel 2012 finirà il mondo (ha detto proprio così), perché così è stato previsto dai Maya , che lui è un seguace di un non sappiamo quale santone, e che R. dovrebbe mettersi sulla giusta strada perché è una borghesuccia isterica e via con offese di tal genere. 

Ecco, si è rivelato un pazzo! Mettiamo pure che il riferimento ai Maya sia stato solo una scusa per non andare all’agriturismo, ma converrete pure voi, che aver scomodato i Maya sia poco sano, avrebbe fatto una figura migliore a dire che non se la sentiva ; in effetti, sta storiaccia come la si gira è inquietante,  o ci troviamo di fronte ad un pazzo esaltato o ad un patetico bugiardo. Ecco questo è un caso esemplare ma ne vogliamo parlare del quarantenne che aveva proibito alla sua ragazza (nostra conoscente) di telefonargli in ufficio perché impegnato in un lavoro segretissimo e quando lei dopo 6 mesi lo ha fatto per chiedere quando doveva buttare la pasta, visto che non lo vedeva arrivare, lui è partito di capoccia, dicendole che non si doveva più permettere perché così si sentiva soffocare? E, ancora: ne vogliamo parlare del Lemure II (forse già lo raccontammo) che ci disse serissimamente che sarebbe voluto uscire con una ragazza ma voleva prima organizzarle un appuntamento con il dentista (suo amico) perché trovava intollerabile la fessura che vi era tra i suoi due denti incisivi? Potremmo continuare all’infinito  sulle stranezze che gli scapoloni dicono e fanno pur di fuggire da relazioni mature e sane con l’altrui sesso.

Comunque alla fine di tutta sta storia, dobbiamo ammettere che il Lemure si è preso una bella rivincita, dicendoci:” vedi, che un uomo così perfetto, come andavi dicendo in giro, doveva per forza nascondere qualcosa?”  e noi infastidite:” mavaffangù!”

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mercoledì, 24 settembre 2008
 

Casa Ossimoro

Ossimoro e il Lemure leggono sul divano

Ossimoro (con tono allarmato leggendo la posta della Aspesi): senti questa: una moglie di 78 anni che scopre il tradimento del marito 82 enne con una 40 enne !

Lemure (continuando a leggere il giornale): embè?

Ossimoro: che schifo, sti uomini. Penso alla povera moglie che a quella età viene a scoprire una cosa del genere, ti cade il mondo in testa o no? Come si può reagire ad una cosa del genere? Dimmelo? Anzi te lo dico io, io potrei anche morire di crepacuore…pensare che te ne vai sgargiuletto in giro per l’Italia – si perché il vecchietto se ne andava girovagando con l’amante per romantici week end - con una di 40 anni più giovane di me.. ah ridi? Che cacchio ti ridi? Certo immagino la tua soddisfazione di 80enne a farti una quarantenne e poi come? Bè c’è il viagra, ma che squallore, a me non ci penseresti? Già ti vedo che mi entri da quella porta (indichiamo la porta) e mi dici " M. avevi ragione tu a dire che il volerti bene non è abbastanza, ora ho trovato una donna alla quale dire ti amo". Certo G, perché diciamocelo tu dici sempre ti voglio bene ma mai ti amo, e chi me lo dice che tra 40 anni non mi entrerai da quella porta (indichiamo di nuovo la porta) e mi dirai che finalmente hai trovato qualcuno d’amare e che ti sei reso conto che quello che provavi per me era solo un tiepido e tenero affetto? Ah… senti pure questa (ci alziamo dal divano in preda ad un attacco parossistico), dio mio che mi è venuto in mente, neanche lo voglio dire, se mi fai una cosa del genere, ti giuro….

Lemure (senza scomporsi e continuando a sfogliare le pagine del giornale) : mò che ti è venuto in mente?

Ossimoro: per me sarebbe una tragedia, ma che ti frega insensibile di un maschio, già perchè ti vedo entrare da quella porta (indichiamo nuovamente la porta) e dirmi che hai messo incinta la quarantenne. Ti avverto: a me prenderebbe un coccolone,  magari non ho avuto figli per colpa tua perché non ne volevi...mi ti vedo tutto soddisfatto per aver dimostrato al mondo che alla tua età sei ancora un uomo… che poi diciamocelo sarà davvero tuo figlio? Figurati ste donnacce non ci mettono un attimo a farti credere quello che vogliono loro. No, non ci posso pensare, se mi metti incinta una più giovane di me ti giuro che ti faccio trovare cucinato il coniglio di  peluche di tuo figlia che, magari, l’hai chiamata Emma, come desideravo farlo io…(piagnucolando). G. ma non dici niente? Pensi sia fantascienza? Sto esagerando? No, perchè ste cose accadono eccome, ti vedo pensieroso…

Lemure: niente, vedendoti indicare continuamente la porta di casa, pensavo che tra 40 anni vivremo ancora qui, la cosa è piuttosto sconfortante.....

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giovedì, 18 settembre 2008
 

L’abito fa il monaco.

A volte abbiamo raggiunto livelli di sogggettume davvero abissali e negli atteggiamenti e nel vestiario. Eppure negli anni dell’adolescenza, come tanti altri nostri coetanei, volevamo essere accettate dal gruppo ed eravamo coscienti che certe cose non andavano fatte. Insomma pure noi si andava al negozietto del Charro e si spendeva un patrimonio per la cinta tamarra o per il jeans a pinocchietto o ancora per l’americanino con quell’orribile bulldog sul tascone davanti che ci faceva tanto hooligan in trasferta. Nonostante questo, siamo convinte che soggettone si nasce, eh si, perché se si è intimamente così, c’è qualche forza oscura che prima o poi ti fa deragliare dal percorso, facendoti discorrere di morte davanti al ragazzetto che ti piace, bardarti con degli improbabili copri orecchia rossi di Hello Kitty, indossare dei panta collant lucidi da battona (quando invece vanno opachi) oppure calzare dei sandaletti da frate (quando i sandali ancora non sono glamour) e farti propendere per la camicia di jeans rosa della Rifle anziché quella blu della Levi’s.

E con il passare degli anni la situazione non migliora di certo, anzi si diventa sempre più schizofrenici, da una parte si spendono soldi per deliziosi vestitini max e co e dall’altra si indossa la t shirt animata con winnie the pooh; animata perché essendo winnie the pooh a figura intera, il suo pancino si appoggia proprio sopra al nostro e quindi si viene a creare un imbarazzante effetto tridimensionale.

Eppure siamo certe che al soggettone, il sentirsi diverso a volte lo inebria, ricordiamo un pomeriggio risalente a neanche tanto tempo fa, quando tutto ad un tratto ci prende la frenesia di cercare la video cassetta "il raggio verde" di Rohmer (si noti l'uso indiscriminato del termine video cassetta e non dvd, non c’è niente da fare, rimarremo sempre ragazze anni 80). In questa ricerca decidiamo di coinvolgere nostro nonnino con il quale formiamo una coppia formidabile. E infatti noi siamo abbigliate con una gonna grigia di panno, camicetta celeste e mocassini con para neri (abbigliamento che in ufficio ci ha valso il soprannome di suor maria), con due mollettine che tengono ferma la riga in mezzo e, plus ultra, occhiali da orba, perché al pomeriggio si fa riposare gli occhi dalle lenti a contatto. Ma ancora più degno di nota, il look di nostro nonno che è un campione nel genere vintage e ha una predilezione nefasta per i seventies e quindi: cravattone psichedelico che se lo si fissa troppo a lungo si rischia di subire una illusione ottica, alla Esher per intenderci, giacca marrone e pantaloni nella stessa triste tinta con camicia con pizzi. A pensarci bene avremmo fatto la nostra porca figura, non solo ad un centro anziani, ma anche in un centro sociale. Insomma ricordiamo che con una certa spavalderia siamo entrate in un negozio blockbuster chiedendo del film e quando il commesso  ci ha detto che non era in catalogo (evidentemente), noi arricciando il naso e con l’intento di farci udire, diciamo pressappoco questo " è evidente che in questo posto non conoscano Rohmer, andiamocene via, nonno"

Non c’è niente da fare, l’abito fa il monaco , scommettiamo che se quel pomeriggio avessimo indossato una gonnellina fru fru,  una graziosa maglia scollata  e una buona dose di trucco a coprire la cera da malata di dialisi che ci ritroviamo, avremmo ringraziato il commesso e, probabilmente, saremmo uscite con il dvd di Eddie Murphy "Il professore matto" (o forse no, per compiere una simil gesto avremmo dovuto  indossare il cintone D&G e gli infradito Cavalli ).

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martedì, 16 settembre 2008
 

Azione e Reazione

Vi capita mai che di fronte a certe parole, musiche o gesti, il vostro organismo reagisca in modalità automatica, abbandonandosi a gesti irrazionali ma al contempo rassicuranti? Come ad esempio protendere la mano verso qualsiasi oggetto metallico si trovi nelle vicinanze mentre la zia al telefono vi fa gli auguri per la salute e per il prossimo esame oppure afferrare la ciabatta e scagliarla contro la tv alla sola apparizione in video di Fede. Se queste sono cose abbastanza frequenti e tutto sommato comprensibili, ci sono comportamenti più irrazionali che sono in grado di mortificare i soggetti che li praticano specie se in pubblico . Ad esempio proprio ieri alcune colleghe di un altro servizio ci hanno chiesto di dar loro una mano per una spedizione massiva. Volete l’alienazione del lavoro (passarsi buste da impacchettare e chiudere), volete che la nostra mente era ferma alla visione di una pizzetta rossa che saltellava allegramente alla corda che all’improvviso una collega ci passa una busta, dicendo ad alta voce la località di destinazione e cioè: "Santa Maria Capua Vetere" . Bè noi, afferrando il plico e senza battere ciglio, abbiamo replicato con accento dell’entro terra casertano (particolarmente trascinato e baritonale): " SANTA MARIA CAPUA VETERE O' PAESE E PATIMO".  E si, perché ogni qualvolta sentiamo nominare sta località, non possiamo fare a meno di rispondere come il mastino napoletano nel film "La casa stregata", ci vien proprio automatico. Grande è stato l’imbarazzo dopo aver preso coscienza della nostra sortita davanti a delle colleghe che conosciamo poco, piombate tra l'altro in un silenzio agghiacciato da dopo slavina...probabilmente per qualche istante avranno pensato di dover chiamare un esorcista.

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giovedì, 11 settembre 2008
 

Sulla convivenza

Sapevamo che vivere insieme a qualcuno sarebbe stato difficile ma tale difficoltà ce la immaginavamo dal punto di vista della vita pratica specie se si abita in pochi mq. Paradossalmente così non è stato, ci si incontra poco in casa per via di orari e impegni diversi e grande fastidio non ce lo diamo. Il panico è stato di tipo psicologico e tutto da parte nostra; questo cambiamento ci ha tirato fuori, per dirla alla Pupi Avati, malinconie che pensavamo seppellite,  per dirla alla sorella Lella, abbiamo una colite che non finisce più e una pancia che è un mappamondo. Non ci aspettavamo una reazione del genere, volevamo davvero fare questo passo e invece il ventre sempre più globuloso sembra dirci il contrario.  I primi giorni sono stati caratterizzati da sensazioni di panico, di pensieri lugubri come la vita che finisce, gli obiettivi che si azzerano, il terrore che la relazione possa rovinarsi. Probabilmente questo è il panico della sposina il giorno dopo le nozze, perché la convivenza è come maritarsi, questa cosa sarà ovvia ma finora a tale ovvietà non avevamo dato particolare peso.

L’altra sera il Lemure, dopo averci visto con una faccia appesa, ci ha chiesto molto carinamente se la causa del cattivo umore era da imputarsi al nostro desiderio di sposarci più che di andare a convivere. A quel punto l’acqua ha rotto gli argini, abbiamo iniziato a piangere e a dimenarci la gonnella come una bambina il primo giorno di asilo, singhiozzando che per carità, se così stavano le cose, non ci saremmo volute sposare né ora né mai e che sarebbe stato sciocco spendere soldi per organizzare un matrimonio che non avremmo potuto godere, visto che nel giorno più bello saremmo state preda di attacchi di colite e di voltastomaco.

Purtroppo i cambiamenti li psico-somatizziamo e non ne possiamo più di andarcene in giro per il mondo "senza pelle" dove le emozioni, anche le più elementari, ci fanno tracollare. Ricordiamo ancora con orrore il pranzo di questa estate con i genitori del Lemure; tutto ad un tratto il risotto di pesce era divenuto una pappa inconsistente da non poter tollerare di mandare giù, con la cameriera che severamente ci chiedeva se c’era qualcosa che non andasse e i suoi genitori che avranno creduto di essere di fronte ad una anoressica e noi a giustificarci che, in realtà, si era delle ingorde ma che il caldo ci impediva di onorare la nostra fama di fameliche divoratrici di carboidrati, un vero disastro.

Dopo tutto questo stress, ci sembra che ora vada un poco meglio, abbiamo deciso di pensare alla giornata evitando di elaborare paturnie su quello che il futuro ci riserverà. D’altronde il buon umore del Lemure ci rasserena, l’altro ieri stavamo in cucina sedute con le gambette corte a penzoloni, la canottiera infilata nella mutanda che evidenziava la pancetta (sappiamo che non dovremo sbragarci ma qui fa un caldo africano) impegnate con la pennina del nintendo a mentire al personal coach, scrivendogli che effettivamente avevamo invitato qualcuno a fare una passeggiata nel parco (!) e avevamo ballato ininterrottamente sulle note di due canzoni consecutive. Nel mentre, ci siamo sentite osservate e, girandoci, abbiamo sorpreso il Lemure con un’aria incantata che, a quel punto, si è lasciato sfuggire il pensiero più tenero che finora abbia mai pronunciato " certe volte il solo vederti mi rende immensamente felice".

Avviso per le ragazze: potremmo evincere da tale episodio (a dire il vero non solo da questo) che la biancheria intima con trine e merletti accompagnata da reggi calze e body strizza cellulite non dia lo stesso effetto di tenerezza e felicità che può dare una mutanda di cotone bianca abbinata ad una canotta nella stessa tinta, ma! misteri della vita.

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giovedì, 04 settembre 2008
 

Somiglianze

L’inizio delle vacanze estive è stato segnato da un evento piuttosto sgradevole che ha compromesso non poco la nostra buona disposizione a goderci il periodo di riposo.

Ci trovavamo al lago ed era il primo giorno delle tante agognate vacanze, rilassate e appagate ci siamo recate in un ristorantino fuori mano, di quelli senza pretese, per una cena in grazia di Dio.

Già dalle premesse la serata si era rivelata seccante infatti, per assecondare il demone tabagista che risiede nel Lemure, ci siamo accomodate ad un tavolo all’aria aperta dove sciami di vespe e di moscerini si accanivano sulle fonti di luci poste sulle nostre teste, tanto che eravamo costrette ad assistere allo spettacolo straziante di queste bestiole che, accasciatesi, concludevano la loro esistenza nel nostro bicchiere.

Mentre la serata volgeva alla fine, tra ululati strozzati e sobbalzi dalla sedia per via delle bestie ronzanti e di un grillo pericolosamente saltellante, ci siamo accorte che un gruppo di ragazzotti, probabilmente alcuni giovani del paese, ci scrutavano e parlottavano fra loro, tanto da aver pensato con una certa dose di eleganza " ma che cazzo vorranno?".

Nenche abbiamo finito di porci il quesito amletico che lo spavaldo del gruppo si è avvicinato a noi con aria enigmatica, tanto da farci pensare "ecco, mi sta bene, mai parlare a voce alta per lamentarsi del servizio poco igienico del ristorante del paese" . In realtà l’aria vagamente minacciosa del ragazzotto si è spenta in un sorriso ebete, allorquando con aria bonaria ci ha chiesto " ma lei è la Mastrangela?".

Noi completamente attonite e svagate (a dire il vero questo stato di stupore ebete ci si dipinge sul volto per qualsiasi domanda a brucia pelo) abbiamo urlato " Cosa?" e lui, come se parlasse ad una sordomuta" lei è per caso la sorella del giudice Mastrangeli? Istintivamente abbiamo pensato di essere stato scambiate per una parente di qualche notabile del paese ma il Lemure, uomo di mondo, ci ha fatto capire che trattavasi del giudice Mastrangeli, nota fiction con Diego Abatantuomo.

Ricollegato il tutto, abbiamo intuito di essere state scambiate per un’attrice e, per strani procedimenti logici e non ancora in possesso del totale controllo di noi stesse, ci è venuta in mente la Milena Miconi, in quanto l’unica magistrato donna che conoscevamo della televisione. Certo arrivare a pensare di poter essere scambiate per Milena Miconi (tutt’altro genere) è come pensare che la perpetua di Don Matteo (tanto per stare in tema) possa ricordare i tratti della Natalie Caldonazzo.  Ma per un attimo ci siamo crogiolate all’idea, assicurando il nostro interlocutore che no, non eravamo quello che pensavano noi fossimo, gettando nello sconforto tutto il gruppo che sperava che la serata potesse prendere una svolta inaspettata grazie all’epifania di un personaggio della tv.

Dopo però qualche istante, siamo ritornate alla ragione, capendo che non si trattava di un’attrice che impersonava un magistrato bensì di un’attrice che interpretava la sorella di un magistrato. Colpite al cuore da un vago presentimento, abbiamo chiesto al Lemure che intanto sogghignava sotto i baffi quanto segue " dai, forza a quale cozza mi hanno paragonato?" e lui " no mica è brutta , è una tipa mediterranea come te, una normale" e noi: "una normale?" , tradendo un certo nervosismo da tale definizione, "su forza collegati a internet con il cellulare che la voglio vedere qui ed ora!"

E così che, miracoli della tecnologia, dopo pochi minuti abbiamo avuto la risposta, non appena abbiamo visto la foto dell’attrice, un nodo ci ha stretto la gola.

Precisiamo:non è che l’attrice sia proprio una cozza anzi, probabilmente, se sapesse che è stata paragonata a noi verrebbe a lei un nodo alla gola, il problema è che sembrerebbe avere almeno 10 anni più di noi! Ciò ci ha fatto capire di essere invecchiate tutte in un colpo e che il domani che pensavamo dovesse ancora arrivare è arrivato, eccome; tutto ciò, mentre da lontano udivamo il ragazzotto dire al proprietario " gliel’ho chiesto, non è la Mastrangela" sembrandoci ancora poco convinto.

A quel punto ci siamo perse in un monologo isterico dove continuavamo a ripetere " c’è da dire però che una volta mi hanno paragonato alla Kanakis e poi alla Cucinotta e, ora che ci penso, pure alla Koll" ma dopo un attimo di esitante imbarazzo da parte del Lemure, abbiamo concluso sconsolatamente "ma chi voglio prendere in giro, potrei pure somigliare alla Koll, ma alla faccia della Koll dopo un incidente stradale frontale".

postato da ossimoro73 | 11:21 | commenti (50)


martedì, 02 settembre 2008
 

Capo e Scimmietta a zonzo per la Scozia

(si avvisano i signori lettori che certi passaggi del post possono denotare una certa propensione di chi scrive alla stucchevolezza; possibili effetti indesiderati: nausea, vomito e degenerazione dei tessuti duri del dente).

Ricorderemo della Scozia: le falesie, il viola dell’erica, le nuvole che si rincorrono, gli spazi ampi e la pioggia a farci dormicchiare sotto i piumini, la spiaggia immensa di Durness sulla quale non abbiamo potuto esimerci di scrivere uno straziante " Gigi e Mimmi per sempre" con il vento a ferirci i lobi delle orecchie e il traghetto mai partito per Cape Wrath, peccato, un’occasione mancata.

Ricorderemo pure lo strazio di dover fare pipì e non trovare per miglia e miglia neanche una stazione di servizio minacciando ad occhi chiusi (perché vedere la pioggia ci aumentava lo stimolo) che l’avremmo fatta per strada sotto il temporale e quando oramai eravamo allo sforzo ultimo, ecco palesarsi un burger king e un bagno (lo giuriamo ) con due water, tutti per noi, il momento più felice del viaggio.

Non sono mancate le occasioni in cui l’Anna Karenina che dimora in noi è venuta fuori, eccitata dai paesaggi incantati e dalla mura fredde e antiche dei castelli, tanto che davanti ad un quadro di una damina dalle gote arrossate che saluta un soldato, suo innamorato, ad una stazione, ci siamo rivolte al Lemure esprimendo il seguente desiderio: "Mio caro procurati al più presto un cappello da ussaro e fatti trovare nei pressi della Stazione Termini".

E ancora: nei momenti di noia in macchina, quando la nostra sopportazione era al limite nello sforzo di torcere la scatoletta del satellite che, per un falso contatto, captava ad alternanza il segnale, siamo ricorse all’inventiva, immaginando due nuovi personaggi : Capo e Scimmietta che dovevano rappresentare il Lemure e noi medesime nell’atto del viaggiare.

I due personaggi vanno in giro su una macchina decappottabile d’epoca e scimmietta indossa un cappello con l’elica sopra (il Lemure dice che la trama non è per niente originale). Scimmietta (una scimmia antropomorfa) seppur volenterosa e servizievole è una gran pasticciona e in continua cerca di conferme e di affetto, tanto che tormenta il capo con " siamo una bella squadra io e te, capo? Capo è bonario e di poche parole, non può fare altro che scuotere la testa alle uscite infelici di Scimmietta.

Il Lemure dopo un attimo di titubanza, ha ammesso che Capo e Scimmietta sono i personaggi più azzeccati che abbiamo mai inventato, tanto che quando dimenticavamo, al palesarsi di un bivio, di torcere la macchinetta del satellite, noi con gli occhietti di chi sa di aver combinato un bel guaio gli dicevamo " siamo una bella squadra io e te, capo?" e il Lemure, anziché cazziarci, ci diceva che gli facevamo un cuore tanto e, aggiungiamo noi, potevamo intravedere un velo di commozione nei suoi occhi.

postato da ossimoro73 | 12:28 | commenti (18)