vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


giovedì, 30 ottobre 2008
 

L’incubo del souvenir
Confessiamo che, non appena varchiamo i confini della nostra città, ci coglie la sindrome da souvenir, così che in occasione di gite fuori porta o viaggi, ci dimeniamo come pazze pur di accaparrarci delle ciofeche che verranno poi distribuite ai componenti della famigghia, tra recusatio (“perdonami, so che non ti piacerà ma ci ho messo tutto l’impegno”) giustificazioni non richieste (“i negozi chiudevano alle 6 del pomeriggio, cose da pazzi!”), minacce (“ti deve piacere per forza dopo tutta la fatica per trovarlo”) oppure instillazioni di dubbi (guarda ti ho preso questo ma credo che fosse meglio un altro ma non l’ho preso solo perché tu mi avevi espressamente commissionato questo, ma credimi quell’altro era molto meglio di questo, ecco sono sicura che non ti piacerà, non lo scartare neppure, evitami questa umiliazione”).
A dire il vero, sta mania non ci è proprio connaturata, ci è stata instillata da parte della famigghia che attende i ricordini ad ogni costo, sospettiamo che se andassimo in Bangladesh e ci sorprendesse una tempesta tropicale, al ritorno i nostri cari dopo essersi appurati che stiamo bene, ci chiederebbero il ricordino…. che so’ la palla con la tempesta tropicale dentro. Sta sorta di abitudine è stata introiettata in noi a forza di sensi di colpa, infatti in passato quando ci presentavamo a mani vuote era tutto un: “ tua sorella quando è ritornata da Sorrento ci ha portato un limoncello nella bottiglia a forma di caravella” oppure “l’altra tua sorella seppur non lavora ha sempre un pensiero per noi” o anche “un pensierino fa sempre piacere”. Poi viene il turno delle sorelle, la più grande con aria sarcastica: ”ah immagino che hai trovato tutto chiuso…” e la più piccola “ che c’hai le braccine corte?” oppure la variante: “per caso, hai le tasche a chiocciola?”
Insomma per farla breve, è da un po’ di tempo, che qualsiasi viaggio intraprendiamo, una stronzata la dobbiamo comunque prendere. Il problema che la ricerca del regalo è impegnativa, considerando che la famigghia è composta da mammà, babbo, sorella piccola, sorella grande, nonnino, zia e cognato. Pertanto, come minimo dobbiamo cercare 7 oggetti dignitosi (non sempre) e sopratutto inediti, onde evitare di portare doppioni. E quindi è tutto un impazzimento, ricordiamo ancora lo sguardo sconvolto dell’inglesino che non si faceva capace di tali legami famigliari così castranti. Una volta mentre eravamo a Londra, in mezzo alla strada, in preda all’isteria, ripetevamo come degli automi: “oddio mancano poche ore alla partenza e non ho ancora trovato niente per nonno e zia”, l’inglesino preoccupato ci fece sedere e iniziò a riflettere nella tipica maniera da oltre manica” ok, va tutto bene, mari, ora respira e pensa che non ti puoi far rovinare le vacanze per questo, cazzo la vita è bella! enjoy it! (tipica caduta da ottimismo anglosassone - bianco- protestante che non conosce i sensi di colpa latino - cattolici), mi ascolti? guardami” e noi con lo sguardo rivolto verso una vetrina “ e che cazzo perché non ci ho pensato prima, il portachiavi del poliziotto inglese a nonno e i biscotti a forma di pompiere a zia”.

E poi ci vogliamo soffermare sui regali? Solo questo merita un approfondimento perché se per le donne della famigghia generalmente è più facile (palle di neve o utensili per la cucina per mammà, stronzatine per zia, cose da femmina per le sorelle), per gli uomini è davvero un problema. E già per babbo, nonnino e cognato la cosa è piuttosto difficoltosa se si vuole evitare di andare sui soliti accendini e apri bottiglia. In particolare, rasentiamo il ridicolo con nonnino che ogni qualvolta si parte, ci urla dietro incazzato nero:“ non portarmi niente perché a me non piace niente, hai capito? non voglia robaccia in giro per casa, mi intende? (a volte si sbaglia e ci dà del Lei). Nonostante non si possa oggettivamente dare torto alle osservazioni minacciose di nonno, c’è sempre qualcuno della famigghia che ci prende da parte e ci dice “ non dare retta a tuo nonno, pover’uomo lo fa per non farti spendere soldi, ma poi è contento se gli porti qualcosa, magari una stronzata… ma fagliela”. Pertanto abbiamo portato a quel povero uomo stronzate di questo genere: spazzolino con paperino girevole, un porta stecchini costituito da tre salvagenti accatastati uno sopra l’altro con la scritta Ponza, penna con faraone che fluttua, penna con la giocanda che non fluttua, magnete con orsetto in kilt e cornamusa, marmellata alle arance dimenticandoci che nonnino è diabetico. Ma l’apice lo toccammo anni or sono, quando disperate telefonammo a mammà "che gli porto a nonno? secondo te andrebbe bene il sarchiapone?”.  Nostra madre: “che è il sarchiapone?” e noi “ ma che ne so, lo chiamano così, qui va tanto, è una patata antropomorfica sulla cui sommità cresce un ciuffo di erba che sembra essere la capigliatura, insomma è una rapa con la faccia da uomo al quale si innaffiano i capelli". Mia madre: “ma tu’ nonno che ce fà con il sarchiapone?” e noi (davvero sconsolate):”che ne so, mà! qui vendono solo sarchiaponi!”. Dopo tale colloquio chiarificatore, andò a finire che ripiegammo per il simpaticissimo spazzolino con il paperino sopra menzionato e mancò poco che nonnino ce lo tirò dietro….giustamente.

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lunedì, 27 ottobre 2008
 

Domande inutili ma frequenti .

Perché i peletti bianchi sul mento si strappano con più difficoltà di quelli neri?

Perché di fronte ad un rinfresco ti vien spontaneo catapultartici sopra dimenticando dignità e rispettabilità?

Perché quando si provano i vestiti al negozio c’è sempre una alta e anoressica che si sta rimirando allo specchio con aria annoiata mentre tu ti rintani nel camerino facendo ogni tanto capolino nella speranza che se ne sia andata e invece ti accorgi che deve provarne altri venti di vestiti?

Perché poi c’è la commessa stronza che ti intima di uscire dal camerino e tu, con aria sconfitta del prigioniero che viene scortato al campo nemico, esci e vorresti dire che compri tutto purché non ti mettano davanti allo specchio fianco a fianco con la bonazza e invece ti tocca farlo scoprendo, con orrore, che hai dimenticato di depilarti le gambe?

Perché la metropolitana che prendi è sempre più piena di quella che va nella direzione opposta?

Perché, dal parrucchiere, ti appassioni tremendamente agli articoli di “Chi” o “Diva e Donna”, e ti capita di scagliarti con veemenza contro i danni della chirurgia estetica o contro la famiglia dell’ex scià di Persia, accusandola di essere corrotta e foraggiata dagli americani? E la vecchietta vicino con i rolli in testa, ti dà stranamente ragione e tu ne sei felice, per poi aggiungere che sì, lei la pena di morte la darebbe a tutti e tu stai ancora lì ad annuire come una sciocca?

E perché quelli che se vanno sono sempre i migliori?….. (vabbuò, attimo di retorica: GRAZIE SAVIANO).

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martedì, 21 ottobre 2008
 

Casa Ossimoro: divagazioni macabre

Ossimoro e il Lemure sul divano. Ossimoro guarda il soffitto, il Lemure legge il giornale.

Ossimoro: “Gi ti posso spremere i brufoli dietro la schiena?”

Il Lemure: “no, perché non leggi il giornale?”

Ossimoro (dopo un attimo di esitazione): senti stavo pensando a una cosa….

Il Lemure: “mmmh….a che?”

Ossimoro: “al fatto che non ti lascerò mai”.

Il Lemure:  “che brava, ora posso ritornare a leggere?”

Ossimoro: “fammi finire….volevo dire che non ho intenzione di lasciarti a meno che non mi mettano sotto terra (ora lo sguardo di Ossimoro vaga in maniera obliqua per non commuoversi e la bocca si è arricciata a intendere: “non mi far proseguire”)

Il Lemure: “perché, hai intenzione di fare le sabbiature?”

Ossimoro: “Gi ma che dici? Intendevo morire, si perché se morirò prima di te…ci stavo pensando proprio l’altro giorno… giurami che ti rifarai una vita non voglio pensarti solo e disperato, giuramelo che andrai avanti anche senza di me”.

Il Lemure: “vabbuò, ma non ti darà fastidio?”

Ossimoro: “credimi prima di tutto viene la tua felicità. certo una cosa mi darebbe fastidio…come ho fatto a non pensarci prima….se ti risposassi con chi ti faresti seppellire una volta morto? con me, la prima moglie, o con la seconda moglie? No perché se ti facessi seppellire con la seconda, non sarebbe carino e poi se ci fosse una vita nell’al di là la passeresti con lei o con me? Certo sta cosa mi fa un po’ rosicare…

Lemure: “dici?”

Ossimoro (scuotendo la testa): “ma chi stiamo prendendo in giro,  Gi! se io morissi, non penseresti a risposarti,  mi moriresti dentro (n. d. O.: cadresti in depressione), non è vero? non è vero?”

Lemure: “eh già?”

Ossimoro: perdonami ma il tuo “già” era una domanda o un’affermazione? perché – notalo Gi - tu tendi spesso a rispondermi con una domanda, tu non mi ascolti”.

Il Lemure (non riuscendo a trattenere un sorriso malvagio): “credi?”

Ossimoro: "Gi maffangù!"

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martedì, 14 ottobre 2008
 

Rimini, Rimini voglia di vivere……
Ricordiamo, ancora con una punta di angoscia, una vacanza di tanti anni fa trascorsa a Rimini con le amiche.
Optammo per tale località non certo per ragioni di sballo ma per ragioni economiche, essendo la riviera adriatica più accessibile e, pertanto, l’ideale per 4 studentesse al primo anno di Università che non volevano pesare troppo sulle finanze dei genitori.
Mai meta come quella fu, però, più sbagliata e meno consona ai caratteri del quartetto che, probabilmente, per indole e abitudini sarebbe stato più a suo agio a girare con una mappa e un cappellino di paglia per le vie pittoresche di Vienna se non addirittura a fare le barelliere sul treno bianco per Lourdes.
Per intenderci il quartetto era costituito dai seguenti elementi:
noi: ipocondriache e soggette a episodi di attacco di panico;
Miss Perfezione: nota straccia cazzi con inclinazioni al comando, del segno dell’ariete destinata a scornarsi con S. anch’ella dell'ariete:
S: la più bella e la più emancipata del gruppo (dove per emancipata significava avere una sana vita sportiva e una quasi vita sessuale) dedita al culto del famoso Brunooo (proprio allora era iniziata la storia), del segno dell’ariete, vedi sopra.
Elviruccia: la versione tridimensionale dell’amica di Candy Candy, Patti, solo più antica e con meno spessore psicologico.
Fin dall’inizio il quartetto si rivelò mal sortito. Per prima cosa, dispiace dirlo, ma la più odiosa fu sempre lei: Miss Perfezione con le sue pretese e le sue domande isteriche” sono bella, ho rimorchiato? Oh si quanto ho rimorchiato, ma ho rimorchiato più di voi?”
C’era S. che con la scusa di difenderci dalle angherie di Miss Perfezione, manifestava una certa arroganza, rinfacciandoci che eravamo troppo deboli e dovevamo rafforzare il carattere (ma come? invece di Rimini potevamo forse optare per un campo di addestramento israeliano, chi può dirlo). Per di più S. non mancava occasione per far cadere il discorso su Brunoooo, soffermandosi su noiosi episodi di vita quotidiana trascorsi insieme a lui, come l’aver mangiato alla mensa universitaria e essersi divisi una mela e cose inutili come questa. Poi c’era Elviruccia, quella con la quale ci scontrammo di meno,  non certo per le sue virtù, ma perché il suo spessore psicologico era profondo meno di quello di una vasca da bagno. In quel tempo, Elvis era un’integralista cattolica e ebbe una crisi di pianto quando nel viale di Riccione vide delle prostitute, tanto che ci costrinse a rinculare verso Rimini (davvero!).
Infine noi che straziammo tutta la compagnia con fobie emerse per la certezza di aver sbagliato viaggio e compagnia. Due gli episodi più pregnanti: il mega rutto a tavola e la immaginata fuga con nonno. Spieghiamo il primo punto, anni fa sotto uno stress troppo pesante da sostenere (tipo esami e cose del genere) ci saliva la nausea ma era controllabile, purché non avessimo sotto gli occhi cibo o immagini di cibo, il caso volle che il panico ci prese proprio in albergo, mentre eravamo a tavola. A quel punto, pensammo scioccamente di poter controllare la situazione ma proprio nel tenere a bada il conato, ci uscì dalla gola un suono disumano (davvero!) che poteva sembrare l'urlo cacciato durante un esorcismo oppure un mega ruttone ma che, invece, era un conato represso. Inutile dirvi l’imbarazzo di vedersi tutta l’angolo ristorante girato attonito verso di noi compreso le tre amichette che, per poco, non perdevano i sensi. E poi c’è il secondo punto quello della fuga con nonno. Accadde questo: il terzo giorno ci prese un tale scoramento che, per tutto l’arco della mattinata,ingegnammo un piano in cui nostro nonno (da sempre l’autista di casa), aizzato da nonna che ci avrebbe sentito piangere al telefono, doveva catapultarsi con la Ritmo dalla capitale fino a Rimini per venirci a prendere (naturalmente la nostra mente malata non contemplò l’idea più pratica del treno e neanche di avvertire nostro padre che, in effetti, ci avrebbe preso a male parole e avrebbe riagganciato la cornetta). Per fortuna tale piano non fu messo in opera ma ebbe il merito che annunciandolo tra le lacrime alla compagnia, ci rasserenò per tutto il tempo necessario a ricomporci e capire che non era attuabile.
Ecco ora avrete l’immagine di una disadattata che, però, tra un ruttone e un progetto di fuga, bisogna dire rimorchiò uno strafigo in discoteca non si sa come (forse l’aria sofferente ha sempre quel non so che). Lo strafigo ebbe un felicissimo approccio, infatti con “un mi vuoi sposare?” detto con disinvoltura e un drink in mano, ebbe l’effetto di farci raddrizzare la schiena e stampare un sorriso concupiscente sul viso, a noi che fino a poco prima nominavamo il nome di nostro nonno invano.
Petto in fuori e sguardo di chi la su lunga, scherzosamente rispondemmo di si e iniziammo a discorrerci tutta la sera, non scordandoci però di pagare pedaggio alle nostre manie; lo mettemmo infatti al corrente di un feroce mal di gola che non ci dava tregua, tanto che lo strafigo si offrì di accompagnarci al pronto soccorso… non prima di fare una puntatina in spiaggia. Al nostro rifiuto (non scordiamoci che eravamo destinate al treno bianco) lo strafigo si congedò con la promessa di venirci a trovare al nostro stabilimento. Naturalmente non lo fece mai, però tale promessa (alla quale neanche noi riponevamo alcuna speranza) ci cambiò le giornate. E della serie: “non si sa mai, è meglio non farsi trovare come delle invertebrate sul lettino”, prima di scendere in spiaggia, iniziammo ad addobbarci che neanche la Madonna del Carmelo.
Infatti eliminammo gli occhialetti da talpa che portavamo il mattino e ci abbandonammo ad un trucco da battona, destinato a squagliarsi ingloriosamente sotto i raggi del sole. Inutile dire che tale repentino mutamento fu per le tre bastarde un gran divertimento. S. e Elviruccia ci prendevano bonariamente in giro, facendo notare come il nostro sguardo da miope, anziché sul libro che avevamo in mano, fosse stranamente rivolto verso l'orizzonte, mentre Miss Perfezione la più carogna, anche ad anni di distanza non può fare a meno di riferirsi a quell’episodio ed esclamare “ povera meri abbandonata sull’altare!”, ritenendola una battuta formidabile ma che a noi fa ancora rosicare.
n.d.o: abbiamo omesso di dire che durante quella vacanza ce ne andavamo in giro con una carta stagnola appallottolata con dentro della polverina bianca ......con il senno del poi l'abbiamo scampata bella, come l'avremmo potuto spiegare in caserma che quella polverina altro non era che la pasticca per la gola frantumata da mammà, per via della nostra inettitudine a mandare giù le pillole.
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giovedì, 09 ottobre 2008
 

Miss Perfezione e le sue paranoie
 
Già abbiamo modo di raccontare di Miss Perfezione e della sua pedanteria, ora si dà il caso che sia in attesa di un bimbo e ciò non ha fatto altro che amplificare le sue paranoie.
Quando la andiamo a trovare,  come una regina di una monarchia assoluta invia i suoi valletti ad accoglierci all'entrata per condurci fino alla sua camera, dove lei supina sul letto, chiede a tutti gli incauti visitatori di sistemarle il cuscino, di metterle le scarpe, di alzare con il telecomando il letto ma questo è il minimo, lo si fa volentieri, tenuto conto di alcune sue difficoltà motorie. Il problema è che deve avere tutto sotto controllo e, pertanto, ci sfinisce con “sposta quel carrello da davanti che così stai più comoda”, oppure ”mettiti con la poltrona di fronte a me” e ancora “ora che hai spostato la poltrona forse hai il getto dell’aria condizionata dietro le spalle, rispostati se vuoi” e noi: “no davvero tutto a posto, non ti preoccupare “ e lei: ”non fare i complimenti, mettiti trasversale, tanto ti vedo comunque” e noi: “vabbuò, mi metto trasversale” e lei di nuovo: “ma non è che stai scomoda, dimmelo, che semmai abbasso la temperatura del condizionatore” e questo all’infinito o almeno per tutta la durata della improvvida visita.
Per di più, è stata colta da un’ossessione parossistica di contrarre qualsiasi tipo di malattia che possa trasmettersi al figlio, dallo streptococco al cimurro, tanto di aver convenuto che non ci si darà il bacetto di saluto per tutto l’arco dei nove mesi (a dire il vero,  l’abbiamo deciso noi, perché stufe dello sguardo torvo che ci lanciava non appena ci avvicinavamo per salutarla).
Sta idiosincrasia non ha fatto altro che incrinare i rapporti già tesi con il “santo subito” M#etto (suo marito), cazziato brutalmente, perché dopo essersi buscato un raffreddore, si era avvicinato per baciarle la pancia e lei per allontanarlo si era ritrovata una scia della saliva dell’ammorbato sul dorso della mano. Evento intollerabile che le ha fatto comprendere quanto suo marito sia un egoista e un tiranno e come tutto il suo amore debba concentrarsi sul piccolino in arrivo.
Inevitabile le nostre rimostranze, stile rubrica Donna Letizia, basate su consigli morigerati di come una donna, oltre che madre, debba essere moglie e prestare cure a attenzioni al proprio marito che, diciamocelo signora mia, è come un bimbo che vedendosi messo da parte potrebbe prendere decisioni contrarie all’istituto del santo matrimonio. Quando esprimiamo siffatti pareri, vediamo con terrore materializzarsi Don Fiorenzo e gli effetti fatali che anni di catechesi (comunione prima, cresima dopo) hanno avuto su di noi.
Noi poi che, sconsiderate e stordite quali siamo, ci mettiamo del nostro a farle saltare i nervi e parlando del più e del meno, proferiamo cose di questo genere: “lo sai che per l’autunno è previsto l’arrivo di un’influenza peggiore di quella degli anni passati, che dici dovremmo vaccinarci?” oppure:  "sta crisi dei mercati getterà tutti sul lastrico, non oso immaginare chi ha una famiglia da mantenere come farà, chissà, chissà” il tutto accompagnato da scuotimenti di testa e aria perplessa.
Dopo tali sortite da uomo della strada, ci mordiamo la lingua, perché Miss Perfezione che è ancora più suscettibile e prende tutto sul serio, inizia a fare gesti scaramantici e dire“ per carità, famo le corna”.
Alla fine di ogni visita c’è poi il monologo di Miss Perfezione sulla presunta santità del Lemure, che lei davvero idolatra (già raccontammo di quando lo elesse  Mr. Tavolata), e non sappiamo spiegarcelo, essendo due tipi davvero agli antipodi. Si dà il caso che a qualsiasi persona passi per la sua stanza parente, amico, fisioterapista o portiera dica che la sua amica si è accaparrata un ragazzo bello dentro e fuori, di una cultura e una sensibilità squisita e poi, sconsolata, aggiunge che non bisogna mai sottovalutare la famiglia di provenienza del proprio uomo, errore che invece lei ha commesso. All’inizio tali esternazioni, ci facevano dall'orgoglio gonfiare come capponi e quindi la facevamo parlare a ruota libera ora invece è andata avanti così tanto sta storia che temiamo che si sia creata un mondo manicheo tutto suo, da una parte gli zozzi e cattivi (suo marito) e dall’altro i coraggiosi e i belli (il Lemure). A tal proposito, non poco tempo fa, ha tirato fuori la storia che il Lemure adora i bambini, abbiamo annuito come si fa con i pazzi, perché non abbiamo avuto cuore di dirle che li trova detestabili e che, una volta, trovandosi in una stanza piena di marmocchi appena nati (la festa molto english data in onore del bimbo di un nostro amico), si è appartato dietro l’angolo delle bibite alcoliche per stordirsi e mimetizzarsi con la carta da parati.
Insomma se prima  si cazziava spesso Miss Perfezione, ora abbiamo scelto un profilo basso perchè sta sempre più delirando e non vorremmo contraddirla nelle sue condizioni. Possiamo solo sperare che, con il  lieto evento, gli ormoni ritornino al loro posto e tutti torni a normalizzarsi o quasi.
postato da ossimoro73 | 11:30 | commenti (31)


lunedì, 06 ottobre 2008
 

Incontri e scontri

Ci sono giorni che iniziano davvero bene, come ieri, quando abbiamo incontrato gmai che è una ragazza splendida che ci ha incantato, sentirla raccontare di sé e della sua vita, non avremmo voluto più andare via, nonostante il poco tempo a disposizione.

Questo stato di grazia doveva per forza cessare e, infatti, il pomeriggio, causa pigrizia, ci siamo trovate a fare zapping davanti alla tv, assistendo al trash che più trash non si può. Da una parte emeriti (?) psicologi sostenevano che vedere una grassona in tv non era certo un bello spettacolo (bè se ce lo dice pure uno psicologo, troviamo plausibile che noi donne normali con pancette globulose e sacchetti di biglie attaccati ai lati delle cosce tentiamo di farci saltare in aria con il tubo del gas), dall’altra la iperattiva presentatrice cazziava i naufraghi rei di accusare malori più o meno gravi. E il plus ultra: la ministra che, invitata a disquisire nella stessa trasmissione dove sentenziava il sopra menzionato psicologo, riceveva ogni due secondi applausi isterici e senza senso.

La tv è lo specchio di quello che siamo diventati  e non siamo per niente messi bene.

Prendiamoci cura di noi stessi e degli altri, aiutiamo il prossimo, non sopiamo le coscienze, perché non dobbiamo finire come quelli lì, anche se a volte pensiamo che mostri lo siamo già diventati; come ieri sera che per poco non rincorrevamo un tizio in macchina che con tanto di famigliola ci stava mettendo sotto mentre attraversavamo le strisce pedonali, chissà dove cacchio doveva andare. Fermate da chi ha più senso civico di noi, ci siamo limitate a urlargli che sicuramente aveva votato Berlusconi e che doveva essere maledetto.

No, davvero più educazione ci vuole, più educazione per tutti (a partire da noi stesse).

postato da ossimoro73 | 08:47 | commenti (10)