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mercoledì, 25 marzo 2009
Senilità
E’ circa una settimana che ci aggiriamo con fare sospetto nei pressi dell’ufficio per recarci ad un centro estetico, al fine di sottoporci ad una operazione piuttosto imbarazzante che contribuirà nei prossimi 2 mesi (speriamo che non siano di più) ad aggiungere una nuova fisima alle nostre, già difficoltose, interazioni sociali.
Comunque a tale umiliazione (che non stiamo qui a specificare) e alla umiliazione che da tale estetista ci ha indirizzato la collega più pettegola dell’ ufficio (davvero!), se ne è aggiunta un’altra della quale parleremo qui di seguito.
Si dà il caso che assieme al trattamento x, il centro ci abbia offerto in omaggio una pulizia del viso , che abbiamo accettato volentieri e, caso raro, senza sospetti di sorta.
Fino a qui tutto bene ma la cosa si è complicata quando al momento di sottoporci al trattamento si è palesata colei che doveva farcelo, una tipa che già nelle presentazione appariva altezzosa e scorbutica.
Al che ci siamo dette: “ non è perché ti trovi davanti una stangona anoressica che ti guarda storto da capo a piedi e che ti frattura una mano nel presentarsi, debba ella stessa rivelarsi per forza un mostro di arroganza (come esperienza ti insegna), non essere la solita prevenuta”.
Ecco appunto, neanche inizia a metterci le mani addosso che ci dice “dalla tua pelle si vede che non hai mai fatto trattamenti, vogliamo iniziare con qualche trattamento rivitalizzante?”
Noi: “ecco, in effetti ho la pelle un po’ secca però è liscia…”
Ella: ”appunto la pelle peggiore perché caratterizzata da una comparsa prematura delle rughe che, però, rispetto a quelle della pelle grassa possono essere prese in tempo prima di…
Noi (con lo sguardo di una folle): “ prima di….?”
Ella (con tono perentorio) “prima che ti si riempia la faccia”
Noi: “ non so, sicuramente questi trattamenti faranno bene, ma sono temporanei...."
Ella: “guarda che tu ne hai NECESSITA’ (urlato con ferocia), allora io farei 6 trattamenti rivitalizzanti e 6 anti age agli infrarossi.
Noi “ ecco magari l’idea degli infrarossi mi trova impreparata (che avremo voluto dire con sta’ frase non lo sappiamo neppure noi) magari opterei per i trattamenti rivitalizzanti”
Ella: “be se vuoi solo quelli, allora ne devi fare 12”.
Noi: “umh, ecco, quanto verrebbe il tutto?”
Ella: ” circa 380 euro ma poi una volta in carreggiata (?) ne potrai fare solo 6 ad ogni inizio di stagione così che la carnagione potrà trarne i benefici”
Noi: (sul viso un lampo di disillusione misto a serena accettazione) ” ah ma se parli di carnagione, ti dico tranquillamente che non c’è niente da fare, già all’età di 10 anni ero così, non c’è niente da fare te lo giuro, ci sono nata con il colorito da emofiliaca (ah ah che ridere!…uhm non ride…perché non ride?)”
Non stiamo qui a prolungare il dialogo perché la tipa è stata scassaminchia fino alla fine.
Una cosa curiosa da sottolineare è che tutta la conversazione è avvenuta mentre noi, sdraiate sul lettino, con una espressione ebete, tenevamo le mani giunte sul petto, come fossimo in una bara (mancava solo che avessimo in mano un rosario); probabilmente tale posizione, assunta spontaneamente dal corpo, stava a significare l’annichilimento totale di fronte alla notizia che di lì a poco la nostra faccia sarebbe crollata.
Per concludere, abbiamo deciso che da questo infausto giorno faremo decorrere la nostra presa di coscienza del passaggio alla senilità che, a dire il vero, ultimamente sentivamo nell’aria, vuoi per una attrazione inspiegabile verso i gatti rognosi della strada “micio, micio vieni da mamma tua” e i discorsi in metro con la collega mesta sui giovani d’oggi e sulla fortuna che ha il figlio ad andarsene in Inghilterra per un soggiorno studio che ”se potessi tornare indietro, ci andrei pure io” pronunciato con sospiro finale e mani a trattenere la borsetta. “Gattara e con rimpianti”, ecco, è calato il sipario.
martedì, 17 marzo 2009
I soliti dubbi amletici (ovvero consigli pratici sul come infastidire il proprio partner e metterlo in condizione di sfancularci)
Premessa: Affette da relativismo auto lesionista spesso e volentieri ci interroghiamo sul perché il Lemure abbia scelto noi e non le sue ex per un instaurare un rapporto stabile (finché durerà ovviamente). Come al solito le riflessioni, le domande e le risposte che scorrono nella testolina, non le teniamo per noi, ma le verbalizziamo, coscienti che ricordare ad un uomo il suo passato è attività rischiosa al pari di buttarsi dal ponte di Ariccia con l’elastico. Pertanto:
Un giorno qualunque, all’improvviso, noi al Lemure : “Cosa ho meglio della ricciolona”? (….a parte la messa in piega…. questo però l’abbiamo solo pensato);
Lemure: "Chi?"
Ossimoro: " la ricciolona, l'ultima ragazza che hai avuto prima di me"
Lemure: “perché mi fai questa domanda?” (con lo sguardo tra il divertito e lo sgomento “del siamo alle solite”)
Ossimoro: “stavo pensando che la ricciolona aveva molti punti in comune con te, era fumatrice, sbevazzava birra e sapeva discernere tra le varie marche (n.d. O. quando il Lemure inizia a disquisire della differenza tra una birra belga e una birra tedesca, visualizziamo la solita scimmietta che gironzola in precario equilibrio sulla monobici con un berretto di traverso sulla testa). E poi… avete fatto un viaggio in camper fino in Olanda? Hai capito, l’Olanda? Per di più in compagnia del suo cane rognoso.
Lemure (rapito per un attimo dal ricordo): “ammazza quanto puzzava quel cane”
Ossimoro: “non cambiare discorso, parlo del vostro rapporto, eravate liberi e spensierati , perché allora non hai voluto costruire un rapporto duraturo con lei? Era carina, simpatica e ti adorava e soprattutto non era una cagacazzi. Diciamoci la verità, io su certe cose sono spontanea come la Pivetti prima dell’incontro con il marito. E poi: non ho mai dormito in una tenda, sono totalmente astemia, non fumo, quando inizi a parlare con gli amici sui metodi di fabbricazione della birra vorrei essere rapita seduta stante dai marziani, dopo le 11 di sera mi viene la faccia smunta e stordita di Cristina F. dei ragazzi dello zoo di Berlino. Per me, il massimo dell’azzardo è acquistare un biglietto Ryanair a/r per Londra (n.d. O. che poi ci si gela il sangue a pensare che su quegli aerei forse metteranno il bagno a pagamento, più che altro per il timore di non disporre al momento topico degli spiccetti necessari) . Insomma cosa ho meglio di lei?
Lemure: dai non ti buttar giù, mi piaci perché mi fai ridere e la sera ti tramuti in topolin topolina (n.d.O. non pensiate a cose ambigue, la trasformazione a cui allude è quando tolte le lenti a contatto e struccate, inforchiamo gli occhialetti - 10 di miopia e andiam girando per casa ad aspirare i granelli di polvere nascosti nell’angolo dietro il divano e a lui questa cosa lo diverte tanto…de gustibus….)
Ossimoro (stizzita): “un rapporto non si può reggere sul fatto che uno dei due partner presenti una spiccata somiglianza con un topo e poi sul ridere, sai come la penso, lo dice pure il collega sabotatore che ammonisce i colleghi dicendo ”ricordate che quello che all’inizio vi farà innamorare del vostro partner, diventerà in seguito l’aspetto che più odierete di lui”. Dammi una risposta sensata, impegnati almeno stavolta!”
Lemure: “uff…sgrunt…. ma sarà stato che con la ricciolona non era il momento, (tutto compiaciuto) ...ecco si vede che quando ti ho incontrato era il momento giusto. Ti ho risposto?
Ossimoro (per un attimo soddisfatta): ah bene mi hai risposto, (poi però passare dalla espressione di soddisfazione a quella di dubbio è un attimo)…aspetta …..Che vuol dire il momento? Mi hai detto tutto e niente. Se io avessi trovato un uomo decente prima di te, mi sarei comunque innamorata, sempre, indipendentemente dal momento”.
Lemure: “ e che vuoi fare, per noi maschi è così, a noi serve il momento giusto”
Ossimoro: “dici? quindi io non ho fatto niente per sedurti, si vede che era arrivato il tuo momento?”
Lemure (con lo sguardo svagato, probabilmente la scimmietta funambola era comparsa pure a lui) “ma se la metti così, sarà così”
Ossimoro (tutte concentrate, come fossimo prese da una dissertazione sui quanti di luce): “ah allora il chitarrista siculo mi lasciò tre volte perché probabilmente non era arrivato il momento giusto, salvo poi, dopo appena un anno, veder arrivare il suo momento nelle sembianze della bonazza, definita da lui stesso “la donna della sua vita”. (n.d. O. che con grande scorno la intravedemmo una sera d’estate). Non so se mi hai convinto, però.
Lemure: “Non voglio convincerti, su goditi questa passeggiata e basta con sto’ passato”.
Ossimoro: (assumendo un atteggiamento tra il malinconico e l’impegnato): lo sai che sono come un Giano bifronte, con le due facce contrapposte, una che guarda al passato e l’altra al futur…..
Lemure: che palle con sta tiritera del Giano bifronte…
Ossimoro: G. mavaffangù….
mercoledì, 11 marzo 2009
Fatevi la frangetta da deficiente che sta bene a tutte, pure a noi che non ci distinguiamo per un profilo alla francese!
Ebbene dopo secoli passati a portare la riga in mezzo e a sembrar smunte come la madonnina di Giotto o come la sciamannata sacerdotessa del rock, Patti Smith, abbiamo avuto il coraggio di chiedere alla parrucchiera di farci "la frangetta da deficiente". Sebbene la definizione stessa possa evocare la possibilità di compiere un grosso azzardo, per "frangetta da deficiente" intendiamo la frangetta molto corta alla Giovanna d’Arco o alla Amelie. La parrucchiera ha quindi esaudito il desiderio, all’apparenza masochistico, tagliandola corta e storta e, a operazione compiuta, lei stessa si è stupita di quanto ci avessimo guadagnato.
E’ così è trascorsa una settimana allegra e baldanzosa, nel corso della quale zampettavamo per strada come fossimo in un musical anni 50 e, sarà stata l’aria di primavera, abbiamo persino improvvisato sulla banchina della metro un tango particolarmente appassionante (erano le 11 di sera, però!). Purtroppo tale gaiezza è durata poco perché recandoci per la messa in piega, una nuova parrucchiera ha osato prendere la spazzolina (strumento che a noi evoca la piega a ciocchette delle vecchie signore o di certi sposi maschi delle province italiane) per piegare la frangetta in sotto. A quel punto, abbiamo fatto un salto in avanti e abbiamo avvicinato la faccia allo specchio (in verità, come farebbe Filini, appiccicato la faccia allo specchio, perchè eravamo senza occhiali), alla vista della frangetta fonata all'insotto, per poco non ci mettevamo nella posizione della gru prima dell’attacco finale. Abbiamo sbottato: “no, così mi fai la frangetta normale che a me sta malissimo, io voglio la frangetta da deficiente che è così, vedi?” la parrucchiera ci ha dato ragione come ai deficienti (appunto!) e ce l’ha lisciata e messa di sbieco. Però, poiché non siamo capaci di essere cattive dall’inizio alla fine, per contemperare l’attacco di bile, non l'abbiamo ostacolata (neanche con una gomitata) quando ha avuto la brillante idea di metterci un gel rendendoci imbarazzantemente simili ai personaggi di Grease. Ma non è solo questo, non ce lo sappiamo spiegare ma l’effetto non è più come quello di prima, insomma, la frangetta è meno da deficiente, è come se si fosse già allungata. Per bacco, sapevamo che tagliarsi i capelli con la luna crescente li faceva crescere più velocemente, ma non pensavamo in così pochi giorni….eh si che questi son problemi.
mercoledì, 04 marzo 2009
Sulle avventure sportive di Ossimoro
Lo sport è scuola di vita, si sa, e sono palesi le differenze caratteriali tra chi lo pratica o lo ha praticato in passato e chi lo detesta da sempre come noi.
Basta vedere in ufficio: chi è leader ed è portato al problem solving, molto probabilmente ha praticato un sport semi agonistico da giovane. Basti pensare alla mia "capa" che, pur non essendo dotata di una vasta cultura, è carismatica, energica, comunicativa e una che quando fa pipì lo fa a porte aperte, davvero! E infatti ha giocato nella squadra di basket femminile. Addirittura, questa donna ha più volte sostenuto che parteciperebbe volentieri all’isola dei famosi per il solo gusto di mettersi alla prova e, se tralasciamo il risvolto trash, ha tutto il nostro rispetto e ammirazione, perché noi saremmo incapaci di sopravvivere su un'isola senza sanitari e una buona ceretta depilatoria; già ci vediamo piagnucolanti telefonare a casa, chiedendo a nonno di venirci a prendere con la Ritmo, se mai ciò fosse possibile.
Le attività sportive sono state da noi praticate sempre a singhiozzo e non senza vivere dei veri drammi personali. Ricordiamo l’ora di educazione fisica con orrore, l’umiliazione di rimanere le ultime a bordo campo durante la selezione per la squadra di pallavolo (da dire che il ricordo di tale scena negli anni si è arricchito di un nuovo particolare, visualizziamo infatti un mulinello di polvere che gira intorno a noi, forse a sottolineare la solitudine dei perdenti). Già, nessuno ci voleva, perché quando vedevamo arrivare la palla, ci affrettavamo a scansarci se non a correre via per evitare la collusione.
Poi ci fu il periodo della danza moderna, allora molto in voga, ma durò poco perché dopo mortificazioni di varie genere, tra cui tenere il tempo e spiccare dei salti in aria nel vano tentativo di emulare Heather Parisi e accorgersi invece di essere retrocesse ai gallinacei nella scala evolutiva, decidemmo di abbandonare il corso. Allora, però, non era facile cancellarsi, quindi arrivammo al punto di dire a nostra madre che in quella palestra girava della droga ma ella non ci cascò (quella donna ci ha sempre letto nel pensiero) e, a quel punto, non ci rimase che supplicare in ginocchio, giurando che se ci levava dal quel guaio, saremmo state delle figliole irreprensibili. Ricordiamo ancora l’incazzatura di nostra madre per la figura di merda che fece con i proprietari della palestra. A pensarci bene, quanto potevano essere crudeli gli anni del Reaganismo, tutto edonismo e sport. Finalmente arrivarono i mitici anni 90 e con loro, la new age, e noi, fancazzone, non potevamo non farci cogliere sulla via di Damasco dal Thai Chi Chuan! Assieme ad una nostra amica ci iscrivemmo e avvenne la folgorazione per la disciplina e soprattutto per il maestro! Potreste essere indotti a pensare che il maestro era un figaccione da paura ma, a dirla tutta, era un soldo di cacio dai lineamenti che probabilmente avrebbero potuto ispirare Guernica di Picasso ma aveva “quel non so che” che trasformò noi e la nostra amica in Cicciobello sbrodolino. E infatti… con gioia facevamo piegamenti a terra per punizione (si perché il maestro esaltato come era, dirigeva la classe come il sergente di “ufficiale e gentiluomo” ), praticavamo l’esercizio di fissare, per un tempo equivalente all’eternità, il terzo occhio del compagno di corso (n.d. O. fissarsi reciprocamente in mezzo alla fronte con sguardo beota. Una delle cose più imbarazzanti che abbiamo mai fatto), ascoltavamo estasiate riflessioni bislacche sul come trovare dentro se stesse l’energia buona del mondo e emettevamo rantoli, peraltro ambigui, con la lingua di fuori e il bacino contratto in avanti (avete presente il pupazzo Rockfeller?) davanti lo specchio per eliminare le energie negative. Insomma infoiate come eravamo, noi e la nostra amica, probabilmente rese scimunite anche dalle esalazioni del balsamo di tigre, fantasticavamo di amplessi tantrici con il maestro sul tatami della palestra. Ma pure stavolta l’infatuazione durò poco o meglio terminò quando, una sera, notammo che una nostra compagna di corso e il maestro presentavano la stessa abbronzatura da lago, segno inequivocabile di una gita spensierata ai Castelli e, pertanto, capimmo perché la nostra compagna a fine lezione si intratteneva più a lungo e rifiutava sempre i nostri passaggi a casa (a dire il vero offerti per farla cadere in trappola, altro che Sherlock Holmes e Watson…) Passarono da allora altri anni e altri sport, affrontati sempre con la stessa svogliatezza. Già ci soffermammo sul periodo della danza classica per tardone culone intrapresa per ricreare quell'atmosfera tanto" Tempo delle mele" e dare un alone di romanticismo al rapporto scriteriato che ci legava in quel periodo a Giulieno, schifo e tristezza.
Poi ci fu la palestra di cui raccontammo l’anno scorso, fino ad arrivare al vano tentativo di poche settimane fa di iscriverci al corso di acquagym; vano tentativo perché stavolta ci hanno fermato prima. Allora ci eravamo finalmente decise, l’unico dubbio era quello di capire se sussisteva l’eventualità che i nostri capelli si potessero bagnare (!) perché non volevamo mettere in pericolo la messa in piega. Pertanto tutte baldanzose, ci siamo recate in piscina per avere informazioni ma ci siamo trovate di fronte ad un caterpillar (l’istruttrice) che squadrandoci, ci ha chiesto se sapevamo nuotare e, senza neanche aspettare la risposta che era: “galleggio” (anche se il Lemure, che ci aveva accompagnato, giura di aver sentito “cazzeggio”, il che secondo lui spiegherebbe la crudeltà del caterpillar), ci ha detto che saper galleggiare non valeva e che non prendevano persone che avevano paura di metter la testa sotto acqua. Ecco, noi guarda caso rispondevamo a tale descrizione, affrante e offese ce ne siamo andate via (senza però darle la soddisfazione di ammettere che neanche nella vasca da bagno mettiamo la testa sotto acqua) e abbiamo iniziato a rimbrottare verso il Lemure che non si era mai visto che per fare acquagym bisognava infilare la testa sotto acqua, ricordando (e vantandoci) che noi avevamo fatto acquagym al villaggio vacanze (il villaggio per intenderci per famiglie, quello del tutto compreso “acqua e vino in caraffa”, tristezza assoluta tristezza) e ci eravamo distinte per flessibilità e prontezza di riflessi, evitando di dire che le nostre compagne erano allegre pensionate e casalinghe che, mentre zampettavano in piscina, intimavano ai figli di desistere dal soffocarsi con il secchiello. Alla fine del monologo, il Lemure con il suo solito disincanto, ha così commentato “e meno male che hai evitato di dire all'istruttrice che non volevi bagnarti i capelli, come minimo ti avrebbe sputato in faccia”. E questo è quanto, per il prossimo anno avremmo fatto un pensierino sul Flamenco, chi vivrà vedrà.
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