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giovedì, 30 aprile 2009
Deliri notturni
Avevamo già avuto modo di accennare alla nostra concitata vita notturna dove per “vita notturna” intendiamo gli stati di alterazione e di delirio che ci colgono nel sonno e nel dormi veglia.
Abbiamo raccontato dell’involontario attentato alla zia cardiopatica e dell’urlo disumano al citofono ma innumerevoli sono gli episodi sconcertanti che ci hanno visto e, tuttora, ci vedono protagoniste.
Non nascondiamo il timore che, un giorno o l’altro, tali episodi giungeranno all’orecchio di qualche psicanalista che, saltando dalla sedia, esclamerà “che caso interessante è questa Ossimoro”.
Andando a ritroso nel tempo ricordiamo un dialogo alterato avvenuto tra noi e nostra sorella piccola (anche lei affetta da logorrea notturna), episodio questo che ha avuto modo di distinguersi da altri episodi analoghi, per aver avuto quale testimone inconsapevole l’allora fidanzato della sorella grande che, in occasione di una permanenza presso la casa di campagna, gli era toccato in sorte dormire con noi.
Prima di soffermarci sui contenuti commoventi che caratterizzarono il dialogo notturno avvenuto nello stato di incoscienza più assoluta da ambo le parti, precisiamo che quello era il periodo dell’adolescenza della piccola di casa che, smessi i panni della arrendevole dama di compagnia per nostro grande biasimo (mi vai a comprare il gelato? mi allacci le scarpe? mi gratti la schiena?), si era tramutata in una ragazzina acnosa saccente e ribelle, tanto che i dialoghi tra di noi si limitavano a: “ fallita che non sei altro” lei a noi e noi a lei “ma guarda che stronzetta ti sei fatta ”; insomma la distanza di età (allora insormontabile) rendeva impossibile qualsiasi tipo di comunanza di intenti, di comprensione o di pietà reciproca.
Ma non avevamo fatto i conti con l’inconscio e infatti qui di seguito è riportato l’episodio che l’ex ragazzo raccontò il mattino dopo suscitando l’ilarità di tutti e lo scorno delle due protagoniste.
Era notte fonda, mentre dormivamo, il fidanzato era sveglio, probabilmente a causa di tre vetusti materassi messi una sopra dall’altra (tipo principessa sul pisello) sul letto più sfigato della camerata.
Sorella piccola nel sonno: "aiuto, aiuto, che paura, ho tanto paura!"
Noi sempre nel sonno (con una voce caritatevole) : “amore mio non avere paura c’è qui tua sorella che ti sarà sempre vicino”
Sorella piccola (con una voce regredita all’infanzia): “tesoruccio mio, davvero mi proteggerai sempre?”
Noi: “non avere dubbi, ti sarò sempre vicina”.
Convenite con noi che fu un dialogo tra due pazze unite da un rapporto di amore/odio e con i nervi ridotti a pezzi in stile “Che fine ha fatto baby Jane?”
Un altro episodio del lontano passato risale a quando ci trovavamo, sempre d’estate, in una caserma militare (per motivi di lavoro di nostro padre). La nostra stanza confinava con quella di un piccolo dormitorio che alloggiava una quindicina di ragazzetti di leva (che culo, eh?).
Nel cuore della notte, emettemmo un urlo agghiacciante, fuoriuscito dalle tenebre più profonde dell’io (in decibel superò quello del citofono, lo diciamo con certezza perché svegliò e atterrì pure noi). Nostro padre, seppur avvezzo alle sortite notturne delle figlie, scattò come un fulmine e letteralmente dalla sua stanza planò sul nostro letto con un salto degno dei migliori campioni di salto in lungo, pronto a trasformarsi in un super eroe e sfidare le leggi di gravità per difendere le virtù di sua figlia che probabilmente aveva immaginato assalita nel cuore nella notte da un branco di maschi del meridione particolarmente arrapati. A pensarci bene si è rasentata una tragedia, se quella caserma fosse stata dotata di munizioni, quell’urlo per intensità e violenza poteva equivalere ad un messaggio di guerra e far scattare tutti i soldatini all’in piedi e farli defluire fuori armati di fucili e coltelli. Per fortuna i tempi degli uomini tutti di un pezzo pronti a sacrificarsi per la patria appartenevano, già allora, al passato e infatti il mattino dopo, lo spiacevole incidente si risolse più o meno così (da leggere con accento napoletano):“ direttò ma l’ha sentito l’urlo di stanotte, ci si è ghiacciato o’ ssangue, marunella cosa è successo mai?”, nostro padre “ehm probabilmente l’urlo di qualche balordo (comunista) della discoteca vicino”
Ma veniamo ai giorni odierni, quando andammo a vivere da sole. Con estrema ingenuità pensammo che tutte quelle scene appartenessero al passato poiché evidentemente non vi era nessuno che potesse riferire le nostre scelleratezze notturne. Solo una volta ricordiamo che ci svegliammo di soprassalto e ci ritrovammo con il telefono in mano impugnato come fosse una pistola, sedute sul letto nella stessa posizione della sagoma di Kelly delle Charlie’s Angels nella sigla finale.
Comunque tale illusione durò poco in quanto con la convivenza è toccato al Lemure testimoniare che tutto l’andirivieni notturno non è affatto cessato.
Ecco gli episodi più recenti:
Noi nel sonno: ”Mi passi la corda?” e lui “ cheeeee?”, ancora noi “ ho detto passami la corda” . Lascio immaginare le terribili conseguenze se tale richiesta fosse stata fatta a un sonnambulo o ad un serial killer in incognito.
Oppure:
Noi che dalla camera da letto irrompiamo nel soggiorn(ino) di casa e diamo le seguenti direttive” dobbiamo abbandonare la casa, presto! Sta per passare un treno” , gesticolando e muovendo le mani in direzione della porta alla maniera delle hostess che danno le istruzioni prima che l’aereo decolli (notare però la lucidità con la quale affrontiamo situazione di estrema emergenza).
O anche:
Il coccolone che per un istante ha colto il Lemure mentre incuffiato (per non disturbare il nostro sonno) sta guardando Dexter che squarta uno dei suoi cadaveri (però che bella morale quella serie tv!) e, al contempo, sente degli inquietanti lamenti di una donna sofferente che sibila: “mamma mammina”. Inutile dire che gli effetti sonori di sottofondo erano il prodotto dei nostri deliri notturni (mamma mammina è ricorrente e, ammettiamolo, fa molto film piagnone anni 70 tipo “l’ultima neve di primavera”).
E infine il picco della demenza che si manifesta in quel particolare momento del dormiveglia (quando non si è né svegli né addormentati) e si sentono fuoriuscire dalla propria bocca cose senza senso e si capisce che c’è qualcosa che non va ma, prima di realizzare, si interagisce con chi è sveglio in maniera aggressiva perché ci si sente presi in giro (siamo riuscite a spiegarlo?):
Noi al Lemure che entra in stanza dopo essere ritornato da hockey (11.30 di sera, l’ora del primo sonno, la più delicata per i nostri nervi), con voce infantile:” ce l’ho detto alle formichine, mò arriva Gigi e vi sistema a tutte” e il Lemure divertito e incommensurabilmente sadico:” con quali formichine stai parlando, ti sei fatta delle amichette?“, noi alzando la coperta:” con queste qui sotto” e il Lemure “ che ci stanno a fare le formichine lì sotto?”, noi con tono stizzito di chi non vuol essere preso in giro e vuole darsi un contegno, rispondiamo:“ mi fanno compagnia, uff” .
martedì, 21 aprile 2009
Schegge di follia in un uggioso pomeriggio domenicale
dove: a casa di Miss perfezione;
protagonisti: Miss perfezione, marito di Miss Perfezione (santo subito), le due sorelle del marito odiate da Miss Perfezione, G. e S. coppia di amici in modalità "eccitabilità da chihuahua" per preparativi matrimonio, pasticcini da thè sul tavolo e noi strategicamente vicino a questi ultimi.
Da subito le sorelle del marito iniziano a "inzufare" Miss perfezione contro la suocera, che poi è la loro madre, e Miss perfezione cade nella trappola dicendo loro che la suocera si dovrà limitare a presenziare al giorno del battesimo ma non dovrà in alcun modo avvicinarsi al bambino perché è una donna cattiva e malfidata (assurdo ma le due le danno ragione).
Le sorelle intanto si scambiano battute al veleno (neanche tanto con il sorriso sulle labbra) su chi sembra la più vecchia tra le due (pensiamo “cacchio a confronto noi sorelle sembriam piccole donne”)
Ancora, le sorelle continuano a prendere in braccio il bimbo, che essendo una anima candida non si fa problemi di sorta e lesina sorrisi a destra e manca, destando la felicità di tutti i presenti che rispondono con sorrisi ebeti, ammiccamenti e suono onomatopeici che vengono solitamente naturali quando ci si trova di fronte ad un rappresentante in scala ridotta della propria specie.
Miss Perfezione inizia a dare segni di nervosismo e pure il bimbo che, posto sotto ad uno catafalco denominato palestra (luci catarifrangenti, suoni spaziali, gnometti penzolanti e piccoli pesetti) è fin troppo sollecitato e, pertanto, inizia a fare gli occhi pallati e a muovere la testa a scatti.
G. e S., intanto, tirano fuori il libretto personalizzato della messa del matrimonio, c’è persino l’hit parade dei santi a loro cari e noi che siamo, a detta di nostra madre delle “impiccia popolo”, non ci tiriamo indietro ma anzi interveniamo con osservazioni e domande sullo svolgimento della cerimonia, ponendo in evidenza discrasie e dando suggerimenti accorati tanto da sembrare delle vere e proprie wedding planner (almeno le nozioni apprese nei forum femminili su internet saranno utili a qualcuno, no?). Inevitabile che le nostre riflessioni, peraltro non richieste, gettino nel panico la futura sposa, soprattutto quando ci viene chiesto di leggere un passo del vangelo e noi, per scherzo, declamiamo “Lettera ai Filippini” anziché “Lettera ai Filippesi” ; la sposa è impietrita dal sospetto che quel giorno possiamo uscircene davvero così, in effetti, non lo escludiamo neanche noi, che al solo pensiero siam già un fascio di nervi.
Nel mentre Miss Perfezione si fa uscire incautamente “boccoli”, riferendosi alla pettinatura della sposa e quindi dopo aver fatto allontanare il futuro sposo, tra urletti e movimenti apoplettici, conveniamo con tono contrito (comprese noi che di nuovo non siamo state interpellate) che a Miss Perfezione spetterà il compito di avvisare la parrucchiera che le forcine dovranno essere messe sul capo della sposa il giorno stesso e non il giorno prima, essendo impossibile alla futura sposa ricevere i parenti con tali obbrobri sulla testa.
Dopo dialoghi di siffatto genere che ci vedono sguazzare come un pesce in acqua, arriva sera, i futuri sposi e le sorelle di M. vanno via ed è a questo punto che Miss Perfezione dà il meglio di sè, iniziando a cazziare il marito davanti a noi. Gli rinfaccia, infatti, di aver permesso che lei fosse privata della sua funzione di madre (ha detto davvero così), non intervendendo quando le due sorelle arpie le hanno strappato dal grembo il bimbo. Non solo! il bimbo si era evidentemente stranito perché aveva carpito la cattiveria delle due, mentre era tranquillo e beato in compagnia delle buone e care zie Ossimoro e S. (sebbene zia Ossimoro continui a evitare di prenderlo in braccio accampando le scuse più strambe). Noi, imbarazzate e capendo, dal rossore comparso sul viso del Santo subito, che pure i Santi possono perdere la pazienza, cerchiamo di cambiare discorso. Mettiamo quindi a conosceza i due litiganti delle buone notizie sulla nostra salute avute in occasione della nostra ultima visita ginecologica (in effetti potevamo essere più caute nello scegliere l’argomento, piuttosto intimo, ma quando siamo agitate apriamo bocca e tiriamo fiato e in effetti uscirsene con un“ ragazzi su non inquietatevi, ho una bella notizia da darvi” sembrava piuttosto consono a riportare la pace, anche se poi siamo state così convincenti con tale esclamazione che, per un attimo, abbiamo letto sul viso del marito la certezza che stavamo per annunciargli un parto da lì a poco. E, in effetti, avremmo voluto che fosse davvero così, pur di fargli dimenticare quanto a volte potesse essere insopportabile la moglie).
Ma nonostante tale tentativo, Santo subito le intima di stare zitta e se ne va.
Segue, quindi, un dialogo dove Miss perfezione, come sempre, in modalità autistica cerca di portarci a ogni costo a darle ragione non senza usare armi impropri come leccate di culo nei confronti della nostra persona.
Miss perfezione: O come mi dispiace che tu, una ragazza così fine e preparata, ti sei trovata in mezzo ai pettegolezzi di quelle due perché io non volevo parlare male di mia suocera davanti a loro, ma son loro che, prendendo il discorso, mi hanno costretto a farlo (°_______°). O quanto mi vergogno, ti hanno messo in mezzo, tu che sei venuta con il tuo bel para colpi (alla nomina del para colpi non riusciamo a trattenere una risata, perché detto così sembrerebbe che faccia riferimento ad un oggetto di difesa che noi, colte da premonizione, ci siamo portate dietro quel pomeriggio invece si riferisce al regalo, chiamato proprio paracolpi, che le abbiamo fatto per il lettino del bambino). Perdonami per la loro ignoranza”.
Ossimoro: ma non esagerare, da quel che ho visto, il bimbo stava bene con tutti, non puoi proiettare le tue antipatie su di lui, il bimbo non è in grado di discernere.
Miss Perfezione: “ ti assicuro che il bimbo si stranisce quando le vede, non me l’hanno strappato dalle braccia, non è vero, non è così?
Ossimoro: "uffa, mi vuoi portare a darti per forza ragione, ripeto, le sorelle di M. non gli hanno fatto niente di male, magari saranno pettegole ma…."
Miss Perfezione: "vedi che lo sostieni pure te che son pettegole, non è vero? Ora telefono e dico loro di non venire più perché con i loro pettegolezzi mi straniscono il pupo"
Ossimoro: "dio mio, non cercare lo scontro diretto, opta per una bugia bianca, quando ti chiameranno per venire a trovarti, dì loro che esci, che non sei a casa…..
Miss Perfezione: "vedi che mi dai ragione, faccio bene a tenerle lontano da me…"
Ossimoro: "madonna che Sora Pica che sei!!!!"
Miss perfezione: perdonami di nuovo, che ti ho fatto trovare in questa situazione , tu così fine, così ecc
Ossimoro (recitato come un mantra ): "ci rinuncio , ci rinuncio, ci rinuncio……"
martedì, 14 aprile 2009
L’equivoco
(al telefono con sorella piccola)
Sorella: "come va?"
Ossimoro: "guarda sono avvelenata, il Lemure è di una scorrettezza…almeno il tuo è stato chiaro fin da subito …"
Sorella: "di che stai a parlà?"
Ossimoro: "del matrimonio, aspetta non ti incazzare …"
Sorella: "che palle co' sto matrimonio!"
Ossimoro: "fammi spiegare e che caz….sarò pure ossessionata ma sappi che ho scoperto che tengo molto alla questione e proprio a causa dell’atteggiamento del Lemure. Te lo ricordi all’inizio sembrava favorevole ora è un muro di gomma. E allora me lo dicesse così mi metto l’anima in pace e finisco di andare alla max mara alla ricerca di cataloghi, millantando un matrimonio tra un anno, ridicola che non sono altro!"
Sorella: "pure tu… ma te lo immagini il Lemure come Luchino fare la processione, dietro al prete, con un crocefisso sulle spalle" (n.d.O. si riferisce a Luchino ed Elviruccia che come rito conclusivo del corso prematrimoniale hanno dovuto improvvisare una piccola processione in chiesa).
Ossimoro: "siamo tutti presi a guardare i riti tribali su Geo e Geo, la gente si va a sposare sul cucuzzolo della montagna facendosi irrorare di incenso da un monaco del quale non comprende una parola e non dà peso alle proprie tradizioni, ritualità che soddisfano i bisogni più atavici e rafforzano il senso di appartenenza ad una comunità, guardala da un punto di vista antropologico! Ma tanto il Lemure è così indolente da non prendere in considerazione neanche il rito civile. Ti ricordi il suo progetto di cerimonia: permesso dal lavoro e aperitivo per tutti, neanche più quello, rinvia pensandosi immortale. Ma gliel’ho detto, non ci sto a sposarmi da ottuagenaria. Ti immagini a sembrare la vecchina di “the others” che in di spalle sembra una sposa con il velo e poi si gira facendo accapponare la pelle , che è tutta una ruga".
Sorella: "senti fammi il piacere di non uscirtene con ste' stronzate co' mamma perché su sta cosa ha il dente avvelenato e poi si sa come va a finire, se la prende con me, rinfacciandomi che nessuna delle tre si è sposata e che papà morrà senza aver accompagnato nessuna delle figlie all’altare. Perché tu sei intoccabile, si sa, scassa la minchia solo a me e a P. (sorella grande)."
Ossimoro: "questo è vero ma sappiamo entrambe il motivo per il quale non mi assilla".
Sorella: "certo che lo so, è evidente".
Ossimoro : "bè ti assicuro che non è mica bello".
Sorella: "certo che non è bello".
Ossimoro. È evidente che non mi scassa perchè…"
Sorella: "…. perché in famiglia tutti pensavano che tu, tra le tre, saresti rimasta zitella e quindi chiude un occhio…."
ATTIMO DI SILENZIO
Sorella: "ci sei , ho detto bene, no? Non sei stata sempre la zitellona di casa?"
Ossimoro: "mmm, veramente io avevo in testa un’altra spiegazione ma se tu mi dai questa….certo che sei proprio una stronza…"
Sorella: (risata trattenuta) "che ti sei offesa? Ah, non era questo quello che pensavi…."
Ossimro: "no, a dire il vero la cosa a cui pensavo era un’altra e credevo che pensassi pure tu la stessa cosa e cioè che, non sapendomi tenere un cecio in bocca, sono io stessa la prima ad auto denigrarmi davanti a mamma quindi non ha ragione di infierire più di tanto su di me…..e comunque grazie…ah, voi questo pensavate di me? Che non avrei mai trovato un uomo?
Sorella : "vabbè era una ipotesi più che un…"
Ossimoro: "non cercare di recuperare, hai fatto una grezza. Vabbè la zitellona ti saluta, ciaoooooooo (attaccando malamente il telefono)".
mercoledì, 01 aprile 2009
Tutte le famiglie normali si somigliano; ogni famiglia anormale è anomala a modo suo.
Spesso all’interno delle famiglie, i loro componenti sono soliti ripetere la seguente espressione “siamo una famiglia normale” che presuppone una molteplicità di attribuzioni quali l’essere perbene, beneducati, semplici, morigerati e dentro le regole del vivere civile.
Pure nostra madre non è esente dall’aderire, con estrema ingenuità, a tale convinzione che dopotutto è rassicurante e rappresenta una bussola nel deserto dei nostri tempi.
In realtà anche la nostra famiglia, nel bene e nel male, presenta peculiarità che i suoi componenti spesso non percepiscono fino a quando il manifestarsi di fatti del tutto surreali che consistono in avventure, non straordinarie sia chiaro, ma comunque singolari, li porta a interrogarsi sulla loro effettiva sanità mentale.
A sostegno delle nostre tesi, esporremo tre episodi che per semplicità intitoleremo:
“Del perché nonnino nascose nel suo bagno il vicino di casa ”;
“Di quando i nostri genitori persero zia e non se ne accorsero “
“Sulle circostanze sfortunate che fecero sì che il nostro urlo disumano emesso durante il dormiveglia fu udito fino in strada”
Iniziamo con il primo: si dà il caso che nonnino abiti in un condominio piuttosto bellicoso, dove per bellicoso non si intendono le solite scaramucce tra vicini, ma denuncie, querele fino ad arrivare a veri e propri incontri di lotta libera durante le riunioni condominiali. Vi fu un periodo che vide contrapposti un vicino che chiameremo Furio per la rassomiglianza caratteriale al personaggio pedante e pignolo di Verdone e un altro vicino tracotante e superbo appoggiato, non si sa il perché, dalla portiera. Nonnino, dato il carattere arrendevole e conciliabile che lo portava a dare ragione ora all’uno ora all’altro, era amico sia di Furio che della portiera, la quale spesso andava a trovarlo per un caffè. Successe che una mattina Furio arrivò a casa di nonnino prima della portiera e, naturalmente, anche lui ricevette da parte di nonno rassicurazioni in merito al fatto che avesse tutte le ragioni di questo mondo a lamentarsi dell’atteggiamento maleducato della portiera, dal cui labiale Furio sembrava cogliere parole poche educate ogni qualvolta le passava davanti. Mentre discutevano di questo e della presunta congiura che secondo Furio tutto il palazzo stava ordendo contro di lui (in realtà più che discutere, immaginiamo un monologo dove Furio si soffermava sui particolari più insignificanti a sostegno delle sue ragioni e nostro nonno si limitava ad annuire con la testa e a emettere sospiri al cielo), bussò la portiera. Ora i fatti si fanno confusi, a causa delle versioni discordanti date dalle parti; il che ci obbliga a fare un balzo temporale e riportare la testimonianza di nostra madre. Si perché dopo la portiera, arrivò sulla scena incriminata anche nostra madre che dopo aver salutato entrambi, sentì che c’era qualcosa che non andava, dall’atteggiamento sospetto di nostro nonno che continuava a fare cenni verso la porta del bagno, parlava ad alta voce nella direzione del bagno stesso mentre, con le mani tremanti, preparava il caffè. Una volta fatto il caffè, nostra madre vide nonno che, bofonchiando qualcosa, spariva dentro il bagno con il cabaret di porcellana con sopra una tazzina per poi ricomparire senza più la tazzina. Nostra madre incuriosita e con il tatto che la contraddistingue incominciò a chiedere davanti alla portiera “papà che hai, ti senti poco bene ma c’è forse qualcuno in bagno?”. Nonnino negò il tutto, gesticolando più di quanto fosse necessario. Inutile dire che pure la portiera iniziò a sospettare qualcosa, tanto da chiedergli “ma stai forse nascondendo qualcuno?” il che diciamolo è abbastanza sorprendente ma crediamo che tale giusta intuizione fosse comprensibile se si considera il clima di sospetto venutosi a creare in quel palazzo, per il quale ci si poteva aspettare di tutto. Nostra madre, quindi, decise di avvicinarsi al bagno e vide affacciarsi per metà il faccione di Furio che, anche lui tutto eccitato, le faceva cenni di fare finta di niente e proseguire il discorso. Immaginatevi l’imbarazzo di nostra madre a dover proseguire una conversazione sul più e sul meno mentre nonno andava e veniva dal bagno parlando apparentemente da solo e portandosi dietro la tazzina, questa volta, vuota. Il tutto mentre la portiera cercava di sbirciare e nostra madre, anche lei molto discreta, rivolgeva a mio nonno a mezza bocca tale esclamazione “poi facciamo i conti”. Morale della favola è che dopo pochi giorni si sparse nel palazzo la voce che nostro nonno aveva nascosto Furio in bagno per organizzare chissà quali congiure contro il condominio, la portiera gli tolse il saluto e nostra madre cazziò nostro nonno, il quale continuava a sostenere che era stato Furio a volersi nascondere per udire quello che diceva la portiera su di lui mentre Furio, opportunamente interrogato, negò tutto e disse che fu nonno a chiuderlo in bagno per non dare a vedere alla portiera che era amico suo. Probabilmente la verità non si saprà mai, rimane a simbolo della singolarità della vicenda, la tazzina di caffè che andava e veniva da quel bagno perché, nonostante tutto, a casa nostra l’accoglienza viene prima di ogni cosa.
Passiamo ora al secondo episodio, quando i nostri genitori, non particolarmente anziani, si resero protagonisti di una fatale dimenticanza. Erano andati a cena fuori: loro, zia, nostra sorella grande e il compagno. Alla fine della serata, papà, mamma e zia andarono a prendere la macchina, sorella e compagno andarono verso la loro. Nel fare il tragitto inverso, nostra sorella si accorse di zia, sola in mezzo alla strada con una faccia attonita; quando le si avvicinò, nostra zia disse che mentre cercava di sedersi dietro la macchina di papà, questi aveva dato gas e se ne era andato con la portiera aperta, piantandola lì. Nostra sorella, campionessa in ansia e visioni apocalittiche, anziché prender su nostra zia, urlò al compagno di mettere in moto e accelerare perché se non avessero fermato papà che andava in giro con la portiera aperta sarebbe accaduta sicuramente una tragedia. (Immaginiamo nostra zia con la faccia ancora più attonita essere lasciata di nuovo in mezzo alla strada) . E infatti dopo poco videro una macchina che ad altissima velocità sfrecciava sul lungotevere con la portiera aperta mentre ciclisti e macchine cercavano di scansarla. Dal racconto accorato di nostra sorella sembrerebbe che non valsero le suonate di clacson e neanche le chiamate ai cellulari dei due sciroccati, infatti, una volta affiancatasi a loro, nostra sorella vide due capocette “teseche” (rigide) che guardavo avanti noncuranti dello sportello che sembrava sfiorare tutto ciò che gli passava accanto. Così iniziò a piangere e pregare il compagno che, qualora non si fosse potuta fermare quella inarrestabile corsa prima del sottopassaggio, si sarebbe dovuto tentare il tutto per tutto e cioè si sarebbe dovuto tagliare loro la strada(crediamo che intendesse come fanno alla televisione Starsky & Hutch), a costo di riportare danni alla macchina loro e a quella dei due storditi. Il compagno, probabilmente influenzato da anni di convivenza con nostra sorella, arrivò a pensare ad un malore o persino ad un ictus che avesse colpito contemporaneamente entrambi, cosa che con il senno di poi sarebbe stato assai improbabile. Alla fine non ci fu bisogno della sterzata eroica, infatti all’improvviso entrambi si distolsero dai loro pensieri e vedendo nostra sorella battere sul loro finestrino, si scossero dalla loro stato catatonico e, finalmente, “Christine la macchina infernale” si fermò. Nella frenesia dei primi momenti, ci raccontarono che nostro padre ebbe una reazione del tutto melodrammatica, infatti girandosi indietro e non vedendo nostra zia, iniziò a prendersela con nostra madre e, con toni particolarmente drammatici, le urlò: “Maria Paola dimmi dove è tua cugina, che fine ha fatto tua cugina?” come se nostra madre, colta da un raptus, si fosse sbarazzata della cugina buttandola dalla macchina in corsa. Quando furono tutti riportati alla ragione e, dopo aver constato che non c'era scappato il morto e non erano stati riportati danni di sorta a cose e/o persone, tutta la combriccola convenne di tornare indietro a prendere zia mentre nostro padre tutto avvilito e con aria perentoria, disse a nostra madre dandole del lei (tipico di quando deve darle una informazione importante) “ Mia cara signora, già ho avuto modo di dirglielo, questi pochi anni di vita che ci attendono, trascorriamoli in una casa per anziani perché quello è accaduto stasera è molto grave” e nostra madre stizzita “ ma rinchiuditici te, io non ci penso proprio”.
Terzo e ultimo episodio.
Dobbiamo confessare di avere una vita notturna piuttosto intensa, infatti mentre dormiamo: parliamo, rispondiamo a tono e diamo consigli, a volte di estremo buon senso, a chi è sveglio (naturalmente non accorgendoci di nulla). A volte urliamo, a detta di tutti in maniera disumana ma pure a detta nostra, perché spesso l’urlo è così raccapricciante da svegliare anche noi.
Potremmo citare tantissimi episodi tra i quali quello di una povera zia malata di cuore che durante le vacanze estive, fu svegliata dal nostro urlo e poco ci mancò che si sfiorasse l’infarto, gli dovettero infatti somministrare un quantitativo esagerato di gocce di Lexotan per riportala alla ragione. Ma non volevamo narrare questo episodio bensì un altro davvero umiliante. Per dirla in breve, era notte, nostra sorella era uscita con gli amici e noi ci eravamo addormentate con la tv accesa. All’improvviso fummo svegliate da un suono metallico (era il citofono, perché nostra sorella aveva dimenticato le chiavi), non sappiamo dire come ma ci ritrovammo in questa situazione: in piedi nel corridoio, con il sottofondo della tv dalle quale provenivano risate isteriche di persone e di fronte a noi un’entità bianca (che scoprimmo dopo essere nostra madre in camicia da notte ma che la forte miopia non ci permise di capirlo subito), pertanto, ci svegliammo e spaventate da tutto ciò, demmo un urlo agghiacciante e si dà il caso che l’urlo fu emesso direttamente verso la cornetta del citofono che nostra madre per la paura brandì in aria ponendolo quasi sotto la nostra ugola e, non solo, si diede un ulteriore sfortunata circostanza e cioè che gli amici di nostra sorella scesero dalla macchina per accompagnarla fin sotto casa. Immaginatevi voi, nostra sorella che citofona e, subito dopo, dal citofono stesso uscire quell’urlo animalesco. Gli amici naturalmente si impressionarono, i più educati le chiesero se per caso in famiglia non vedevano di buon occhio il rientro a casa a tarda ora, un altro le chiese francamente “ ma che ce’ stanno i mostri a casa tua?”
Ecco, per concludere, crediamo che le famiglie siano l’ambiente più consono a concentrare svariati tipi di mostri e dare loro l’opportunità di esprimersi in tutta la loro singolarità.
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