Ossimoro 2 la vendemmia (o anche come diventare buone 2)
Perdonate il titolo che denota il soggettume di chi scrive (in effetti la battuta era già vecchia all’oratorio alla fine degli anni 80) ma è venuta spontanea nel voler descrivere lo stato di profonda agitazione, incazzatura, streben verso l’infinito, caldane che ci hanno colto in questo periodo.
Ebbene si, siamo state di nuovo colpite dalla sindrome di ripristinare la giustizia nel mondo, tanto che le nostre fantasie hanno cambiato soggetto, l’immagine di noi che, con un elegante e sobrio abito da sposa max mara, incediamo emozionate verso l’altare con la matita colata sotto gli occhi (già abbiamo detto della nostra incapacità a realizzare un sogno del tutto positivo), è stata sostituita dall’immagine di noi, con un tailleur fuliggine intonato ad una faccia sbattuta e severa, che nella sala dei Corazzieri al Quirinale siamo in fila dietro ad un medico peones con gli infradito, un missionario comboniano, e un cane per ciechi, per ricevere la medaglia al valor civile dalle mani del presidente Napolitano, che si congratula con tutti noi rispettivamente per aver scoperto un vaccino, costruito un pozzo in un villaggio africano, salvato il padrone da un principio di incendio e essersi indignati per un atto vandalico razzista frapponendosi tra la vittima e l’aguzzino. Il sogno ad occhi aperti continua con noi che abbracciando il Presidente con le lacrime agli occhi, in un rantolo di voce (dovremo ricordarci le mentine, non si sa mai) gli sussurriamo “la prego si adoperi affinché la nostra amata patria possa trovare sollievo da tanta desolazione e cinismo” .
Suggestionate così da tali fervida immaginazione che ci fa commuovere e scuotere la testa persino quando giriamo per strada, siamo state protagoniste di due episodi allarmanti.
L’altro giorno, saliamo sull’autobus per una sola fermata, c’è una ragazza sud americana che parla allegramente (e fortemente) al cellulare e iniziamo a vedere la facce torve di tutti finché due anziani, una donna e un uomo, quest’ultimo vicino a noi, iniziano ad urlare come folli dicendo le solite amenità “ se ne andassero, che ci stanno a fare” e poi rivolti alla ragazza con una cattiveria inaudita “ hai capito, stai zitta, devi stare zitta, chiudi quella boccaccia”. Non ci vediamo più, il sangue ci pulsa nelle vene, manca solo che ci si strappi la camicia come Hulk (il colorito verde quello lo abbiamo di nostro). Iniziamo ad urlare tanto che il vecchietto crede di essere supportato e quindi non si gira verso di noi e continua a inveire contro la ragazza. Allora per non essere fraintese e in onore alle nostre origini terrone, gli bussiamo sulla spalla per reclamare la sua attenzione e incominciamo ad urlare alla Sgarbi “ si vergogni, si vergogni, vergognatevi tutti, lei è un razzista, razzista, razzista, razzista”. Sorpresa delle sorprese che conferma la codardia di certa gente, constatiamo che tutti si azzittiscono, temendo dure rappresaglie da una pericolosa invasata nella quale ci siamo trasformate.
Scendiamo dall’autobus e mentre continuiamo ad inveire verso i finestrini del mezzo, il vecchietto, sceso pure lui, tutto rabbonito fa “ ma signorina deve sapere che la ragazza ha pure fumato dentro l‘autobus” Ecco di fronte a tali parole, pensiamo “ammazza che ignorante la peruviana!” e bofonchiando ce ne andiamo, colte dal seguente dubbio “ mica starò a diventare l’avvocato delle cause perse?” (comunque tale rivelazione non giustifica la violenza e la cattiveria alla quale abbiamo assistito, ecco).
Secondo episodio. Festa della parrocchia del quartiere, ci si trova lì per caso (o meglio ci troviamo lì per la voglia improvvisa di un panino ignorante),sta per esibirsi un notissimo cantante nazional popolare. La cosa non ci quadra, come può una parrocchia permettersi un tale cachet? Incominciamo a capire da certi cartelloni elettorali che chi ha sovvenzionato il concerto è un giovinastro nativo della zona (del quale già parlammo) che pur essendo stato un emerito somarone a scuola, pur essendo un tipo al quale neanche la ruota del motorino faremmo cambiare per via dell’aria ebete che si ritrova, si può fregiare del titolo di Onorevole. Incredibile, no? Ma non c’è da sorprendersi ha fatto propria l‘ideologia (?) del suo capo: pure se sei ignorante (ce ‘ha) se sei sprezzante della legge (ce l’ha) se hai qualche condanna in corso (ce l’ha) pure se non conosci la capitale del Piemonte (ci scommettiamo) puoi entrare in politica, l’importante è AVERE I SOLDI E COMPRARTI TUTTO IL QUARTIERE. Be potete capire il nostro disappunto. Decidiamo quindi di attendere l’uscita del cantante tanto per curiosità mentre intorno a noi i più impavidi iniziano a manifestare un certo disappunto per il ritardo dell’esibizione. Così, nel prendere tempo, l’annunciatrice inizia a rivolgere ringraziamenti all’onorevole XXX per aver permesso una tale serata (che vergogna, una festa religiosa tramutata in occasione di propaganda politica). A sentire il suo nome, ci prende un embolo, avviciniamo le mani ai lati della bocca facciamo “BBBBBBBUUUUU, BBBBUUUUU, BUUUUU, Che schifo, vergogna” . Siamo solo noi, tutti si girano pensando che la nostra riprovazione è dovuta al ritardo del cantante causato, pare, da una intervista alla Vita in diretta. L’APOTEOSI DELLA TRISTEZZA. Il nostro atto di disobbedienza civile è stato travisato e siamo state snobbate pure da una tipa con il mollettone in testa e il calzone di jeans arrotolato alle ginocchia, che ci ha guardato con schifo per via del nostro schiamazzare e, forse la cosa peggiore, siamo state scambiate per delle fans scatenate dell’ugola d’oro di Cellino S. Marco. Alla fine della serata, Il Lemure ci ha detto che ci dobbiamo dare una calmata, aggiungiamo noi, che se effettivamente non ci calmiamo, finiremo con una denuncia penale per aver dato un pizza in faccia a qualche pensionato….e il sogno della medaglia ricevuta dalle mani di Napolitano si fa sempre più lontano.
