vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


lunedì, 31 agosto 2009
 

Il viaggio di Capo e Scimmietta andata e ritorno: dal paradiso all’inferno.

 

 

Paradiso: in una capitale del nord Europa, Capo e Scimimietta macinano km a piedi, ogni panchina è la loro, il cielo è sempre terso (la temperatura sfiora i 30°), le posate da pic nic sono di legno e gli automobilisti si fermano 50 metri prima delle strisce pedonali, Scimmietta compiaciuta approva.

Buttati su di un prato e sollecitati dall’atmosfera marinara, Capo e Scimmietta immaginano di trovarsi imbarcati su di un peschereccio, dove Capo è addetto alla pesca dei gamberetti e Scimmietta a sbucciare malamente (come al solito) le patate e, alle osservazioni di Capo sulle patate decapitate, Scimmietta risponde con il suo linguaggio fatto di parole troncate e accento del sud  “vaffangù, che gaz vuo’, mang e stai zitt”.

 

 

Inferno 1: un capolinea di una grande città del sud, il sole allo zenit, Scimmietta piagnucola con addosso una maglia fradicia di sudore, insieme a Capo cercano di entrare su di un autobus per recarsi al porto ma la folla assiepata glielo impedisce, la popolazione autoctona accalcata sul mezzo, come se niente fosse, continua ad intonare “Uè, Uè Uè” e ondulando al ritmo di Uè, l’autobus parte e se ne va, lasciando i due affranti sulla banchina.

Capo e Scimmietta ripiegano per un taxi , la cifra è spropositata per il breve tragitto, Scimmietta dice a Capo (subito dopo aver ringraziato e salutato con un arrivederci flautato il tassista mascalzone ed essersi accertata che si sia allontanato) ” ecco l’Italia dei furbi, l’esercito dovrebbe essere messo a sorvegliare i taxi e non i monumenti, non è vero Capo?”.

 

 

Inferno 2: su di isola del Tirreno, Capo guida un motorino a noleggio che lo fa somigliare ad uno scugnizzo borseggiatore con le gambe alte e le cosce allargate e Scimmietta, seduta dietro, con gli zoccoletti si guarda sconsolata le unghie dei piedi smaltate di rosso "sangue di piccione" e arrossisce al pensiero di una vaga somiglianza alla donna di un boss. E ancora: Scimmietta su di una spiaggia, in bilico sui sassi roventi, dal bagnasciuga gesticola e cerca di dare direttive a Capo che sta nuotando al largo, chiedendogli di riportare a riva  alcune buste  e bottiglie di plastica che oscenamente galleggiano in mare, Capo la manda a fare in culo, invitandola a fare lei il servizio di pulizia della spiaggia, Scimmietta risponde offesa, giustificandosi che non sa nuotare, altrimenti certo che sarebbe andata lei a prelevare quella sozzura e resta impalata, blaterando a voce alta sull’inciviltà della gente mentre  intorno a lei c’è una umanità che lessa se stessa e vari generi alimentari nell’acqua che sgorga a 90° dalla sorgente. Da tale esperienza Scimmietta trae la sua immagine personale dell’Inferno che, se esiste, senz'altro assomiglierà ad una affollata spiaggia dall’acqua sulfurea con il vociare indistinto della folla dal quale, ogni tanto, si distingueranno le urla di chi chiama a raccolta la prole perché è pronta la frittata “gialla gialla”. Passano i giorni, Scimmietta e Capo si ritrovano entrambi con un eritema molesto, Scimmietta sotto l’ombra e con la crema sul viso che la fa sembrare Beetlejuice, non fa altro che prendersela col sistema di disvalori imperante, focalizzando la sua attenzione sul Direttore di un giornale (distribuito gratuitamente in albergo) che pubblica articoli dove si possono leggere le seguenti insulsaggini:” S. è imprenditrice nel campo delle unghie ma vorrebbe fare la soubrette” e Scimmietta “ cacchio ora siam tutti imprenditori, per cui il salumiere è un imprenditore nel campo dei salumi e il cartolaio è un imprenditore nel campo degli astucci”. Ma lo sdegno di Scimmietta è per  un articolo del seguente tenore: “ Chiediamo ad un noto (?) psicologo perché il Presidente del Consiglio ama regalare gadget a forma di tartaruga e farfalla” e il noto (?) psicologo risponde “ da tali regalini si può notare l’amore del nostro Presidente per la libertà e la giovinezza, è un cuore giovane che ama donare agli altri”; la reazione di Scimmietta: “porc zozz impestat # @#”.

Infine la presa di coscienza: ” la Fiera del Paese”. Capo e Scimmietta si ritrovano a girovagare tra stand di aggeggi per grattarsi la schiena e divani damascati avorio con sopra bambole boccolate che fanno inorridare i due, anche se, per dovere di cronaca,  Scimmietta ha un attimo di disorientamento; sarà il colorito da persona sana che le è comparso o per lo smalto alle unghie dei piedi, è presa dall’impulso di uniformarsi alla massa e acquistare un simpaticissimo gadget e cioè un ventilatore in plastica con la scritta laser “sei forte papà”.  Capo, in un attimo capisce la gravità della situazione, le afferra il braccio e l’allontana strattonandola dallo stand. Scimmietta ritorna in sé e non c’è bisogno che Capo le sventoli, a mò di monito, la foto della sua carta d’identità che la ritrae nella sua normalità e cioè bianchiccia e ingrugnata. Ma non è finita Capo e Scimmietta  si ritrovano davanti ad un palco, dove numerosi dilettanti allo sbaraglio si esibiscono nel canto, con una tale sicurezza  da sembrare che l’ammiccare sensualmente e lo sculettare davanti al pubblico sia la loro principale occupazione. In particolare, Capo e Scimmietta vengono ipnotizzati da una ragazza dalle mutande contentive che fa ballonzolare allegramente etti di cellulite al ritmo di "sarà perchè ti amo"  e da un uomo che con la sua aria malinconica alla “voi non sapete che uomo sensibile sono” ricorda nello stile Julio Iglesias, anche se, a dirla tutta, il suo atteggiamento contrito lo fa assomigliare a Julio Iglesias che sente il bisogno impellente di andare in bagno e, una volta raggiunto, ci  trova la fila. Inoltre, tutto intorno alla zona Fiera, campeggiano manifesti con le date di apparizione dei veri vip quali, per citarne due (i più famosi) Cristina e Fefè del Grande fratello. E se Capo e Scimmietta convengono sulla possibilità che qualcuno possa pagare 3 euro per vedere due tette ipertrofiche, non si spiegano perché qualcuno decida di sborsare altrettanto per vedere un tipo con un tatuaggio di Padre Pio sul braccio, il cui sguardo ricorda inequivocabilmente una zucca vuota. Insomma la vacanza si protrae con i soliti interrogativi “chi siamo e dove stiamo andando”. I pochi momenti di allegria sono regalati da Scimmietta che secondo Capo, da circa 6 mesi, parla come Jerry Lewis e Scimmietta preoccupata risponde “ Capo non è poffibile, non parlo come Jerry Lewis, non è fero Capo?

 

postato da ossimoro73 | 12:44 | commenti (39)


lunedì, 03 agosto 2009
 

Tanti auguri!!

Mai prepararsi un discorso in testa prima di pronunciarlo perché, almeno per noi, la cosa va spesso a finire a schifio.

Già avevamo accennato al cetriolo di inizio estate che ci ha visto, dall’oggi al domani, addossarci un ulteriore incarico (per noi detestabile) di  far la segretaria a tre amministratori.

La cosa più triste è che la brava segretaria deve essere capace di pubbliche relazioni e noi,  siam più riottose di un orso marsicano a intrattenere gli assistiti con battute spiritose, commenti sul tempo e premure femminili come ci si aspetta da una brava assistente (onde evitare fraintendimenti, per premure intendiamo levare pelucchi dalla giacca del capo, chiedere se sta poco bene perché lo si vede pallido e cose di questo genere). Ma  piuttosto che fare ciò, ci riprenderemmo indietro il vecchietto che assistevamo tempo fa, al quale non si doveva parlare perché non ci sentiva e, al massimo, eravamo interpellate per metter un cerottino sulla sua manina tumefatta dai lividi (Gesù solo a pensare al violaceo putrefatto di quelli mani sveniamo ma perché ci dà fastidio pensare alle vene e alle arterie e non per altro, in effetti il vecchino era tanto pulito e  profumato e gli vogliamo ancora bene).

Per ritornare alla premessa, qualche giorno fa ci è capitato un episodio piuttosto imbarazzante. Infatti con grande sconforto dovevamo augurare buone vacanze ad uno dei tre, e per timore di sbagliare, prima di chiamarlo al telefono, ci eravamo preparate una riflessione piuttosto banale sul riposo e le meritate vacanze estive. Quindi alziamo il telefono e dopo esserci presentate, all’improvviso cala il vuoto nella nostra mente (neppure le scimmiette con i piattini ma solo tanta nebbia) e, allora, con un tono di voce squillante ed infervorato, pronunciamo tali parole:”Avvocato,  tanti auguri!"... silenzio dall’altra parte della cornetta, nella nostra testa, la seguente domanda: “ma che ho detto?  Cogliona, gli auguri si fanno ai compleanni e non  prima di andare in ferie”. Cerchiamo quindi di ricomporci e risollevare la situazione, dicendo “ ehm… tanti auguri… tanti auguri di buone vacanze!”

Cavolo, abbiamo riagganciato il telefono con la sensazione di aver dato l’impressione di essere delle segretarie stordite, ma va? poi, però, per risollevarci ci siamo aggrappate alla speranza che l‘avvocato potesse pensare che “tanti auguri per le vacanze” sia un modo di dire della nostra città.

In effetti non è tanto grave dire “tanti auguri” riferendosi alle vacanze, lo sarebbe stato di più se lo avessimo detto in occasione di un funerale (sarebbe potuto capitare, temo)….non è vero? vabbuò avremo tutta l’estate per pensarci.

E allora ….tanti auguri a tuttiiiii!

postato da ossimoro73 | 13:23 | commenti (23)