vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


mercoledì, 23 settembre 2009
 

Due episodi della scorsa settimana:
 
X Factor - Morgan tiene una lezione di storia sugli anni 80 e, in particolare, si sofferma sull’album Notorius dei Duran Duran/Arcadia. Il ragazzetto dalle ciglia di gabbiano, che dovrà interpretarla, con tono cinguettante se ne esce così: ”Notorius, mai sentita, non ero ancora nato”  Per la cronaca, lo stesso preciserà che è nato due anni dopo l’uscita di quell’album.
Che pugno allo stomaco, assieme a  “cosa desidera signora?” e alla foto su Facebook di una donna dal viso sfiorito che scopriremo essere una nostra compagna delle medie,  lo catalogheremo tra gli episodi più antipatici del 2009 che riguardano il tema “svegliati, il tempo è passato ed è ora di fare l'adulta come portare i panni in tintoria (e non delegare tua madre) o intrattenere conversazioni amichevoli con il postino, la  portinaia e i vicini di casa senza sgattaiolare via come una adolescente inquieta"
Eppure ricordiamo come fosse ieri, l’episodio di quando uscimmo dal negozio di dischi con la cassetta di Notorius e, nell’attraversare la strada, fissavamo inebetite la copertina senza fare attenzione alle macchine (c’è sempre stata in noi una certa predisposizione a morire di morte violenta). La copertina era in bianco e nero e ritraeva tre bellimbusti inseriti in un paesaggio gotico, dove uno dei tre, Nick Rhodes, poteva competere con la cugina troione della nostra amica per quantità abnorme di ombretto sugli occhi. I Duran Duran erano diventati Arcadia, vicenda che ci aveva lasciato piuttosto indifferenti, tenuto conto che vi era stata la dipartita dei due cessi del gruppo mentre i “boni” erano rimasti. Gesù, da quanto tempo non usiamo più la parola bono?
 
Siamo a casa dei genitori del Lemure, abbiamo fatto notevoli passi avanti nei rapporti con i “suoceri”, la timidezza è venuta meno e non raramente ci troviamo a parlare con loro di pigrizia intestinale e della ottima abitudine di mangiare un kiwi a colazione.  Su Sky danno Mansfield Park,  esaltate dal fatto che, la scorsa estate abbiamo letto il libro, chiamiamo la suocera pregandola di venire in salotto perché c’è un film “troppo romantico” che deve vedere (per intenderci la madre del Lemure è un donnino tenerissimo che ama trascorrere il tempo nella lettura di romanzi della  Pilcher e autori simili). Arrivano  entrambi i suoceri e si siedono accanto a noi. Da subito ci accorgiamo che il film non è  fedele al libro, Fanny è un tipino sfrontato e civettuolo, quando invece è il personaggio più passivo* (* nota della critica) che Jane Austen abbia potuto immaginare, che poi significa: una stordita senza midollo che non prende mai posizione. Detto questo, però,  non è che la civettuola del film ci risulti più simpatica, anzi rimpiangiamo quella grande intronata del romanzo. Il film prosegue con la scena di un amplesso in cui il donnaiolo della storia si ingroppa la cugina di lei, dubitiamo che l’Austen potesse solo pensare a simili turpitudini. Per l’imbarazzo, iniziamo a scivolare lentamente dalla poltrona, ma non è finita, ad un certo punto, la protagonista scopre, con grande scorno, un libretto dove vi sono illustrate sevizie, specie sessuali, da parte dello zio su degli schiavi di colore; naturalmente il regista indugia sulle pagine del libro, concludendo con un effetto rallenty quando lei si accorge di essere spiata dallo zio, rivelatosi un gran zozzone (nel libro invece è un vecchio che, sebbene rincoglionito, appare il più ragionevole di tutta la combriccola). A quel punto, terrorizzate dall'idea di aver traumatizzato la suocera, vorremmo sprofondare ma siamo solo capaci di chiedere ai presenti:“per caso quest’estate ho letto un altro romanzo, ma lo zio non era andato in Antigua per la piantagione?”.
 
Infine: della serie regaliamo  un po’ di tenerezza alle nostre vite, consigliamo la visione de “Il mio vicino Totoro” e “Cosmonauta”, film quest'ultimo che ha suscitato in noi sorrisi e commozione un pò come l'effetto che ci fece "Ovosodo", tanti anni orsono.

 

postato da ossimoro73 | 13:06 | commenti (41)


martedì, 15 settembre 2009
 

Disfunzionali in viaggio  

Sabato scorso: di prima mattina ci troviamo in macchina per recarci al matrimonio di una cugina (per noi il 3° e penultimo della stagione), la levataccia è dovuta all'esigenza di arrivare alle 11.00 in un paesino in provincia di Caserta.

La nostra telefonata a sorella piccola: “Allora siamo appena usciti e stiamo imboccando via del …., presumo che verso le 8.16 barra 17 saremo dalle tue parti, ti faccio lo squillo davanti al Bar N., no,  te lo faccio davanti alla casa della famiglia Addams,  a quel punto non rispondere e scendi, ma non prima di aver sentito lo squillo, mi raccomando, ti faccio due squilli e non uno, hai capito?”.

Nel mentre arriva la telefonata di nostra madre che è già partita con una borsa frigorifero contenente il bouquet della sposa, poiché a nostro padre è stato affidato l’incarico di portarlo; tale incarico, come prevedibile, lo ha sconvolto fino al parossismo. Sono sue le parole rivolte, con tono drammatico, al rivenditore qualche giorno prima “sappia che lei ha a che fare con un infartuato e un ansioso, si accerti che questo mazzolino mi arrivi prima delle 7.30 perché conto di partire alle ore 7.45”…Naturalmente il mazzolino in questione è stato consegnato alle 8.00 precise. La telefonata della genitrice è finalizzata,  oltre che a conoscere la posizione esatta della nostra macchina, a ripetere per l’ennesima volta la seguente raccomandazione: “tuo padre mi ricorda che devi mettere la benzina e controllare le gomme”. Noi che, di prima mattina non ragioniamo, eccezionalmente usiamo parole educate nel rassicurarla “certo mamma,  se non mettiamo la benzina la macchina non parte”. Da segnalare che in macchina con i nostri genitori, c’è uno zio, fratello di papà, molto più incline al melodramma e alla dislessia di nostro padre (è tutto dire);  è suo il discorso, rimasto alla storia,  pronunciato alla laurea di un cugino, quando esordì” in questo giorno INFAUSTO (anziché fausto), voglio porgere gli auguri a ….” Noi sorelle quando parliamo di nostro padre e suo fratello, alla vigilia di qualche cerimonia importante, usiamo spesso l’espressione: “ma sono stati sedati?” come se parlassimo di cavalli particolarmente eccitabili e, per questo, non gestibili.

Ritornando a noi, carichiamo sorella piccola in macchina, commentando che si è vestita come una battona, lei replica “ tutta colpa de ste' scarpe rosse, le avrebbe potute comprare ZIANNA (una zia nota in famiglia per non avere buon gusto e, in particolare, di fare un utilizzo disinvolto di foulard acrilici leopardati).

A questo punto la sorellina si rivolge a noi e al Lemure che guida la macchina, dicendoci: “non mi ammazzate ma mamma mi ha detto di pregarvi di controllare le gomme e mettere benzina”

Il Lemure non risponde, perché già programmato in modalità "stand by" che lo aiuta a non farsi coinvolgere dagli eccessi della famiglia Ossimoro, mentre noi ci limitiamo ad esclamare un” echeccaz…” .

Abbiamo appena imboccato l’autostrada, squilla di nuovo il cellulare: è nostra sorella grande, anche lei in viaggio verso il matrimonio, che esordisce in questo modo” lo so che mi prenderete per il culo, che sono ansiosa ecc. ma vi ho chiamato  per dirvi di andare piano, ah e poi ti volevo dire, me l’ha detto mamma, di controllare le gomme e fare benzina”…..

Siamo oramai in viaggio, sorella piccola, ex cronista da assalto, inizia ad aggiornarci sulle ultime  vicende, le voci e le correnti sotterranee che in questi giorni stanno interessando i rapporti  tra il governo e l’altra sponda del Tevere,  il nostro cervello è ancora piuttosto annebbiato. Ci svegliamo quando il discorso va a finire sul film videocracy  e, in particolare, facciamo un salto alla domanda della sorellina “ ma  vero che si vede Corona nudo?“. Ringalluzzite, diamo un urlo “ non puoi capire, una impressione, compare tutto nudo, con un pisellone che non ti dico”. Il Lemure distoltosi dalla modalità “stand by”, si rivolge a noi stizzito “ti ricordo che ci sono anch’io in questa macchina” e noi “ vabbè che c’è di male, come siete suscettibili sull’argomento, sto dicendo che mi ha fatto orrore, non ho mai visto una cosa del genere…  “ ancora il Lemure “ti prego, non peggiorare la situazione e, comunque, grazie” . Segue attimi di silenzio raggelante, dallo specchietto retrovisore incontriamo lo sguardo di rimprovero di sorella piccola, rispondiamo con la mano in aria di chi vuol dire “ e vabbuò e che avrò detto mai …”. Quindi la sorellina sente la necessità di alleggerire il clima e inizia a dire che è tanto contenta di esser partita con noi che le piacciamo perché siamo tanto paciosi e che non avrebbe tollerato un viaggio in macchina con sorella grande famosa per trasmettere ansia nel raggio di 1 km". Presi da tali discorsi,  non ci siamo accorti di essere finiti in un bosco di castagni seguendo ciecamente le indicazioni del tom tom;  nostra sorella è la prima a porsi il dubbio sulla strada. Iniziamo a guardarci intorno, effettivamente il tom tom indica di proseguire su di una strada sterrata che sembra più un sentiero che altro,  tanto che siamo l’unica macchina nei paraggi. All’ombrarsi di nostra sorella, rispondiamo che dopotutto è un bella strada e che ce la dobbiamo godere, pur essendosi fatte quasi le 11.  Allora iniziamo un dialogo con il Lemure stile canzone di Morandi “Sei forte papà” che solo due cittadini sprovveduti possono fare, tipo: “uh!!!! guarda è appena passato uno scoiattolino!” e il Lemure: “ guarda che era una lucertola”, noi: “ti debbo contraddire, era grosso e con la coda lunga, se fosse stata una lucertola, sarebbe stato un varano “, ancora noi:  “uh guarda quanti alberi e quante castagne cadute! Non ho mai visto tanti alberi tutti insieme, effettivamente, deve essere un vero e proprio un bosco, come quello delle favole, ma come fa tom tom a indicare che mancano solo 15 minuti all’arrivo, a me sembra di stare da tutta altra parte, io de’ sto satellite non mi fido, vi immaginate, ci ritroviamo a Frittole come Benigni e Troisi”. Alle nostre parole,  sorella piccola  viene colta da un attacco isterico “ ecco l’avevo detto che non dovevo venire con voi, non mi sarei mai persa se me ne andavo in macchina con B. (sorella grande) e quel fascistone di M. (compagno di sorella grande). E’ evidente che stare tranquilli con sti’ due (n.d. O. noi e il Lemure) significa che non si è in salute e, in effetti, io non sto bene, ma chi cazzo me l’ha a detto a me.... “

Noi “ma un’ora fa non ci avevi detto che ti trovavi bene perchè eravamo tanto paciosi?  ti siamo pure venuti a prendere sotto casa, permettimi, non è carino da parte tua uscirtene così” e il Lemure più razionale e meno polemico: “ricordatevi, finché ci sarà il segnale del cellulare non possiamo dire che ci siamo persi”. La discussione è durata fino a quando la macchina è uscita dal bosco, ha superato una piazzetta, ha poi girato un paio di curve e oplà ci ha portato a destinazione. Miracoli del tom tom....appena in tempo per assistere alla sfilata della sposa (bellissima) diretta verso una deliziosa chiesetta di campagna,  con un  bel bouquet in mano, particolare quest’ultimo utile a rassicurarci sulla salute di nostro padre.

postato da ossimoro73 | 09:48 | commenti (26)


giovedì, 10 settembre 2009
 

Il Menagramo

Per chi è dotato di una certa personalità, sana o malata che sia, l’uniformarsi alla massa o meglio alla maggioranza del gruppo al quale si appartiene per esigenze di lavoro, tempo libero, viaggio, desta puro orrore.

Ma quante volte, ci chiediamo, ci siamo appiattite all’opinione altrui o abbiamo cercato di mimetizzarci.

Per quanto ci riguarda, ci rendiamo conto che l’ambiente lavoro è il luogo per eccellenza dove  tendiamo a standadizzarci, dove a volte riteniamo che adottare un basso profilo sia vantaggioso, o meglio, aiuti a non peggiorare la situazione.

Ad esempio, ci siamo accorte che al ritorno delle vacanze, automaticamente abbiamo aderito allo slogan “come mi sono divertita al mare e come adoro crogiolarmi al sole” per evitare di destare sospetti e cioè apparire una persona incline alla depressione da aria di mare che non è un bel biglietto da visita, soprattutto, se si lavora con gente affetta da tanoressia.

Nonostante tali tattiche da sopravvivenza, è naturale che la personalità si riveli prima o poi (da noi si direbbe che è inevitabile essere sgamati), provocando negli altri una serie di pregiudizi e stereotipi, veri o falsi che siano.

A tal riguardo, ricordiamo la volta in cui facemmo una riflessione sulla questione inquinamento ambientale e smaltimento dei materiali non bio degradabili, a proposito delle donne che si sottopongono alla mastoplastica additiva; ci chiedevamo infatti come le protesi potessero essere smaltite una volta seppellite le salme.

Apriti cielo, tale riflessione, a nostro parere innocente  ed espressione di un animo sensibile ai problemi del mondo, ha scatenato risate e sguardi furbeschi scambiati con il gregge, genere” tocca ferro che siamo alle solite”.

Tale inaspettata reazione è stata una conferma al sospetto che ci frullava in testa da un po’ di tempo  e cioè quello di essere considerate una sorta di menagramo del Servizio.

Si sa che in ufficio c’è sempre bisogno dei capri espiatori, tra questi anche colui che ha fama di untore, così da poter addossargli la colpa del proprio mal di testa o del cazziatone del capo.

A che dovevamo tale fama? Secondo noi, il tutto risaliva ad una foto scattataci qualche anno prima, a nostra insaputa, sulle scale di una chiesa al termine del matrimonio di una collega.

Come mai? E’ presto detto, nella foto compariva la sposa raggiante e felice che salutava tutti coloro che si erano recati a porgerle l’augurio e dietro tale piccola folla, si scorgeva chiaramente una figura defilata e ingobbita che guardava nella direzione della sposa con sguardo accigliato e attraverso un paio di occhiali da sole graduati.

Eravamo noi che, all’epoca, per una sorta di timidezza a portare gli occhiali da talpetta, solevano, nei momenti di riposo dalle lenti a contatto, indossare anche in pieno inverno un paio occhiali da sole graduati che neppure la ciecata di Sorrento ….

Quando la collega, al ritorno dalla luna di miele, ci mostrò la foto (e buttò lì una osservazione sospettosa relativamente  al fatto che si era accorta della nostra presenza solo dopo lo sviluppo del servizio fotografico), trasecolammo perché tutta la scena immortalata sembrava alludere ad un uccello del malaugurio che si era, in incognito, portato fin lì solo per il gusto di gettare uno sguardo sprezzante e malefico su tutta la faccenda del matrimonio.

Valle a spiegare che, nelle foto, veniamo sempre corrucciate e che, il volto sinistro era dovuto ad un fisiologico incarnato pallido (era il mese di dicembre), reso ancora più inquietante da quei dannati occhiali da sole graduati che ci facevo somigliare allo "iettatore di professione" impersonato da Totò.

Teniamo a precisare che non ci eravamo palesate alla sposa semplicemente perché era necessario sgomitare e scalciare per farsi avanti e quando oramai, eravamo riuscite a raggiungere la pole position, la sposa, dandoci le spalle, era passata a salutare un altro raggruppamento di gente galvanizzata. Pertanto, mortificate per la trasparenza da ectoplasma (aridaje!) che ci contraddistingue, decidemmo di ritornarcene a casa.

Ecco, una serie di circostanze sfavorevoli e una certa predisposizione alle riflessioni profonde e alle seghe mentali,  hanno compromesso la nostra reputazione; pertanto, se in sala mensa,  affrontiamo un discorso sullo smaltimento delle tette o, ad esempio,  mettiamo in piedi un ragionamento sulla alta probabilità di andare sotto una macchina per chi utilizza il motorino tutti i giorni, è lecito aspettarci scomposte e ambigue reazioni da parte di chi ci ascolta.

postato da ossimoro73 | 11:21 | commenti (15)