vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


mercoledì, 28 ottobre 2009
 

Perseverare è diabolico  
Immaginiamo che questo post farà prudere le mani a qualcuno per le pizze in faccia che sarà invogliato a propinarci, in quanto qui di seguito racconteremo del masochismo che ci ha condotto a perseverare nell’errore della frangetta.
Dunque, l’anno passato si era raccontata la soddisfazione procurataci dal primo taglio della frangia ma già il secondo ci aveva convinto poco mentre il terzo, a ridosso dell’estate, si era rivelato una catastrofe, con il caldo umido che avanzava, la frangetta era diventata ingestibile e, pertanto, si era ricorso all’acido (per acido si intende il tiraggio e non sostanze stupefacenti sebbene qualche viaggietto psichedelico ci avrebbe fatto bene). Il risultato era stato devastante, si andava in giro con la frangetta bruciata sparata all’insù come Tin Tin (vi lasciamo immaginare le umiliazioni ad uscire fuori dalla metropolitana o andare in bicicletta con il vento contrario). Per fortuna i capelli, una volta cresciuti, li abbiamo potuti spostare da una parte. Non contente della esperienza passata, a settembre abbiamo deciso che, una volta arrivato l’inverno, avremo rifatto il taglio, perchè il freddo ci avrebbe consentito una migliore gestione della frangetta non potendo più ricorrere all’acido .
Quindi circa due settimane fa siamo andate dalla parrucchiera invogliate dall'inconsueto  clima glaciale che improvvisamente era calato sulla città. Ci furono dei segnali che il destino volle inviarci come ultimo monito ma sprezzanti l’ignorammo. Innanzitutto un senso di calore diffuso per tutto il corpo come avviso che la temperatura stava per cambiare assieme alla premonizione della aiutante parrucchiera che sentiva aria di pioggia. Quest'ultimo particolare non è da poco, essendo l’aiuto parrucchiera originaria del Bangla Desh, e cacchio, chi più di lei è esperta in tempeste tropicali e percentuale di umidità presente nell’aria e cose di questo genere, avendo vissuta 15 anni della sua vita in uno Stato che cambia capitale a seconda delle stagioni e dei tifoni?
Niente, sicure come possono essere solo delle invasate, abbiamo chiesto di procedere al taglio della ciocca senza indugio…purtroppo la ciocca stavolta corrispondeva ad una mole di capelli più consistente delle altre volte, tanto da ritrovarci a taglio ultimato con un ciocco di legno mozzato davanti agli occhi…”vabbuò” pensiamo noi “ora arriva il fono e liscerà il tutto per benino”. Neanche finiamo la messa in piega che sentiamo provenire da fuori lampi e fulmini e lo scrosciare dell’acqua. Vi lasciamo lo stop di alcune immagini come in un fotogramma, per spiegare quello che è accaduto dopo: noi che un frangettone anni 80 (e non una frangettina) usciamo dal negozio riparandoci alla meno peggio, noi che acquistiamo un ombrellino da un ragazzo bengalese (e vabbè c’è qualcuno lassù che si vuole divertire), noi che troviamo riparo sotto un balcone e ci facciamo annaffiare la testa dall’acqua della grondaia, noi che arriviamo a casa e, davanti allo specchio, ci ritroviamo sulla fronte la coda cotonata di don Chuck Castoro.
Come facilmente intuibile la temperatura nel frattempo era salita di almeno 10 gradi e ciò ci faceva imperlare di sudore la fronte, cosa che non può succedere quando ci si fa la frangia (per la cronaca ancora oggi il caldo non accenna a diminuire tanto che si potrebbe andare in giro con shorts e canotta, quando nelle nostre previsioni ci immaginavamo con un frangettino dritto dritto già a mangiare castagne al tepore di un camino scoppiettante)
Ci addormentiamo con la morte nel cuore, al risveglio non possiamo altro che constatare che la frangia è ridotta come la carcassa di un riccio sul ciglio della strada. Non ci resta altro che infleggerci la cosa più brutta che un essere umano può fare a se stesso (a parte puntarsi una pistola alla tempia) e cioè raccogliere quello che rimane della frangetta e dividerla in parte uguale in due tronconi tirati da due mollettine, una per lato, creando una raccapricciante riga in mezzo. Immaginatevi, quindi, una poveraccia che con gli occhialetti tartarugati (perché le lenti le mettiamo una volta arrivate in ufficio) si dirige con aria spaurita verso la metropolitana uguale spiccicata a Jerry Lewis nel “Nipote picchiatello”.
La giornata la passiamo a verbalizzare chiuse nella stanza (grazie a Dio non la dobbiamo dividere con nessuno) anelando di arrivare al pomeriggio quanto prima, per poter correre da Trony e acquistare la spazzola elettrica che, ahinoi, si rivelerà inadeguata essendo di circonferenza più grande rispetto alla frangetta da mettere in piega. Comunque dopo svariati tentativi,  siamo riuscite a domare un poco i capelli, con il risultato di avere sulla fronte lo stesso frangettone dell'amica di Heidi, Clara, in attesa (ci vorranno almeno due mesi, urrà) che tutto ciò diventi solo un pallido ricordo.
postato da ossimoro73 | 13:15 | commenti (58)


mercoledì, 21 ottobre 2009
 

Week end al cinema
 
Sabato scorso, ci siamo recate al Festival Internazionale del FIlm riuscendo a perderci con tutto il navigatore satellitare; è infatti nostra abitudine entrare in competizione con l’aggeggio che accusiamo, con una certa irragionevolezza, di essere saccente e presuntuoso.
Aggiungiamo che, per noi, il versante nord della città, dove si trova l’Auditorium, è come fosse Marte, ci dà un senso di estraniazione totale, colonizzato come è da tribù con fattezze e costumi diversi dai nostri; tanto per fare un esempio, i maschi con le loro pashmine e cappottini avvitati blu hanno i lineamenti da fotoromanzo Grand Hotel, per intenderci, son simili a quel torsolone, pseudo sciupa femmine (orrore), che raccoglie i sassolini nel programma televisivo Forum (da non confondere con il roscio coatto perché quello ha le fattezze da versante sud/ovest), mentre le indigene femmine son tutte alte, con i capelli lisci (avete presente la Prestigiacomo, ecco) e hanno la abitudine di abbigliarsi come fossero sempre in procinto di andare al maneggio.
Detto questo, siamo riuscite ad arrivare sul luogo appena 20 minuti prima dell’inizio del film franco-libanese “Chaque jour est une fete” per il quale avevamo acquistato i biglietti (a dire il vero i biglietti degli altri film erano tutti esauriti). Che dire, è stata una bella esperienza anche perché, a nostra insaputa, siamo capitate alla proiezione ufficiale dove erano presenti produttori, attori e regista , però, il film pur essendo ricercato ci ha dato il senso di cose già viste….. film, tra l’altro,  spiace quasi dirlo, che non ci ha dato le emozioni di UP visto al cinema nello stesso week end. Il cartone della Disney/Pixar ci ha fatto piangere e poi ridere e poi di nuovo piangere (ok sappiamo che dietro queste grandi produzioni ci sono psicologi, esperti di marketing, businessman scafati e chi più ne ha più ne metta però funziona e la creatività non viene messa da parte). Il prologo poi è un capolavoro, in cui con poco si capisce tutto e il cuore ti si spezza.
Per comprendere quanto eravamo commossi, a film bello che concluso mentre attendevamo una pizza, il solo rimembrare certe immagini del cartone, ha fatto comparire negli occhi del Lemure certi lucciconi che ha dovuto tirar su con il naso e noi, davanti a quella scena inusuale, ci siamo riparate dietro il tovagliolo, per nascondere un irrefrenabile pianto isterico.... i vicini di tavolo avranno pensato che eravamo una coppia oramai giunta al capolinea, che accennava a frasi tipo: "che dolore, tutto ha un inizio e una fine", "l'importante è avere dei bei ricordi" " ma sì, la vita è un'avventura che deve proseguire anche quando uno dei due vola via"...... 
postato da ossimoro73 | 10:11 | commenti (37)


mercoledì, 14 ottobre 2009
 

Leggerezza non è sinonimo di superficialità

Lo scorso week end è arrivato l’inglesino suscitando il turbamento di quelli che non concepiscono il nostro comportamento apparentemente frivolo ossia uscire in amicizia con un ex per di più portandosi dietro l’attuale partner.

Questo punto merita un breve approfondimento perché in effetti è il simbolo di come nella vita possano accadere cose inaudite che mai si ci aspetterebbe da se stessi. Eh già perché si era famose per essere le femmine più pesanti di tutto il circondario, in quanto ad atteggiamenti romantico/isterici fondamentalmente basati sulla incapacità di elaborare il lutto per la fine di una storia. E invece eccoci là a mangiare la pasta alla carbonara, tra il Lemure e l’inglesino che equamente si dividevano le porzioni, come successe a Londra con una zuppa (immagine quest’ultima che, a dire il vero, suscitò in noi un certo imbarazzo, la scena dei due intenti a inzuppare nella stessa minestra ci sembrò assurgere a maliziosa allegoria, vabbuò, ruotiamo velocissimamente la testa, come facemmo allora, per mandare via il pensiero, perché abbiamo toccato il fondo dell’ineleganza). Detto questo, non è che possiamo considerarci guarite totalmente dalla sindrome dell’ex perché in effetti consideriamo tuttora "contro natura" una improbabile cena assieme al Lemure e al chitarrista siculo  (ex grande amore). Pressappoco potrebbe svolgersi così : “scusami chitarrista siculo mi passeresti il sale?”,  “certo cara”, “ ah! ora mi chiami cara ma quando mi hai lasciato per tre volte consecutive in un brevissimo lasso di tempo (tale da costringere una qualsiasi donna dotata di amor proprio a rivolgersi ad un bravo analista) cosa ero per te? Carne da macello su cui infierire? Bastardo, lo sai cosa puoi farci con quella tua cazzo di chitarra?…..  no per carità non  potrebbe proprio funzionare.  
Chiusa questa parentesi la giornata trascorsa con l’inglesino è stata davvero piacevole, tra l'altro, abbiamo avuto modo di rispolverare una vecchia passione ossia tirar fuori tutti gli stereotipi che la situazione richiedeva (l’inglesino poi si presta bene perché è un vero british). E infatti dopo averci illustrato il suo itinerario originale che lo porterà in giro per l’Europa rigorosamente su rotaie per godersi meglio i luoghi ed evitare di inquinare il mondo, noi non potevamo esimerci dal commentare ad alta voce così: “ Non c’è niente da fare, gli inglesi ce l’hanno nel sangue il senso del viaggio” e anche “ Questi cazzo di inglesi hanno un rispetto per l’ambiente che noi ce lo sogniamo”. E ancora “ ah mi chiedi di Berlusconi , ti prego non ne voglio parlare” e subito dopo “ vabbuò se proprio insisti, sai che ha fatto questo…e questo…e Dio solo lo sa, quest’altro….per non dire poi di quell’altra cosa…..” per concludere il tutto con un morso al tovagliolo scaraventato a terra come moto di rabbia. Ciò ha provocato il feedback da stereotipo dell’inglesino “sempre passionali voi italiani”.
La giornata si è conclusa con la visita ad angoli inediti della nostra città grazie ad un amico/guida turistica che ci ha raggiunto, poi i saluti di rito e un arrivederci ad una persona a cui dobbiamo molto se non altro per averci insegnato a relativizzare certi eventi perché, se non lo avessimo incontrato, probabilmente staremmo ancora a congetturare su come schiantare la chitarra sulla schiena dell’ex.
postato da ossimoro73 | 13:04 | commenti (17)


martedì, 06 ottobre 2009
 

Ricordi della Mangiauomini e scene miserevoli da un matrimonio (o di come una femmina possa essere soggiogata da istinti ancestrali) .

 

E pure l’ultimo matrimonio della lunga stagione degli sposalizi è oramai trascorso. Eh si, perché sabato scorso si è sposata la Mangiauomini che, per ammmore, si è trasferita nelle lande brumose del Seveso. Quasi incredibile se si pensa che era la stessa che, pochi anni fa, ti apriva la porta  e prima ancora di salutarti, esordiva con: “ho tutta la patata rossa mica mi sarò presa un herpes?” oppure organizzava feste “mirate” dove in 50 mq  c’era  la più alta concentrazione di uomini che avessimo mai visto per la felicità di nostra sorella che  una volta si fece scappare : “ammazza quanti omini”. In effetti ce ne erano per tutti i gusti:  medici colombiani, studenti ciprioti, inglesi in anno sabbatico, grezzi  maschi di Acilia, vigili del fuoco di Caserta, tra questi uno uguale sputato a Richard Gere, peccato che se apriva bocca sembrava il cane del film di Pozzetto “Santa Maria Capua vetere o paese e’ patimo”, difettuccio ridimensionato, pare, dalle sue doti, parola della Mangiauomini. Abbiamo ancora le foto di quelle feste, in una di queste la Mangiauomini ci punta contro un fallo di plastica, battezzato Gino, regalatole da buontemponi oppure in un’altra appariamo con un bicchiere di vino in mano con gli occhi rivolti al cielo in un atteggiamento di trasfigurazione probabilmente impegnate ad assumere pose plastiche per far presa su di un tipo denominato dalla Mangiauomini ”Lemure” tanto se la tirava……

Insomma la nostra più cara amica si è sposata e a noi una lacrimuccia è pure scesa sebbene il rito consistesse nella lettura degli articoli del Codice civile da parte di una officiante donna, vestita come fosse fuggita da un manicomio.

 

Inutile dire che 4 matrimoni in due mesi hanno avuto un effetto devastante sull’equilibrio della coppia Lemure – Ossimoro, dove quest’ultima le ha tentate tutte: dal mostrarsi con la bocca aperta davanti alle vetrine di Max Mara spose, all’accennare all’infarto del padre il quale prima di averne uno secondo più fatale vorrebbe accompagnarla all’altare, dall’indicare vagamente eventuali date ( ci si potrebbe sposare il 20 X che cade di sabato e partire il 23 per X, certo farà freddo ma c’è uno sconto per chi si sposa d’inverno) al segnalare con aria distratta delle bambolette smaltate stile kokeshi, formidabili per una  possibile bomboniera (lui: “bomboniera per chi?” , noi:  “ma che ne so era tanto per parlare”).

 

Dopo di che, l’abisso lo abbiamo toccato proprio sabato al momento del lancio del bouquet. Da premettere che già un’ora prima di tale rito tribale si era sparsa la voce, equamente tra romani e milanesi, che la “partita” fosse truccata  e cioè che fossimo noi le destinate al bouquet grazie alla “discrezione” della Mangiauomini che urlando diceva “ avete capito ragazze, fate mettere Ossimoro in prima fila e tu, C. (zitellona impenitente) non darle gomitate” e poi a noi” hai capito, mi metto nella tua traiettoria, non stare lì a dormire” e noi per darci un contegno “ma figurati se sto pensando al bouquet e poi non ho mai saputo giocare a pallavolo (n.d.O.: nel nostro gergo da dislessiche significa - non so prendere gli oggetti al volo -)” . Il tutto pronunciato con i brividi dietro la schiena come fossimo davvero in procinto di iniziare una partita di pallavolo quando tutti gli occhi sono puntati su di te e sai che fallirai miseramente. Quindi ci disponiamo in tre file, le aspettative su di noi sono troppo alte, ostentiamo una certa disinvoltura e fingiamo di prenderci in giro e, infatti,saltelliamo sul posto, facciamo finta di sputare sul palmo delle mani ma, al contempo,  ci mettiamo un foulard davanti la scollatura (per via di una foto che, anni fa, circolava via mail dove c’era una poveraccia che per acchiappare il bouquet era stata immortalata in volo con le tettone completamente debordate dal vestito e con una espressione stampata sul viso come si trattasse di vita o di morte.. puro orrore). E allora il conto alla rovescia: tre…due…uno…. il nostro sguardo per un attimo si posa sul Lemure che sta con le dita incrociate e gli occhi chiusi come stesse per abbattersi su di lui chissà quale catastrofe…..  zeroooooo…… come ci trovassimo in una scena al rallenty, vediamo il bouquet rotolare in aria verso di noi, senza troppa convinzione ci pieghiamo in avanti, ma C. è più veloce di noi,  piega la spina dorsale all'indietro (ma che è Neo di Matrix?), il gomito le parte a mò di scudo e con l’altro braccio salta e afferra al volo i fiori. Ecco è finita, il Lemure è impazzito di gioia, applaude e urla il nome di C. Tutti si complimentano e pure noi le diamo la mano come a riconoscere la superiorità dell’avversario. C. se ne esce con aria bonaria e svampita “era da un pò che non lo prendevo….”. Tutti a ridere e noi tradendo una certa stizza “ ma che sono scalpi? c’hai avrai mica la collezione di bouquet a casa ?”…….e tutti di nuovo a ridere…..

postato da ossimoro73 | 12:50 | commenti (24)