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mercoledì, 25 novembre 2009
Quello che le segretarie non dicono
Quando in ufficio arrivano donne piacenti per conferire con gli amministratori e noi assistiamo in qualità di segretarie verbalizzanti, c’è sempre qualcuno tra gli ometti che deve rivolgere complimenti galanti alla bella donna in carriera che ha di fronte (sti tipi di femmine hanno sempre il trucco impeccabile e sono alte più di un metro e settanta forse alle scuole da manager le prendono solo così); fino a qui niente da eccepire (a parte il fatto che non si sono mai viste donne amministratici che durante una riunione di lavoro si complimentano per la beltà di un ometto, pena l’esser prese per delle ninfomani). Poi però la situazione volge al ridicolo tanto che noi già prevediamo dove andranno a parare tutti e, un attimo prima dell’irreparabile, tendiamo spontaneamente a slittare dalla sedia in avanti per nasconderci dietro il blocco per gli appunti, pensando “gesù che questa umiliazione mi sia risparmiata”. E infatti dopo che tutti i presenti hanno annuito contemporaneamente sulle doti della predetta (tipo la pubblicità del chinotto), si accorgono imbarazzati che dietro loro c’è una entità silenziosa intenta a scribacchiare che l’anagrafe cataloga come femmina, e allora, per pura galanteria, tutti si sentono in dovere di indirizzare alla femmina menzionata lodi altrettanto lusinghiere. Ci tocca ascoltare parole come “che visione angelica qui dietro noi”, “che ragazza splendida e silenziosa che ci assiste ” e noi sorridiamo (qualche volta ci sarà pure sfuggita qualche alzata di ciglio rassegnata) mentre in realtà pensiamo: “un fucile da caccia per favore”. Il rodimento di culo deriva dal fatto che è risaputo che proprio non reggiamo fisicamente all’ambiente di lavoro. Pertanto, le 7/8 ore di lavoro appena trascorse, la luce al neon, il trucco bello che andato, la bocca arsa e probabilmente qualche effluvio acido dalle ascelle dovuto all’ansia e all’ambiente iper riscaldato, sono elementi che depongono a sfavore della sincerità di sti’ complimenti. “Altro che visione angelica” vorremo obiettare “spettrale direi, con sta’ cera che me ritrovo" e ancora: "che me state a prende per lu culo?" echeccacchio non si può lodare una che, dopo mezza giornata di lavoro, è ridotta come la patetica e infelice Agnes Cooch, l’impresentabile segretaria di zia Mame. A dire il vero, oltre che provare rabbia, avvertiamo imbarazzo per noi e tutti loro, uomini potenti che si sono andati a ficcare con le loro stesse mani in una farsa da due soldi. Preferiremmo essere trattate come il povero Bob Cratchit piuttosto che subire questo atteggiamento di accondiscendenza (il Lemure più di una volta per riferirsi al nostro lavoro, si è lasciato scappare l’espressione “quel carrozzone paternalistico”). E comunque, nonostante il tono bonario, non c’è molta differenza tra noi e l’impiegato bistrattato di “Canto di Natale” ; infatti, dopo tutti quegli encomi non possiamo fare altro che, per il disagio, ingobbirci, stringerci la sciarpa attorno al collo e continuare a lordarci le dita di inchiostro (siamo mancine) mentre pensiamo: “anch’io ho una dignità sebbene questa dannata luce al neon evidenzi la trama infeltrita del mio maglioncino”
(n.d.O.: non sempre portiamo una sciarpa al collo ma era per rendere più patetica la scena).
lunedì, 23 novembre 2009
Comunicazione di servizio
Perchè non posso più commentare, aiutooooooooo!
Anche perchè avrei due cosette da dire a Canto e cioè come la capisco sulla mancanza di curiosità dei nostri compagni (chi l'avrebbe mia detto che uso il termine compagno con una certa disinvoltura senza sentirmi una sessantenne). Infatti sebbene io abbia disseminato i miei discorsi di tanti indicazioni per arrivare a leggermi, il Lemure mi ha fatto ben capire che non gliene può fregar di meno e ne vogliamo parlare delle ex? Mio dio, è uguale uguale. Ed inoltre la performance di Damiano è stato una grande delusione, vabbuò ora l'ho detto, mi sono tolta un macigno.
Ritornando alla questione commenti davvero se non si risolve, la vedo brutta (quando tento di commentare mi appare l'inciso "la barra strumenti commenti_youtube non esiste") . Mi sa che ho preso un morbo.
martedì, 10 novembre 2009
Discorsi fast food
“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, chi”…aggiungiamo noi…”inizia a fare discorsi alla signora mia, chi inizia a blaterare banalità”. Se si può morire di grigiore, preparateci il necrologio perché siamo già belle che defunte. E’ davvero avvilente che una donna che aneli a frequentare circoli e salotti letterari dove immagina di andare con un copricapo in lana cotta e un anello di ambra per conversare dell’arte poetica di Verlaine e fare battute argute mentre sorseggia un vino amabile, si ritrovi invece a primeggiare nella pratica avvilente dei discorsi insulsi e ordinari al compleanno di un bimbo mentre si rimpinza di pizzette rosse, tramezzini e Fanta (la ruota si è messa nuovamente a girare, sono ritornati quei bei rinfreschi di una volta, peccato che ora ci si vada in veste di zia e non più in veste di compagnuccia di classe). Ebbene semmai nella vita avrete bisogno di frasi cretine (magari state lavorando al dizionario delle banalità), potrete contattarci, siamo le regine incontrastate dei “discorsi fast food”, quelli utili a colmare il vuoto imbarazzato che aleggia in una stanza colma di gente semi sconosciuta ma che, dopo un secondo, appesantiscono le menti di chi li ha ascoltati. E infatti mentre ci ingozzavamo alla festa del bimbo (e quando ci ricapitava più), il Demone delle insulsaggine si è impossessato di noi, ed ecco quello che abbiamo detto ad una mamma:” dall’ultima volta che l’ho visto, il tuo bimbo si è alzato e si è sfinato (n.d.t.: dimagrito)” e senza neppure darle il tempo di rispondere “ certo con tutto quel moto che fa, quando si va l’asilo tutti i bimbi si sfinano” con lo sguardo scafato di chi ha già avuto esperienza nel settore. Subito dopo è seguita l’asserzione nostalgica piuttosto apprezzata in questi tipi di adunanza, e cioè:“ ah il tempo come passa in fretta, noi ci invecchiamo e loro crescono, goditelo, perché questa è l’età più bella”. E infine non può mancare l’auto crocifissione e, quindi, ad una neo mamma” dio mio, come sei in forma, non si direbbe mai che solo un mese fa hai sfornato questa bimbetta, guarda, ho più pancia di te, che rabbia che mi fai” e non soddisfatte, ci siamo alzate per mostrare il ventre globuloso a tutte, che se ce lo avessero chiesto saremmo state disposte ad alzare pure la canotta: “ti assicuro mia cara, non è la canottiera che fa ringofiamento, questa è tutta panza”, perché si capisca che non bluffiamo: “sembra che porto avanti una gravidanza di sei mesi, tocca se non ci credi”, perché l’auto coglionamento è pan per i nostri denti e non si pensi che siamo seconde a qualcuno.
Per ritornare ai discorsi alla signora mia, non c'è niente da fare, ci si può documentare, viaggiare, frequentare gente di intelletto superiore ("fattela con chi è meglio di te" diceva sempre nonna) ma siamo convinte che una certa visione del mondo ce la porteremo sempre dietro per via dei geni e dell’ambiente in cui si cresce e non c'è istruzione che tenga, perché se si sta le ore sane ad ascoltare affermazioni tipo:” l’importante è la salute”, “il nuoto è uno sport completo”, “non ci sono più i sapori di una volta”, “questa casa non è un albergo”, “chi ha mamma non piange” è evidente che non si può andare troppo lontano. Per esempio una Carla Bruni di che parlava con la madre? Di certo mammà non le rinfacciava: “se muoio non ti azzardare a portarmi un fiore sulla tomba” ma semmai le diceva con tono allegro e spensierato: “tesoro quando morirò voglio che le mie ceneri siano sparse nel fiume Gange e che sia data una festa in mio onore; cara, per l’occasione indossa un sari rosso che quel colore ti dona tanto”.
Quindi queste nostre sortite non ci devono sorprendere più di tanto, saremo destinate a reiterarle e tramandarle alla nostra progenie, già ci vediamo ad urlare alla nostra figliola “se vai avanti così mi farai morire di crepacuore” …e variante alla solfa sull’addobbo funebre..."non ti azzardare a farmi una corona di fiori per il funerale, perché "dopo", i fiori non servono a niente e, allora sì, che ti accorgerai che è troppo tardi per chiedermi scusa”.
mercoledì, 04 novembre 2009
Di nuovo in palestra
Con la pena nel cuore riecocci, in uno scantinato, a dimenare rotule e bacino al ritmo forsennato di incitamenti quali “corazon”, “ànimo”, “fuerza” del passionario istruttore brasiliano che, per nostro grande scoramento, scambia la lezione di gym music con quella di ballo latino americano e, senza preavviso, gli parte un merengue o una bachata e noi lì ad accartocciarci su noi stesse cercando di andargli dietro. Il passionario, nonostante veda la maggior parte del gruppo girare a vuoto come un soldatino al quale si è data la carica, va avanti ugualmente (nella tradizione delle palestre moderne dove se uno degli allievi si abbatte al suolo per un’angina pectoris, la lezione prosegue ugualmente). Probabimlente pensa che esortazioni come “siete bellizzime” possano sortire chissà quale effetto, quando invece all’ennesima lusinga, una casalinga dall’aria scoglionata, peggio della nostra, ha sbottato affranta:”se ce lo dice lui allora siamo a posto” alludendo alle preferenze sessuali dell’istruttore che fanno sembrare il “siete bellizzime” come minimo una provocazione.
Il gruppo di gym music è costruito oltre che da noi e dalla casalinga scoglionata da una variegata e interessante umanità, citeremo i casi che più ci hanno colpito.
Innanzitutto non può mancare la prima della classe, colei che sta in prima fila, alla destra dell’istruttore, l’unica che riesce ad andargli dietro quando si dimena come un’indemoniato ai ritmi caraibici, insomma una tipa che crede di essere la Jennifer Lopez di "de noantri" con i capelli lisci che lascia sciolti perché tanto non le si arriccerebbero neppure facesse 100 flessioni con un braccio solo e un culetto che, tutto sommato, non ha ancora conosciuto le leggi gravitazionali.
Poi c’è colei che è stata da noi denominata Lisbeth Salander che è il personaggio più carismatico del gruppo: piccolina, magra, scattante, con il piercing al ciglio e un trucco pesantissimo agli occhi che non avremmo il coraggio di riprodurlo su di noi neppure la notte di Capodanno. Ci ricorda così tanto l’eroina di Larsson che ci aspettiamo che, da un momento all’altro, alzi la gamba a mò di thai boxing e prenda a calci nello stomaco chiunque inciampi vicino al suo raggio d’azione e intralci i suoi movimenti.
C’è infine il ragazzino nella fase più atroce dell’adolescenza, quella fase in cui la natura, per puro capriccio, divide gli esseri umani tra fortunati e sfortunati. I primi sono quelli che nonostante qualche brufoletto non si deformano, puzzano in maniera tollerabile, si muovono con disinvoltura; generalmente i maschietti di questo universo praticano sport di gruppi allenandosi a quello che sarà lo spirito cameratesco da adulti, le femminucce son tutte gridolini, french manicure e strusciamenti sui maschietti sopra menzionati. Poi c’è l’universo degli sfortunati o scalognati, che a dir si voglia, che la natura si diverte a deformare, fortunatamente per una breve periodo della loro vita (anche se a volte tale breve lasso di tempo può avere effetti devastanti sulla loro crescita), tanto che si potranno osservare tra gli sfortunati, ragazzetti con piedi grandi su stature piccole, bacini corti su gambe lunghe e cose di questo genere ma sopratutto la maggioranza di questi non possiede alcuna grazia nei movimenti. Un esempio di scalognato sgraziato ce lo troviamo appunto in palestra, ci fa una tenerezza incredibile, (sicuramente è stato costretto ad iscriversi da una mamma cazzuta e oppressiva che gli urla contro “se non ti va di fare calcio almeno vai in palestra che sei tutto gobbo”), andremo lì a consolarlo ma evitiamo per timore che, nel suo gesticolare inconsulto, gli parta involontariamente un manrovescio nella nostra direzione.
Vi lasciamo immaginare quando l’istruttore in maniera autistica, fregandosene di ciò che gli avviene intorno, prende a sculettare e muovere i piedi contro tempo, se per noi è una impresa ardua, per il ragazzo sfortunato è l’inizio della fine, lo sguardo si fa attonito, le gambe molli, inizia a roteare su stesso alzando e ritraendo in maniera convulsa le braccia e le gambe come fosse una marionetta di legno manovrata da chissà quale burattinaio, fino a quando non si fa lo sgambetto da solo. A dire il vero, più di una volta abbiamo temuto che potesse fare del male a se stesso oppure che Lisbet Salander potesse prenderlo a calci vedendosi invadere il suo spazio vitale da qualche movimento sconnesso messo in atto involontariamente dal ragazzetto.
Allo sfortunato vorremmo dire di non abbattersi e ricordargli la favola del brutto anatroccolo, perché esiste la possibilità reale che anche le persone scoordinate e dislessiche possano attraversare indenni quel tragico periodo che è l’adolescenza e, una volta adulti, trovare il coraggio (coadiuvati da un buona crema anti odorante) di mettersi in seconda fila (wow) per competere con “la prima delle classe” in una qualche palestra di periferia quando fino a qualche tempo prima non avrebbero mai osato tanto (“c’è dell’ autobiografico in questo inciso”!).
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